Un contributo di Stefano Unterthiner sui lupi

Dati numerici sulla popolazione di lupo in Italia non esistono: credo sia del tutto inutile, fuorviante e anche ‘manipolabile’, uscire con cifre di ‘4000-5000’ individui, senza aver nessun riscontro reale (cosa per altro, quasi impossibile). E’ esattamente come dire, banalmente, che i lupi ‘sono troppi’. Nel 2012 per quanto riguarda l’intero arco alpino sono censiti 35 branchi e 6 coppie di lupo (Wolf Alpine Group, 2014). Credo sia più che mai importante non creare allarmismi, ma impegnarsi invece per una corretta divulgazione sul ‘problema’ lupo. 
Riguardo il tasso riproduttivo del lupo: paragonarlo a quello del cinghiale può essere divertente, ma è del tutto fuorviante. All’interno di un branco si riproduce solo una femmina (una cucciolata media è di 3-4 piccoli), e soltanto 1 cucciolo su 4 raggiunge, in media, l’età adulta. Inoltre, all’età di uno o due anni i giovani lupi abbandonano il branco per cercare un nuovo territorio. La conseguenza è che il numero di lupi in un’area non cresce esponenzialmente, in quanto regolato dal comportamento riproduttivo e territoriale della specie; dunque, in un’area con un branco stabile non ci saranno mai ‘troppi lupi’ (e questo è stato largamente documentato da tante ricerche internazionali). Ricordo che sulle Alpi l’areale medio occupato da un branco è di circa 250 km2 e un branco è costituito da 4-5 adulti. 
Vorrei inoltre sottolineare: la caccia, non solo non serve a nulla, ma accentua la dispersione e aumenta l’impatto del lupo sul bestiame. La prevenzione è l’unica opzione per una gestione durevole, onesta (aggiungerei) e sostenibile del lupo; in particolare, l’utilizzo di recinzioni elettrificate per rinchiudere il gregge (in seguito all’installazione di recinzioni di varia natura, il danno causato dal lupo è praticamente azzerato in Portogallo e Spagna) e l’utilizzo di cani da guardiania. Inoltre, è indispensabile istituire un’efficace rete di risarcimenti per le perdite di bestiame dovute a predazione da canide. L’ipotesi ‘eradicazione’ di alcune popolazioni e/o branchi non è però un’opzione plausibile, né duratura, né eticamente accettabile. Il lupo non è un ratto o un piccione e merita un approccio meno brutale e semplicistico.
Infine, vorrei ricordare che il lupo non è mai scomparso da alcune regioni italiane, alle quale bisognerebbe guardare. L’Abruzzo, in particolare, dove il lupo e l’uomo hanno sempre convissuto. L’idea che la natura debba essere ‘gestita’ fa comodo solo ai cacciatori e a chi trae profitto dal business della gestione faunistica. Credo sia necessario, a iniziare da questo comitato, ispirare politici e opinione pubblica a una nuova e possibile convivenza con questo grande simbolo di wilderness. 
Stefano Unterthiner

3 Comments

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Valeria Dell’Annareply
luglio 30 at 10:07 PM

Cinghiali, caprioli e cervi: leggevo che sono i preferiti dai lupi. Ripristinare la catena alimentare potrebbe essere una soluzione per l’uomo che dovrebbe soltanto condividere il pasto con il lupo. Mi zittisco sapendo quanto sia facile per l’uomo sconfinare nell’habitat di un altro animale o di questo, motivo per cui, forse, per quest’ultimo non ci sono limiti etici ed aumentano in rapporto le nonne… Che opportunità grande che ha il lupo. Ok, sto zitta.

lucyreply
luglio 29 at 09:07 PM

Molto bella la foto.So di una pianista che ha vissuto un anno intero coi lupi.Una temeraria?Pare di no

Francescareply
luglio 29 at 08:07 PM

L’idea di “gestione della natura” troppo spesso corrisponde allo sfruttamento della stessa a scopo di lucro. La natura, a volte, si riprende ciò che le appartiene. L’errore dell’uomo è quello di credersi superiore agli altri esseri viventi. E lo paga. Sempre.

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