Cent’anni

Compirebbe cent’anni oggi mio padre, perciò questa è una pagina con lui.
Nato nel ‘18, quarto figlio, fu concepito quando suo padre venne richiamato alle armi per la guerra. Si usava allora, prima di avviarsi, che un marito lasciasse la moglie in gravidanza. Mio padre nacque, ultimo dei figli, da questa premura.
Le eredità non provengono da un testamento, non passano per l’ufficio di un notaio. Ho imparato da lui che si eredita il debito, il compito mancato, il rammarico di avere malinteso.
Si riempiva la testa e gli scaffali di libri con la storia del suo tempo, che gli era precipitata addosso buttandolo in una guerra. Arruolato alpino, in fortunosa licenza per casa bombardata l’8 settembre del ‘43, non aveva subìto la sventura dell’esercito lasciato allo sbaraglio.
Voleva capire in cosa era incappata la sua gioventù. Dopo la guerra si iscrisse al partito socialista per un dovere di riparazione.
Dalla sua libreria ho preso le pagine che hanno costruito i miei primi sentimenti politici. Nella sua libreria ho imparato l’italiano, che si parlava in casa a bassa voce, asettica di accento. Più che una lingua era un’usanza.
Da lui ho imparato i canti di montagna e ricevuto un avviamento alle Dolomiti. La prima approvazione da parte sua della mia vita è stata quando gli ho detto che avevo cominciato a scalare pareti. Ero in mezzo ai trent’anni, lui nominò qualche cima che ho scalato poi.
Ha fatto in tempo a tenere tra le mani il primo libro pubblicato col mio nome di autore. L’immagine di copertina era una fotografia da lui scattata con un apparecchio Ferrania a fuoco fisso.
Le prime parole di quel libro nominavano lui. Così fanno pure le prime di quest’anno.

Erri

29 Commenti

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Tappino torineserispondi
10/01/2018 a 8:01 am

A proposito di eredità..Quando morì mia nonna, alla bella età di 90 anni, ci fu la solita ressa arruffata dei parenti che si dividevano questo e quello, con la scusa di svuotare una casa pronta alla vendita. Non faceva mica nulla che ad abitare con lei ci fossimo io e mia sorella Lucia, uniche nipoti reclamate ad accompagnarla nei suoi ultimi anni ( i nostri tentativi di emancipazione furono spinti a calci in cxlo in pugliese stretto, fuori dalla finestra) . E vabbe’… si cercava nei cassetti, si vuotavano armadi e scatole… trovarono di tutto Erri, perché chi ha visto due guerre ha la tendenza successiva ad accumulare ovviamente. Per loro sorpresa ( loro, non nostra 🙂 ) più che soldi stipati ( che comunque la nonna aveva conservato in previsione del suo funerale), trovarono oltre 20 pacchi di pasta, tanto cibo in scatola , riso… insomma: pareva si dovesse barricare in casa. Erano gli aiuti alimentari delle assistenti sociali che la curavano in quanto anziana e cardiopatica, di cui lei sentiva bisogno spirituale, non materiale. Tra le cose ereditate, le zie dovettero fare anche la spesa! Per me e mia sorella strisciava il biasimo di non aver trovato quanto si aspettavano, secondo loro avevamo ‘ripulito’ la nonna . E allora io e mia sorella dicemmo ‘Sì, abbiamo ereditato più di tutti, più di voi che vi affannate. Tutte le risate che non vi siete fatti con lei, tutte le memorie, tutte le manìe. Oggi siamo ricche grazie a lei, domani a voi non rimarrà niente. E così sia.’ Ci sono eredità che non si possono condividere, ma sono lo stesso spendibili. Ciao poeta.

lucyrispondi
07/01/2018 a 10:32 pm

GRAZIE NEBBIA
GRAZIE AUDEN

ambrarispondi
07/01/2018 a 2:14 pm

Lucy, Auden non aveva capito niente, o forse non aveva amato. Non è che le “righe che vanno troppo spesso a capo” dicono solo e sempre cose furbe…
Io sono un prodotto di “genitori in copula”, ne sono convinta al cento per cento e ne sono orgogliosa! Come sono orgogliosa (forse anche un po’ invidiosa?) del loro amore durato una vita intera in tutte le sue espressioni, adeguate via via ai loro tempi.
Quando vedo due vecchietti in strada per mano, rivedo papà e mamma, e penso – e spero – che a casa loro faranno l’amore, con i loro ritmi le loro tenerezze la loro lombaggine il loro fiato corto. Con la loro passione giovanile trasformata dal tempo e nel tempo.
“Quei due abbracciati sulla riva del fiume potremmo essere tu ed io…”

lucyrispondi
06/01/2018 a 11:23 pm

Erri ti riguarda,la poesia,sento che riguarda anche te

lucyrispondi
06/01/2018 a 11:20 pm

Mi viene da pensare che questa poesia di W.H.Auden riguardi tutti o quasi
Quesito

Noi tutti crediamo
d’essere nati da una vergine
(perchè chi può immaginare

i genitori in copula?)
e si conoscono casi
di Vergini gravide.

Ma il Quesito rimane:
da dove Cristo ha avuto
quel cromosoma in più?

poi guardo_ le tenerezze familiari fra i Nambikwara_bellissime fotografie in Tristi Tropici di Levi-Strauss e mi vengono mille dubbi.Cosa è la civiltà?Disagio?Anche…..non solo però……
Sono tristi i nostri tempi mi viene da pensare piuttosto……..le donne costrette a portare veli……….mah

sherry wairispondi
06/01/2018 a 6:05 pm

all’amicizia,alle amiche più care,alle loro meravigliose imperfezioni…..

sherry wairispondi
06/01/2018 a 5:54 pm

A quelle che accompagnano ancora i miei giorni,a quelle che sono
altrove ma ,lo so, sono in ascolto comunque,dedico
-je ne regrette rien-.
un grande abbraccio ,ovunque siano,alle amiche del cuore.

sherry wairispondi
06/01/2018 a 5:33 pm

Epifania,,,,,tutte le feste porta via
Vero inizio del nuovo anno.Voglio celebrarlo onorando la stella dell’amicizia con le cose, le case,le strade che mi stanno intorno,
via via allargando sempre di più il cerchio,sempre di più.Al centro,la luce più preziosa,l’intensa luce degli occhi delle amiche.

sherry wairispondi
05/01/2018 a 2:10 pm

C’è un luogo in ognuno di noi,che parla il linguaggio chiaro dei sogni,un luogo impenetrabile agli altri e a volte anche a noi stessi.Faccio sogni che mi assomigliano,per me linguaggio chiaro quasi sempre.Poi penso che solo un ebreo come Freud ,conoscitore dell’Antico Testamento,ha potuto scrivere -L’interpretazione dei sogni-a cavallo di due secoli di fuoco.
– l sogno è l’appagamento mascherato di un desiderio represso-Per me è molte altre cose.Spesso mi spiega a che punto è la consapevolezza di me,con immagini chiare,chi sono quando non mi sorveglio troppo,mi parlano della gioia che mi abita con squarci di luce,sciabolate di suoni,mi riportano voci che avevo perduto.La vita onirica ha per me la stessa dignità
della vita alla luce del sole.A volte il sogno è anche riparatore e dei torti subiti e di quelli di cui ci siamo resi colpevoli.Erri si eredita il compito mancato da altri ,fosse pure il padre?
Non lo so,in questo trovo veritiere le parole di Freud sul sogno.A pensarci bene anche in -non ora non qui- …………..sento in questo libro come l’eco di parole sognate…

elesrispondi
05/01/2018 a 1:03 pm

mi è arrivato il braccialetto di Giulio Regeni.L’ho infilato subito. I genitori di Giulio devono affrontare ,scalare ogni ora del giorno ,giorno dopo giorno, la giornata con quel dolore
per cui è impossibile trovare parole ,per noi,di qualche consolazione per loro.Sono loro che hanno trovato il modo di consolare noi.Portare al polso la striscia gialla con su scritto
-VERITA’ PER GIULIO REGENI-non è solo un modo per non dimenticare,è un modo di chiedere giustizia.Grazie,anche per tutte le Giulie e i Giulii,se posso scrivere così,che con molto
coraggio ,affrontano le terribili ingiustizie del mondo.A questi meravigliosi genitori la mia stima profonda,e affetto ,tanto,e riconoscenza.

luciarispondi
04/01/2018 a 1:52 pm

onora il padre e la madre.
onora Bach
ascoltando il concerto n5 in F minorBWV1056

nico-tinarispondi
03/01/2018 a 1:13 pm

Osip Mandel’stam
Io mi porto questo verde alle labbra-
questo vischioso giurare di foglie-
questa terra che è spergiura:madre
di bucaneve,aceri,quercioli.

nico-tinarispondi
03/01/2018 a 1:09 pm

il tempo—ci vuole tempo nella vita ,darsi il tempo,
se si ha fortuna poi si capisce il molto quando
il tempo improvvisamante si raggruma.
Si dice fare il punto ma non è mai un luogo fermo,
ma ,da lì si parte,ancora in movimento.

Osip Mandel’stam

ninarispondi
03/01/2018 a 10:59 am

estate del 52 al mare
Guardo la foto in bianco e nero,
un gruppo di persone ,quasi sculture in movimento.
Io e mio padre in primo piano, mi tiene in braccio
con un sorriso così largo che ormai ci casco dentro.
Lui beato,io guardo altrove come sempre è stato.
Sono grassoccia e bionda,lo sguardo insolente
da figlia molto amata,da figlia che sarà ingrata.
So leggere in quel broncio gli infiniti perchè
di quei continui no dentro di me.
Sovrabbondante amore ma tu vorresti correre
a giocare,hai visto lì vicino un salvagente rosa.
Accetta con gioia l’amore che ormai non puoi
restituire,ti può inquietare,a volte,ma accetta
il debito e poi,—e poi fallo fiorire

eastwestrispondi
03/01/2018 a 9:59 am

nella struttura piramidale della letteratura del secolo scorso, Kafka è una delle cime delle tre piramidi sul Nilo per merito dell’odio contro il suo padre e l’amore per il sua madre, … complesso di Edipo … piace a lucy … piace anche Freud che ha scoperto che il rapporto con Padre nei Cieli è un proiezione del rapporto con padre biologico … piace a lucy piace … tkgkgmaekyj … mhfsmfvfljhbl … piace pace … è buona da manjare

https://i.pinimg.com/736x/8b/6d/d0/8b6dd0f82b9b82573e5375fd91de6037.jpg

Albarispondi
03/01/2018 a 9:54 am

Mio padre era di Salerno, emigrato al Nord negli anni ’50. Di mestiere faceva l’ambulante; nonostante fosse analfabeta, riusciva a gestire con una certa abilità il suo piccolo commercio di sopravvivenza. Che cosa mi è rimasto di lui? La nostalgia del Sud, un bagliore di allegria dentro una vita dura e complicata, e la decisione di stare dalla sua parte sempre, “dalla parte degli ultimi”.

josè saramagorispondi
03/01/2018 a 1:03 am

grazie ragazzi.
finalmente posso essere sincero:ho sempre amato la civiltà egiziana ,con le tre piramidi allineate perfettamente ,il nilo e ……tutti i poderosi e felici schiavi che hanno costruito tanta bellezza.fate i bravi

lucyrispondi
03/01/2018 a 12:28 am

eastwest che dire? disorientante…..? ti piace::::::?mi piacerebbe che ti piacesse,per iniziare bene l’anno ……….zxvbx naturalmente…….jyikl

eastwestrispondi
02/01/2018 a 9:10 pm

“Allora Gesù capì di essere stato portato all’inganno come si conduce l’agnello al sacrificio, che la sua vita era destinata a questa morte, fin dal principio e, ripensando al fiume di sangue e di sofferenza che sarebbe nato spargendosi per tutta la terra, esclamò rivolto al cielo, dove Dio sorrideva, Uomini, perdonatelo, perché non sa quello che ha fatto”.

“Il Vangelo secondo Gesù Cristo” di José Saramago

eastwestrispondi
02/01/2018 a 9:08 pm

“Dalla tua poltrona dominavi il mondo. Solo il tuo punto di vista era giusto. Tu eri per me misura delle cose. Ai miei occhi assumevi l’aspetto enigmatico dei tiranni, la cui Legge si fonda sulla loro persona, non sul pensiero”

“Lettera al padre” di F. Kafka

eastwestrispondi
02/01/2018 a 8:35 pm

“Altro punto conflittuale affrontato nella Lettera è il rapporto dei due Kafka, padre e figlio, con la religione ebraica; Franz ricorda che il padre aveva più volte espresso il desiderio che lui si interessasse all’ebraismo ma segnala anche l’atteggiamento contraddittorio di Hermann quando finalmente lo scrittore s’è interessato alla religione di famiglia. Hermann infatti, deludendo tutte le sue aspettative, sminuisce l’importanza dei testi sacri proprio quando Franz si vuole documentare meglio su di essi”

http://www.oilproject.org/lezione/lettera-al-padre-franz-kafka-riassunto-biografia-hermann-kafka-12995.html

Valeria Dell’Annarispondi
02/01/2018 a 8:03 pm

Ecco, ad oggi so questo: sono davanti ad un cancello chiuso, con una domanda che contiene una risposta a cui sento di non poter accedere. Mi sarò spostata troppo dal centro perché la distanza da me stessa dovrebbe spingermi a girare i tacchi e ad andarmene, invece resto qui ad aspettare che qualcuno venga ad aprire.
Non di rado mi sorge il dubbio di essere arrivata in anticipo. Ma poi mi passa. Davvero sarà successo che non mi sono accorta di essere cambiata. Ed è successo soltanto ieri sera.

Valeria Dell’Annarispondi
03/01/2018 a 11:55 am
– In risposta a: Valeria Dell'Anna

Io e mio padre compiremo cento anni insieme. È l’unica certezza che il tempo mi concede di comprendere.

Giuseppe Fiordororispondi
02/01/2018 a 1:04 pm

Mio padre compra dischi e DVD nelle edicole, cose culturali allegate ai quotidiani. Forse è un modo di guadagnare futuro…

Maria Ausilia D’Antonarispondi
02/01/2018 a 12:03 pm

il mio ne avrebbe compiuti 95 il prossimo 28 gennaio.. Ho avuto la gioia di mettergli tra le braccia mio figlio ma non ho avuto la soddisfazione di condividere con lui quell’attività concertistica che arrivava a coronamento di tanti anni di studio e sacrifici. Sacrifici che abbiamo condiviso, come la passione per la musica, che ci ha legati tantissimo, rendendoci complici di tante scelte. Era un uomo del sud, ma a differenza di molti suoi coetanei, aveva una mente molto aperta, tanto da immaginare che una figlia (femmina) potesse seguire una carriera “strana” come quella musicale. Oggi sembra cosa normale, una volta un po’ meno. Hai ragione quando dici che l’eredità è qualcos’altro e non solo beni materiali. Mio padre mi ha lasciato molto: la spinta creativa, la fiducia in me stessa e la libertà mentale nel prendere qualsiasi decisione. Quella che sono oggi lo devo al suo amore e alla sua “eredità” immateriale… e non è poco. Oggi la tua bella riflessione è per me uno spunto per dirgli grazie.

Onorina de Gaetanorispondi
02/01/2018 a 12:01 pm

Quando mio padre avrebbe compiuto 100 anni, noi quattro figli con mogli e marito, figli e nipoti, abbiamo affittato un pullman e da Roma siamo andati insieme a Napoli per festeggiarlo tra la sua gente, i suoi vicoli, monumenti, storia, profumi, ricordi, suoni… insomma quello che ha trasmesso a noi quattro così, senza un notaio… Io avevo ordinato una grande torta con sommo stupore della mia pasticciera: “una torta alla memoria?” “No, signora…. alla presenza”
Buon compleanno al suo papà!

Onorina de Gaetano

ambrarispondi
02/01/2018 a 11:01 am

E’ un buon inizio, Erri. Anche mio padre, fra qualche mese, compirebbe cent’anni gli dedicherò questa pagina. Grazie, come sempre, delle tue parole.

lucyrispondi
02/01/2018 a 10:58 am

-….potremmo mai essere-noi,senza i morti-?

Contro Adorno
Sempre le parole sono un antidoto contro la barbarie.
Dopo Auschwitz e prima e durante,poesia musica ,parole contro l’orrore la fame l’infelicità la morte.
Cosa saremmo noi senza Mandel’stam Achmatova Cvetaeva Celan Levi e i molti altri?
Saremmo molto più poveri e tristi e inconsapevoli,qui e ora.

lucyrispondi
02/01/2018 a 10:16 am

accettare il debito è il modo di coltivare il nostro giardino con attenzione e gioia

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