Area

Area è la quantità di spazio all’interno di una figura. Il nostro continente è, per grazia di geometria e politica, un’area comune.
L’Europa è stato il più bellicoso continente. Ha esportato nel resto del mondo le sue armi e le sue guerre, aggiungendole a quelle locali. Al culmine di questo processo micidiale di accaparramento di ricchezze con la forza, l’Europa ha raggiunto il suo massimo grado di distruzione interna con la Seconda Guerra Mondiale, da lei scatenata. Dalle macerie di città e nazioni si è mosso il riscatto e il rinascimento di una nuova Europa.
La Francia e la Germania, che si sono combattute senza lasciare in pace nessuna delle loro generazioni, decidono di scongiurare radicalmente il ritorno di una guerra tra loro. Formano la Comunità del Carbone e dell’Acciaio, le materie prime dell’industria bellica. È l’inizio della messa al bando della guerra dal continente.
L’Europa nasce per legittima difesa dalle conseguenze dei fascismi e dei nazionalismi. Nasce per necessità vitale più che per idealismo, pur riconoscendo che a scrivere la sua costituzione sono stati alcuni visionari politici. I visionari però restano tali se le condizioni storiche non permettono le costruzioni. Il pessimo stato dell’Europa nel 1945 fu il fertilizzante per la visione di un’area affrancata dalle guerre.
L’Europa non è solo necessaria, è il solo antidoto al rigurgito dei nazionalismi. La storia è un cane che torna sul suo vomito. L’Europa è la siepe che non glielo permette. Non è sostituibile. Non si torna alle frontiere e alla dogane interne.
La cattiva idea che ha spinto gli Inglesi a votare la loro secessione, ha scatenato i più nocivi e imprevisti effetti sulla politica e sull’economia della Gran Bretagna. La loro esperienza è la messinscena di un incubo, oltre che il più attuale argomento a favore della unione europea.
I giovani nati in quest’area comune difendono e difenderanno il vantaggio acquisito. La giovane svedese Greta Thunberg rappresenta la nuova coscienza di una generazione che scruta il futuro e inventerà l’economia del risanamento, che sarà il secondo tempo dell’economia dell’accumulazione. L’Europa è indiscutibile, mentre va ridiscussa la forma del suo contratto per procedere a una più intensa unione, dove il veto di un membro non potrà paralizzare gli altri.
La disillusione verso l’Europa è un sentimento e un termine che non condivido. Intanto prevede che ci sia stata un’illusione. L’Europa non lo è. È anzi il migliore traguardo reale della sua lunga storia di popoli in perpetuo contrasto. È il maggiore risultato politico. Dal Mediterraneo all’Artico, dall’Atlantico al Mar Nero esiste unione di popoli. Non siamo ancora gli Stati Uniti d’Europa, ma il percorso è segnato.
Europeista è un termine astratto. Sono, in questo ordine, un Europeo del Sud, Mediterraneo, Napoletano, Italiano di lingua, il maggior dono ricevuto dal luogo di nascita. Il mio sentimento patriottico non riguarda inni e bandiere, ma il vocabolario, al quale devo la mia fedeltà.
Ai cittadini di quest’area pacifica comune spetta di proteggere i traguardi raggiunti, dunque di isolare le formazioni che istigano a regredire nei gusci nazionali, aizzando paure e avversioni.
Ai cittadini spetta il compito di essere coraggiosi, una virtù civile che migliora le comunità.
Da lettore conosco il vantaggio di traversare frontiere senza documenti, conoscere città mai visitate col semplice lasciapassare di una traduzione. Da lettore ho imparato altre lingue e questo è un tratto distintivo di chi è un Europeo.
Da lettore so che le frontiere sono linee immaginarie e provvisorie, appartenenti alla storia e non alla geografia.
Da scrittore invece mi riguarda il diritto di libera parola garantito e distribuito in parti uguali. Appartenere all’Europa della parola è un altro dei traguardi raggiunti da proteggere.
Chi alza muri si danneggia, facendo autolesionismo economico. L’Ungheria deve costringere i suoi cittadini a fare centinaia di ore lavorative straordinarie per compensare il deficit di addetti.
L’Europa oggi conosce il suo maggiore sviluppo. I suoi ideali di partenza hanno costruito benessere. Allora questo si può ricavare dalla storia: i miglioramenti hanno bisogno di spinte ideali. Ogni volta che parlo di Europa, nomino un continente ricostruito sulle ceneri da grandi pensieri e grandiose immaginazioni.

6 Comments

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elesreply
Aprile 11 at 01:04 PM

AREA- DAVID GROSSMAN ( La Repubblica )

–La parola democrazia perderà di senso,per un motivo molto semplice.

Non puoi definirti democratico e occupare le terre di un altro popolo per 52 anni consecutivi–

Europa continuerai a nascondere la testa sotto la sabbia dei vari deserti del mondo?Il mio cuore è con Mattarella in Giordania.

Albareply
Aprile 10 at 03:04 PM

In vista delle europee qualche sovranismo si smussa, qualche sovversivismo si placa, qualche antieuropeista lascia intendere che anche l’antieuropeismo può essere, a ben vedere, appena una variante un poco estrosa dell’europeismo. C’è una buona dose di calcolo elettorale: ma è un buon segno. Vuol dire che la causa dell’unità del Vecchio continente – che con tutti i suoi difetti è tra le poche cause davvero decenti del secolo scorso – non è perduta, come pareva, sotto i colpi dei nuovi nazional-populismi. Che il Gruppo di Retrograd, armato di croce e moschetto, forse non è il carro del vincitore. Che esiste un elettorato moderato (di destra e di sinistra) che non si fida di scassa-establishment improvvisati, specie adesso che la Brexit non sembra più una rivoluzione, ma un maledetto pasticcio del quale i primi a non venire a capo sono i suoi fautori. Poi, certo, quasi ogni volta che parla Juncker, nei sondaggi precipita ogni possibile format che abbia il nome “Europa” nel titolo. Secondo me lo paga Putin. Ma vale, a prescindere, l’idea che l’unione sia meglio dei suoi cocci, e che l’idea di Nazione, spacciata per rimedio futurista, sia la cosa più vecchia che si possa immaginare. Ritenersi vecchi e superati è l’abbaglio peggiore che possa accecare gli europeisti. Se si fruga nell’armamentario dei nuovi nazionalismi e dei nuovi fascismi, l’odore di naftalina quasi asfissia, e i Padri Fondatori, come Altiero Spinelli, a confronto di Orbán, Le Pen, Salvini, hanno la freschezza dirompente dei Beatles.

Michele Serra

Valeria Dell’Annareply
Aprile 10 at 02:04 PM

Anche la questione meridionale europea è una frontiera che appartiene alla storia e non alla geografia. L’Ungheria non è che un esempio.

Tappino torinesereply
Aprile 09 at 08:04 PM

Caro Poeta, è un po’ che rileggo le tue parole sull’Europa, eppure non mi tornano , come lo spartito di una canzone che so che manca di un paio di ritornelli. E’ encomiabile la tua fiducia sul progetto europeo, solo che io non vedo tutta questa positività da italiana. Certo, per un po’ questo accordo tra stati ha scongiurato le solite guerre europee… rivedendo per studio l’800, ne ho contate che ho perso il conto (non c’era bisogno di scomodare le due guerre mondiali: quelle sono l’apice di un vomito di orgoglio tecnologico presunto che han pagato tutti; ma è da prima che parte la schifezza).
L’Europa che tu dici oggi ‘pacifica’, nel 1885 si è seduta a un tavolo di Berlino e sotto la bacchetta d’orchestra di Otto Von Bismark s’è divisa l’Africa. Io ritengo che oggi non sia tanto diversa… ha solo affinato la tecnica: usa la finanza, il giogo del mercato che lega gli stati ex coloniali ai governi occidentali… e i risultati dello sfruttamento di 135 anni lo vediamo rotolare sulle coste di Lampedusa.
Parli dell’Ungheria, ma non citi l’Italia che respinge ogni giorno, o tutti gli altri Stati che di questa Graaaaande Europaaaaaa fan parte, fare orecchio da mercante verso i migranti e non solo. (Gli ungheresi almeno hanno la faccia tosta di mostrarsi per quel che sono: stronzi, come sono stati stronzi gli svizzeri della seconda guerra mondiale con gli ebrei respinti). Dove sta questo grande progetto? Forse nella taglia delle cozze da pescare? Nell’obbligo di un paese di acquistare da altri Stati prodotti che già produce, distruggendo i propri? O forse nell’obbligo coercitivo di stare nei parametri di spesa pubblica imposti da due tre stati… per poi fare lacrime di coccodrillo qualche anno dopo? Non so… sono vent’anni che siamo entrati nella moneta unica..Ma la sofferenza non è stata unica per tutti, per tener alto ‘sto cz di valore monetario. Hai partecipato qualche anno fa a un cortometraggio che si chiamava P.I.G.S., e non c’è bisogno che ti ricordi che la I siamo noi, strozzati da Equitalia, dal lavoro che non c’è, dal futuro che fa la valigia e non torna più. Cos’è questa Europa allora? Un passaporto che non devi cacciare all’aeroporto perché ‘siamo tutti europei’? Quali i presupposti di solidarietà, se poi quand’è ora di dividere le disgrazie ( e purtroppo questa migrazione lo è, per chi parte e per chi riceve tutta ‘sta gente…) alzano tutti il volume dell’altoparlante per non sentir rimostranze? Cos’è l’Europa, lo scambio di un po’ di pace in casa … mentre dentro le mura italiane si vive di poco e attorno si muore di stenti e annegati? (Dove sono le regole di un reddito minimo europeo e di garanzie per i lavoratori ( ps: io ho dovuto firmare un contratto a € 7,00 lordi, meno di uno che lava le scale, eppure ho esperienza e studio; dove starebbe sta convenienza a essere europei? e come me, tutti). Be’, io questa pace finta,questo presupposto di ‘benessere’ che non arriverà mai… non li voglio. Non so se gli inglesi abbiano fatto bene o male a decidere di uscire da questo baccano che è l’Europa, ma almeno a loro qualcuno ha chiesto un parere. A noi: MAI. Ma se un giorno gli italiani avessero mai la possibilità di decidere ( perché a noi nessuno ha chiesto: VUOI TU CHE L’ITALIA FACCIA PARTE DI UN GRUPPO EUROPEO CONSOLIDATO ecc… ?nessuno ci ha detto i rischi, nessuno ci ha domandato niente) io so già la mia risposta, e forse sarebbe l’ultima volta in vita mia che andrei a mettere una x da analfabeta su una scheda di voto. Con questa sparata non voglio dire che le tue ragioni non sono valide… sono romantiche. Ma per vedere il buono delle tue parole dovrei vedere anche gli uomini giusti a realizzarle e scusami: sono vent’anni che vediamo solo pagliacci ben pagati… anche e soprattutto a Bruxelles. Tvb <3, ma l’inno alla gioia l’andassero a suonare nelle mura delle carceri libiche invece di propinarcela come un motivetto di interesse generale , perché cz: io oggi vorrei tanto essere inglese. Bacini al mio Poeta sognatore.

elesreply
Aprile 09 at 06:04 PM

un momento di malinconia ascoltando i PINK FLOYD UMMAGUMMA.
La gran bretagna oggi-il regno disunito.

THE WALL-PROFETICI

elesreply
Aprile 09 at 09:04 AM

Noi europei sappiamo che,come ha scritto Paul Valery,muoioni gli uomini e muoiono anche le civiltà.In Europa è accaduto non deve più accadere.Aspettando le europee.

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