A contrappeso

Emanuela, un’insegnante di liceo a Milano, mi chiede un suggerimento per i suoi studenti circa l’utilità della poesia. Rispondo volentieri, da lettore.
In un racconto del brasiliano Guimaraes Rosa un ragazzo, Miguilìm, cresciuto in una sperduta campagna, viene adottato da una famiglia di città. Si accorgono che è debole di vista e lo portano da un oculista. Miguilìm inforca il suo paio di occhiali e improvvisamente vede il mondo con la più spaventosa precisione.

Così è stata e continua a essere la poesia che mi coinvolge: un paio di occhiali, la sorpresa di una rivelazione.
Con la letteratura in prosa mi tengo buona compagnia, con quella in versi mi scoppietta dentro il petardo di una verità.
“Solo nell’entusiasmo l’essere umano vede il mondo esattamente.
Dio ha creato il mondo in un entusiasmo”.
Questo versi della poeta russa Marina Zvetaeva mi producono una verità?
Per un momento sì, poi si trasformano in un programma: cerca di entusiasmarti della vita intorno, di riconoscere la forza di resistenza al male, ai dolori, che non sta nel generico “bene”, ma nell’energia sovversiva dell’entusiasmo.

La poesia non è utile, non serve: carmina non dant panem.
Nella città di Sarajevo assediata e affamata da tre anni, si facevano serate di poesia. I cittadini andavano a sentire poeti in qualche sottoscala a lume di candela.
Avevano bisogno di ascoltare parole capaci di far dimenticare loro l’oppressione, i lutti e le scarsità. Avevano urgenza di parole a contrappeso.
Quelle serate sospendevano l’assedio, lo isolavano fuori, lo abbassavano a rumore di fondo. Questi “carmina” continuavano a non dare “panem”, però facevano dimenticare la mancanza.
In inverno facevano dimenticare il freddo.
Cosa è allora questa benedetta poesia? Che attrezzo è?
È una dotazione di pronto soccorso. In caso di bisogno fa rompere il vetro e aprire il varco di un’uscita di emergenza.

27 Comments

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ninareply
marzo 20 at 01:03 AM

Le frecce innamorate del suo cuore
non fecero inasprire la ferita
ed i veleni che scambiò per balsami
non vollero bruciare

Fond. Erri De Lucareply
marzo 20 at 01:03 AM
– In reply to: nina

Curiosità di uno dei soci della fondazione che approva i posts…ma non dormi mai?
Buonanotte 😉

ninareply
marzo 19 at 11:03 PM

Grazie Valeria.Ti prego ogni settimana una poesia di Emily.Sono schegge che trafiggono il cuore.

Valeria Dell’Annareply
marzo 19 at 08:03 PM

Ho provato a preparare un balsamo con i versi di una donna di un altro secolo. Usare con coscienza di sé.

“Se leggo un libro che mi gela tutta, così che nessun fuoco possa scaldarmi, so che è poesia.
Se mi sento fisicamente come se mi scoperchiassero la testa, so che quella è poesia.
È l’unico modo che ho di conoscerla.
Ce ne sono altri?”

(Emily Dickinson)

ninareply
marzo 18 at 07:03 PM

mi sembra una buona notizia,non me ne ero accorta….

Albareply
marzo 18 at 12:03 PM

La poesia, in ogni sua forma ed espressione, ha già salvato il mondo.

ninareply
marzo 17 at 11:03 PM

Rosa -pura contraddizione-
gioia di non essere il sonno di nessuno
sotto tante palpebre (Rilke)

e poi meraviglioso Rumi…..

Valeria Dell’Annareply
marzo 17 at 08:03 PM

“Quando l’orecchio si affina diventa occhio” (Rumi)
… Pensavo allora alla poesia come “companatico” che conferisce il sapore ad un ricordo di cui ne è l’immagine. Come il pane con la marmellata, il pane con l’acqua, il pane con la saggezza. Il sapore del pane e la poesia in senso congiunto.

ninareply
marzo 17 at 07:03 PM

solo l’amore è più forte della morte

ninareply
marzo 17 at 07:03 PM

Alla- maniera- un po’ faticosa canzone dedicata alla sera

Amo i portatori d’acqua danno tempo al tempo.
E amo il tempo mio,mio segreto amante non mi
lascia mai giorno e notte è con me.Lo so ,lo so
quel che prima o poi sarò-un’amante abbandonata-
Lo so ,lo so prima o poi mi lascerà per l’eternità
perchè noi siamo esseri mancanti-mortali tutti quanti.

esempio di una verità che vince sempre

amedeoreply
marzo 17 at 05:03 PM

un filibustiere in guanti di pedagogo

ambrareply
marzo 17 at 03:03 PM

Poesia sono le parole di Fabrizio Casal, lui il vero vincitore delle quattro medaglie di Pyeongchang. Lui che in TV dice “Ci ho creduto a tutto questo, ho fatto tanti sacrifici per essere qui e non dimenticherò mai l’impresa fatta con Giacomo”.
Lui che potrebbe ambire a titoli individuali mentre gioisce nel fare il gregario di un ipovedente e gode di una popolarità soltanto riflessa.
Lui come tutti i gregari che nella storia rimangono confinati nell’anonimato, come gli sherpa che scalano gli 8000.
Se, come ha detto il presidente del CIP, “Giacomo e Fabrizio sono un esempio dell’Italia che vince”, vero è che Fabrizio è un esempio della solidarietà che vince.

elesreply
marzo 14 at 06:03 PM

Mon bel amour mon cher amour ma déchirure
Je te porte dans moi comme un oiseau blessé
Et ceux-là sans savoir nous regardent passer
——————-Louis Aragon & Georges Brassens

Luciareply
marzo 14 at 04:03 PM

che a volte la poesia riesce a medicare…

Luciareply
marzo 14 at 04:03 PM

É la vita la ferita….

Carmenreply
marzo 14 at 10:03 AM

Da miope conosco bene la sensazione – che dura un meraviglioso attimo – di vedere improvvisamente nitido soltanto anteponendo una manciata di millimetri di lente tra il mio occhio e il mondo, e scorgendo così per la prima volta contorni dove prima c’erano sfumature.
A questo qui viene paragonata la poesia per un lettore: al dono di una vista dieci decimi, che non mente e dà alle cose la forma esatta.
E per uno scrittore, Erri? Per uno scrittore cos’è la poesia?
Io credo sia ferita aperta, attitudine a vivere senza filtri, capacità innata di assorbire intero il male – tanto quanto il bene – del mondo e di saperlo tradurre in parole.
Il perfetto contrario, quindi.
La poesia letta è una lente che rivela.
La poesia scritta è perdita di sovrastrutture, ritorno all’essenziale, quasi una maniera di mettersi a nudo.

sherry waireply
marzo 14 at 01:03 AM

Guardo la candela:un’ unica immagine per dire il poeta,la poesia,il buio che circonda la piccola e preziosa luce.
Ma attenzione,ci avverte il poeta—-il bello non è che il tremendo al suo inizio—— e a suo modo lo fa anche Marina ,tra un indizio terrestre e l’altro.
Poi ,sì,a Sarajevo la poesia ha salvato relazioni quindi vita -in abbondanza -………

Mario Ferrireply
marzo 13 at 09:03 PM

Grazie Erri , che ci dai luce

Ristagno Carmeloreply
marzo 13 at 02:03 PM

Straordinaria definizione… cos’altro se no

Emanuelareply
marzo 13 at 01:03 PM

Grazie Erri del tuo scritto magnifico di cui, assieme ai miei studenti, ti sono molto grata! Emanuela

Tappino torinesereply
marzo 13 at 01:03 PM

Mi sembri Dante che chiama ‘Comedìa’ la sua opera straordinaria per l’ onestà di distinguersi nei confronti di Virgilio e della sua Eneide… perché rispondi da lettore, se sei un poeta? Anche adesso, mentre paragoni la poesia come pane sostitutivo di pace e calore, o a un attrezzo di soccorso, sai che hai fatto? Poesia. Eh, c’è una grandezza che si vede spuntare solo dai grandi poeti. Si chiama umiltà . Vabbuo’, sei umile… ma sempre poeta resti.
Tvb <3

Luciareply
marzo 13 at 01:03 PM

Lo spirito gregario che sonnecchia in noi,spesso,si addormenta allo squillo dell’entusiasmo della poesia.Parole a contrappeso

Valeria Dell’Annareply
marzo 13 at 12:03 PM

… in due, nasce Una canzone (di Guccini)

La canzone è una penna e un foglio
così fragili fra queste dita,
è quel che non è, è l’erba voglio
ma può essere complessa come la vita.
La canzone è una vaga farfalla
che vola via nell’aria leggera,
una macchia azzurra, una rosa gialla,
un respiro di vento la sera,
una lucciola accesa in un prato,
un sospiro fatto di niente
ma qualche volta se ti ha afferrato
ti rimane per sempre in mente
e la scrive gente quasi normale
ma con l’anima come un bambino
che ogni tanto si mette le ali
e con le parole gioca a rimpiattino.

La canzone è una stella filante
che qualche volta diventa cometa
una meteora di fuoco bruciante
però impalpabile come la seta.
La canzone può aprirti il cuore
con la ragione o col sentimento
fatta di pane, vino, sudore
lunga una vita, lunga un momento.
Si può cantare a voce sguaiata
quando sei in branco, per allegria
o la sussurri appena accennata
se ti circonda la malinconia
e ti ricorda quel canto muto
la donna che ha fatto innamorare
le vite che tu non hai vissuto
e quella che tu vuoi dimenticare.

La canzone è una scatola magica
spesso riempita di cose futili
ma se la intessi d’ironia tragica
ti spazza via i ritornelli inutili;
è un manifesto che puoi riempire
con cose e facce da raccontare
esili vite da rivestire
e storie minime da ripagare
fatta con sette note essenziali
e quattro accordi cuciti in croce
sopra chitarre più che normali
ed una voce che non è voce
ma con carambola lessicale
può essere un prisma di rifrazione
cristallo e pietra filosofale
svettante in aria come un falcone.

Perché può nascere da un male oscuro
che è difficile diagnosticare
fra il passato appesa e il futuro,
lì presente e pronta a scappare
e la canzone diventa un sasso
lama, martello, una polveriera
che a volte morde e colpisce basso
e a volte sventola come bandiera.
La urli allora un giorno di rabbia
la getti in faccia a chi non ti piace
un grimaldello che apre ogni gabbia
pronta ad irridere chi canta e tace.
Però alla fine è fatta di fumo
veste la stoffa delle illusioni,
nebbie, ricordi, pena, profumo:
son tutto questo le mie canzoni

Valeria Dell’Annareply
marzo 13 at 12:03 PM

…In una parola: La gioia di scrivere (in Wislawa Szymborska)

Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
Ad abbeverarsi ad un’acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio – anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta
i rami generati dalla parola “bosco”.

Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasceranno scampo.

In una goccia d’inchiostro c’è una buona scorta
di cacciatori con l’occhio al mirino,
pronti a correr giù per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.

Dimenticano che la vita non è qui.
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d’occhio durerà quanto dico io,
si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non una cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

C’è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?

La gioia di scrivere
Il potere di perpetuare.
La vendetta d’una mano mortale.

Valeria Dell’Annareply
marzo 13 at 12:03 PM

E’ la prova dell’esistenza di quel dio che ci suona dentro.

Felicettareply
marzo 13 at 11:03 AM

Bello! La poesia dà “pane” all’anima!

Raimondo Di Maioreply
marzo 13 at 09:03 AM

magiche descrizioni della “attrezzo poesia” di Erri De Luca:
«Cosa è allora questa benedetta poesia? Che attrezzo è?
È una dotazione di pronto soccorso. In caso di bisogno fa rompere il vetro e aprire il varco di un’uscita di emergenza.»

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