Si risente parlare di razza riferita alla nazionalità di qualche popolo. Mancava al vocabolario dall’epoca fascista quando il regime scimmiottava il nazismo con le leggi razziali e pubblicava un giornale dal titolo: Difesa della razza, dal 1938 al 1943.
Come fosse una canina, il fascismo inventava per la gente italiana un pedigree.
La nostra geografia ci ha sistemati al centro del Mediterraneo e a scuola si studia l’andirivieni di popoli che si sono incrociati con il nostro, venendo da ogni punto cardinale. Più mischiati di noi Italiani, più assortiti di molteplici DNA, non c’è n’è. Neanche gli Stati Uniti possono vantare una storia genetica più ricca.
Siamo stati fondati e rifondati da popoli lontani e abbiamo ricambiato le visite spargendoci ovunque.
Di che razza si riparla? Dall’analisi del mio sangue o della mia saliva vorrei sapere quanta e quale varietà di contribuenti mi scorrazza in corpo. Considerò nobiltà non l’infelice incrocio di pochi consanguinei, ma l’arcipelago delle molte nazionalità degli antenati. Non m’interessa il mio albero genealogico, ma il bosco in cui è cresciuto. Il sangue blu è al contrario una malattia degenerativa. La specie umana è mista e per questo brulica sul pianeta. Si estinguono i popoli che non si incrociano con altri. Ognuno di noi è un campione genetico della diversità.
Ora l’astronomia informa che i nostri atomi provengono in gran parte da galassie diverse dalla nostra beneamata Via Lattea. Flussi migratori di venti spaziali, prodotti da esplosioni di stelle, hanno seminato l’universo e lo fanno ancora.
Di che siamo composti? Di atomi di razza universale.

Erri