Ecchimosi

La politica italiana ha ottenuto il brevetto di discarica dei sentimenti amareggiati. Ci si sfoga scaricando le colpe verso il basso senza nemmeno un provvisorio risultato di sollievo.
Invece di alzare il pugno contro i piani alti, si gira in giù il pollice nel Colosseo a decretare la morte dei soliti sconfitti. I piccoli schermi collegati tra loro sono a forma di spalti e nell’arena il gladiatore spaccia il disarmato. Gli stranieri non turistici sono colpevoli di occupare i nostri posti anche quando loro viaggiano in piedi e noi da seduti. L’immagine è di un poeta brasiliano, Ledo Ivo.
Il tribuno sogna di diventare Cesare e fare del Parlamento il proprio ufficio di segreteria impiegato a convalidare decreti.
Si sta in una fase di cattiva digestione del corpo elettorale. Un terzo si è astenuto dall’imboccare l’urna di cartone. Gli altri neanche si sono accorti che con i loro voti gli eletti hanno fatto barchette per lo stagno e razzetti da far volare in aula. Insomma era per loro una materia grezza da trasformare a loro uso e piacere.
La digestione sarà laboriosa e ne dovrà seguire una dieta severa, che l’economia chiama volgarmente crisi. Si tratterà con più esattezza di astinenze obbligatorie, perdite di peso al banco degli acquisti, mortificazioni di contabilità familiari.
Le politiche hanno cicli di ricorrenze, presto sposteranno verso l‘alto i risentimenti pubblici. Poco c’entra la destra e la sinistra, perché cambia l’anatomia del corpo interessato. Si tratta del passaggio dal sistema nervoso del rancore e della smorfia impaurita tra separati in casa, al sistema nervoso della cordialità e del mutuo soccorso tra inquilini dello stesso stabile. Il giovamento riguarderà lo stato dell’umore e l’apertura di credito nei confronti del futuro. Le banche presteranno volentieri.
Torneranno in uso parole antiche riscoperte vive, come una pastasciutta con le olive. Per esempio Pace: da quanto tempo non la si sente sillabare a voce alta? E l’augurio di benvenuto all’ospite? E il brindisi: alla vita?
Sentinella, quanto manca al termine della notte?
Dall’alto della torre di guardia all’orizzonte deve intaccarsi il nero, fessurarsi, e cominciare a diventare viola. L’ecchimosi politica scomparirà come una macchia dalla pelle.

10 Comments

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Carmenreply
novembre 05 at 05:11 PM

Rileggo, a oltranza, questo scritto, che trovo rabbioso di una rabbia sana, indolente, indomita…un Erri in gran forma.
E rileggo insieme qualcosa di Franco, poeta paesologo campano che scrive con quella stessa rabbia della nostra ingrata politica:
“è questo il miracolo a cui lavoravo e che mi è riuscito,
far saltare in aria la baracca di essere qualcuno senza entrare nel giardinetto della follia,
ora per me è davvero una bella e tremenda cosa essere nel mondo,
anche l’infinito è una cosa piccola, una cosa da sfondare,
giratevi, alzatevi da ogni abitudine, uscite veramente e sentirete che non eravate dentro niente, non eravate dentro una vita e dentro un luogo, non eravate neppure dentro un’illusione, stavate semplicemente dando una forma al vostro essere e appena quella forma vi piaceva il mondo si chiudeva, niente, più niente vi era utile”.
Sia lode a chi impugna una penna, in un’epoca di tasti dolenti.

Filomenareply
novembre 05 at 01:11 PM

La verità è che siamo stanchi e rassegnati. Stanchi di riporre la speranza di un cambiamento in meglio votando ogni volta, sempre più, per esclusione. Stanchi di veder tradite, ogni volta, le pur minime aspettative. Rassegnati, sempre più, all’idea, che le rivoluzioni sono solo momenti di euforica partecipazione di chi non ha più nulla da perdere e si traducono, poi, in tempi più o meno brevi, in meri cambi della guardia. Convinti sempre più che il senso di giustizia si perde nel bosco fradicio di foglie morte e di bottiglie rotte, di spazzatura e di parole a vuoto.

Valeria Dell’Annareply
ottobre 30 at 11:10 PM

Cambio punto di vista ed apro le virgolette…
“Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola.”
(Da “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach)

Naturalmente ci è difficile sostenere a lungo una posizione diversa da quella del penitente, cambiassero pure gli uccelli al collo a fare da contrappeso.

(Mi sto esercitando ad argomentare il bestiario dei luoghi comuni, molto in voga in questi tempi)

Valeria Dell’Annareply
ottobre 30 at 10:10 PM

… Con al collo un Albatros, come fosse una croce.

lucyreply
ottobre 30 at 04:10 PM

Piove.Piove dappertutto.
Qui le parole non sono pietre.
Sono massi.Quasi una giornata di lutto.

Andrò a cercare altrove la brezza leggera.Poi respiro vere parole di pace.La poesia non salverà il mondo ma nutre l’anima
-Molto ha dal mattino,-Da quando siamo un colloquio e udiamo l’uno dell’altro -esperito l’uomo,ma presto saremo canto.-
Festa di pace HOLDERLIN

Tappino torinesereply
ottobre 30 at 01:10 PM

Caro Erri, poeta mio, il tuo spunto di riflessione sulla politica attuale arriva come sale su una ferita aperta, e a nulla servono le parole di conforto (poche) su quella che potrebbe essere la reazione possibile (mi riferisco al ‘mutuo soccorso’) di un popolo arrivato al dunque.
Guarda caso, proprio oggi si stava parlando in classe del sistema politico come elemento di un sistema analitico di suddivisione della società, e del termine ‘democrazia’. A parte il fatto che , etimologicamente, in Italia (come forse altrove) questo termine non significa più una fava ( e… che più mi introietto negli studi storici, più esco dalle aule incazzata nera. E vabbe’…), visto che i voti buoni ‘nell’urna di cartone’ , di quelli che ancora credono che votare sia utile e ‘doveroso’, vengono sistematicamente traditi. Quel che salta all’occhio è la spudoratezza con la quale si perseguono ormai da decenni, con lievi spostamenti di culi sulle poltrone parlamentari, obbiettivi che nulla hanno a che vedere con il bene comune. E guarda, il paragone che hai portato sui tribuni e su Cesare: mica vero. …

Tappino torinesereply
ottobre 30 at 01:10 PM

…Qui c’è il lupo Cesare che s’è travestito da agnello tribuno, in tutto e per tutto: I tribuni della plebe, rappresentati di quell’estrazione sociale romano-repubblicana ( che davvero portavano e sostenevano istanze popolari), avevano in dote legale la ‘sacrosanctitas’ e lo ‘ius intercessionis’, ovvero il diritto di non essere toccati dall’aristocrazia senatoriale e il diritto di veto per difendere la plebe in giudizio ( Cosa che un Cesare, con tutte le sue pompemagne, non aveva, pur essendo stato console, pontefice e dittatore). Azzò, e l’han capita bene la canzone! Hanno preso la strada contraria Erri, son passati dal popolo per farsi legittimare, e poi son diventati DITTATORI ( teatrino che abbiamo già visto). Si sono affinati… Io non lo so se andremo a sbattere contro una guerra civile per ridefinire la parola DEMOCRAZIA, o se faremo prima o poi rinuncia alla nazionalità, come stanno facendo tanti italiani con la valigia già disfata in case straniere. ‘Sto “futuro” non me lo immagino più… non riesco, troppa nebbia, troppi tribuni intoccabili. Chiudi dicendo “L’ecchimosi politica scomparirà come una macchia dalla pelle.”…be’, facciamo che mi attacco a questa speranza. Me la spalmo addosso come una pomata rinfrescante, su questa pelle già tirata a tamburo che ormai sta diventando insensibile pure ai colpi inferti. Kiss (scusa la lungaggine…ma è colpa tua 😀 ) . Bacini dal turacciolo

LUSJROSA SALVATIreply
ottobre 30 at 12:10 PM

PA-CE!

elesreply
ottobre 30 at 09:10 AM

Mi verrebbe di chiamarla stanza,questo spazio dove si intrecciano più voci.
Vengono in mente le ultime parole di Grazia Cherchi,quasi un testamento
–Non è più tempo di oracoli ma è tempo di tessere fili tra le persone—
E, proprio perchè questi sono tempi difficili ,bisogna trovare il coraggio e
l’energia per farlo.Come in alto così in basso.Il mondo è a colori .

Rodolfo Vialbareply
ottobre 30 at 09:10 AM

Guardando a ciò che succede nella e alla politica italiana c’è di che essere preoccupati, e io lo sono, sono molto preoccupato. Dinnanzi allo sfascio che stanno provocando coloro che sono al Governo (M5S e Lega) delle regole del vivere e del convivere, nonché della qualità della vita in particolare per quanti sui quali grava la quasi totalità dei costi dei servizi che assicurano tale qualità, non vedo alcuna reazione, al di là del merito, al fatto che stanno materialmente cambiando la Costituzione, e dunque la stanno violando, e nessuno dice nulla, tanto meno quanti sul referendum costituzionale del dicembre 2016 hanno eretto barricate contro la modifica della Costituzione. E’ questa assenza che mi preoccupa molto.

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