Di materia fragile

Domenico mi scrive da Ortona un ricordo della festa del santo patrono, appuntamento attesissimo dai bambini. Uscita al completo di famiglia, gelato, fiera con bancarelle, giostra, devozioni: era festa di maggio, anticipo di estate.
Pure questa ricorrenza oggi è sospesa nell’aria, che è il deposito dei ricordi e stanno lì, coi pollini e le rondini, in attesa di essere afferrati dai capillari che li portano alla stazione centrale, del cuore.
Domenico si affaccia e li raccoglie, o si fa raccogliere da loro. Era festa di tutti, quella del santo patrono.
I compleanni sono importanti, ma quando la festa è condivisa in piazza, c’è più gusto. Le belle amiche Emiliana e Anna Lia sono nate il 25 aprile. Un po’ di festeggiamento in più per loro è sentir cantare “Bella ciao, ciao, ciao”, come una serenata sotto i loro balconi.
Il padre di Domenico ogni anno comprava dalla stessa bancarella un servizio di piatti infrangibili, che sua moglie puntualmente nascondeva in cantina. Domenico ha di recente ritrovato gli acquisti ben imballati ancora.
Così mi ha suggerito un episodio a proposito dei piatti infrangibili. A me vengono leggendo, non li trovo per aria, i ricordi.
Mamma aveva appena comprato una scodella infrangibile, di un materiale pubblicizzato in televisione. Torna a casa fiera della compera e senza dire una parola, davanti a tutti, la fa cadere a terra. La scodella infrangibile si rompe. “Uh! E pecchè?”, dice sorpresa una dei presenti, al gesto sconsiderato. Mamma rimane più sorpresa ancora e la sua faccia meriterebbe un capitolo a parte. La sua fede nella pubblicità crollò per sempre.
I piatti infrangibili furono un simbolo del progresso di allora, che è rimasto tuttora di materia fragile.

6 Commenti

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Tappino torineserispondi
06/05/2020 a 7:56 pm

Ciao Poeta, che bello il ricordo dei piatti infrangibili :-D. Tua mamma andava in controtendenza rispetto a mia nonna: per lei tutto doveva durare in eterno. Quando si scassava un bicchiere o un piatto a terra a casa si sobbalzava con un HEEEEYYY! Poi arrivava il silenzio di piombo, circa cinque secondi in cui il colpevole veniva fissato da due occhietti rancorosi… noi cercavamo il conforto del ‘ma tanto era già scheggiato’, lei niente, irremovibile: “Ma quello era quasi nuovo!”. Con mia nonna la pubblicità non attaccava per niente, era per il risparmio a ogni costo (e con sette figli e due guerre mondiali sulle spalle, a una così la testa non gliela cambi mica). Quando ha comprato la sua casetta per passarci la vecchiaia ha pagato sull’unghia la bellezza di 60 milioni di vecchie lire, frutto di tutti i piatti e bicchieri infrangibili mai comprati…e di tanti altri sacrifici. In quella casa si è portata dietro il resto di quel che non si era rotto… il ‘quasi nuovo’ che noi non sapremmo valorizzare alla stessa maniera. Se di infrangibilità vogliamo parlare c’è la testa dura di mia nonna :-D, e cz: ha vinto lei. Ps: un saluto al tuo amico di Ortona, digli che tutti aspettiamo una festa da Santo Patrono, quelle belle dove comprare cose ‘infrangibili’ che si scassano al primo utilizzo, consapevoli della patacca. PS 2… adoro il glicine <3 <3 <3 soprattutto quello bianco… anche quello abbiamo perso quest'anno, speriamo in una fioritura settembrina. Tanti abbracci infrangibili, kiss B.

gabriella bannòrispondi
05/05/2020 a 4:57 pm

Quanta Napoli nel ricordo delle tua mamma…mi arrivano i suoni, gli odori, i richiami, i colori, i contrasti di luci ed ombre… Vi ho vissuto solo due estati tantissimi anni fa da adolescente ma mi è rimasta così viva nel cuore che basta una frase o un’immagine perché riprenda a pulsanti dentro. Grazie Erri per riuscire ad emozionarmi ogni volta
Gabriella

ambrarispondi
05/05/2020 a 2:56 pm

Anche la mia mamma, quand’ero piccola, aveva comprato un set di bicchieri infrangibili, e dietro le battute scettiche di papà, tutta orgogliosa ne ha gettato uno per terra. Il bicchiere infrangibile si è rotto.
Ho ancora sottopelle il ricordo della sua umiliazione, come se la colpa fosse la sua.
E la mia rabbia verso papà, che dopotutto aveva ragione.
Il progresso aveva iniziato a mostrare le sue fragilità.
E quelle successive si sono rivelate ben più gravi.

Raimondo Di Maiorispondi
05/05/2020 a 9:26 am

Fantastico. La festa del Santo Patrono libera festa per tutti e pure è vero che siamo nel tempo che la pubblicità non garantisce il prodotto abilmente propagandato.

Rebecca’s Light Scriverispondi
05/05/2020 a 8:41 am

È una festa bellissima, molto sentita dagli Ortonesi, gli abitanti del posto. Ortona è la mia città del cuore e quest’anno è mancata molto anche a noi. Raggiungiamo il corteo da Pescara ogni anno.
Una preghiera ed una raccomandazione al Santo, il più vicino agli uomini, Tommaso detto Didimo, colui che ebbe l’umiltà e la sincerità di esprimere le sue iniziali incredulità.

Evanna Sangiorgiorispondi
07/05/2020 a 6:04 pm
– In risposta a: Rebecca's Light Scrive

Anche mia mamma stessa scena… Era tornata con delle scodelle bianche infrangibili… Ne fece cadere una a dimostrazione che si ruppe… Mio padre ci rimasi male per lei e le disse che sicuramente era difettosa ma lei non fece altre prove

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