Fotogrammi

Visita allo studio di Mimmo Jodice e di sua moglie Angela: su uno scaffale sono riunite le macchine fotografiche della sua vita, anche un modello di Polaroid, prototipo mai entrato in produzione. Mimmo, ragazzino nei giorni della rivolta di Napoli contro i Tedeschi, ha irradiato nel mondo il nome della sua città, accrescendone la leggenda.
Fotografa, sviluppa fotogrammi e li stampa in una cameretta oscura di pochi metri quadri, al centro della quale ci sono due ingranditori Durst. Difficile oggi trovare pellicole. Quando se ne procura, le conserva nel congelatore del frigorifero.
Rivedo le sue immagini degli anni ‘70, quando Napoli sobbolliva di tensioni politiche e sociali, scrollandosi la buccia di città monarchica, devota, con largo anticipo sul resto d’Italia, di un istrione arricchito, padrone di stampa e di squadra di calcio.
Strade lastricate di folla di una manifestazione, un bambino che vende sigarette di contrabbando proteggendosi dalla pioggia con un cellophane, due ragazzini che trasportano su un carretto una bara vuota: Mimmo ha un biancoenero opera sua, non una colorazione, ma uno strato di epidermide, di cera, che trasuda dalle superfici. Mi serve il suo punto di vista, che si decide a premere il grilletto non con il fiato trattenuto di chi prende la mira, ma col secondo tempo del respiro, con un soffio.
L’Italsider di Bagnoli oggi è una pianura brulla accanto al mare, dominata da una cattedrale arrugginita e vuota. A Paola sembra un animale preistorico scarnificato da uno scuoiatore. Mimmo l’ha registrata nei suoi fotogrammi quando i fumi della colata continua asciugavano il bucato steso ai balconi di Bagnoli. Gli operai della siderurgia erano inservienti di fornaci giganti, andavano all’inferno terrestre ott’ore al giorno.
Ripasso con Mimmo i calli di Napoli. Lui poi si è dedicato agli spazi deserti, a contrappeso delle densità umane che abbiamo attraversato.
Nei suoi fotogrammi recenti cerca il tempo immateriale dell’attesa. In gioventù è un intervallo teso d’impazienza, ora per noi è il tempo di una stagionatura. È vino che non spilleremo.

Erri

Erri De Luca e Mimmo Jodice – Foto archivio Fondazione Erri De Luca

12 Comments

Join the discussion and tell us your opinion.

Rossodiserareply
settembre 28 at 07:09 PM

D’altronde è vero che i pesci non chiudono gli occhi

rossodiserareply
settembre 27 at 08:09 PM

bella la foto,ma tu sei troppo magro

rossodiserareply
settembre 27 at 08:09 PM

e le foto di P.Battaglia su Palermo?Le hai viste?Quando un’esperienza visiva diventa visione materica,pietas,incanto entrando e stabilendosi nella parte migliore che abita in ognuno di noi.Non saprei indicare con sicurezza il luogo esatto ,forse è molto esteso o molto profondo ma lì le rivedo, come se fosse la prima volta.Meravigliose e terribili

Lucyreply
settembre 27 at 05:09 PM

Dai più deserti luoghi Marina Cvetaeva scriveva all’ amica Salomeja-mi rivolgo a voi con una preghiera disperata….vi bacio e grido al soccorso-
Dai più deserti luoghi in tanti gridano al soccorso e noi non riusciamo a far passare il minimo cioè una legge come lo ius soli modesta ma che porterebbe
un po’ di speranza e un po’ di ordine nella grande confusione e paura che oggi dilaga in Italia e non solo, dovuta a informazioni volutamente disinformate , malate.Forse stiamo attraversando anche noi ,a modo nostro,deserti luoghi

Nord-sudreply
settembre 27 at 04:09 PM

E un abbraccio al buon soldato Schultz sparito cosi’ in fretta dai giornali e dai notiziari.In attesa di un suo ritorno.

Nord-sudreply
settembre 27 at 03:09 PM

Saluti da parte di Salvini
Adesso vuole tanti bambini
Tutti italiani ,tanti cagnolini
Tutti padani….guai in vista ai sardi e ai lucani

Nord-sudreply
settembre 27 at 02:09 PM

E a quell’angelo
di alfano
Che il suo nome
rende
vano

Valeria Dell’Annareply
settembre 26 at 07:09 PM

… “intervallo teso d’impazienza” e “tempo di una stagionatura” mi hanno spinta a cercare la differenza tra fotogramma e fotografia; la considero una chiave di lettura importante per condividere il punto di vista che è il potere di un’immagine che sedimenta e diventa interiore. Un linguaggio che è interessante comprendere. Mi ripeto quando considero il verbo “comprendere” come sinonimo di “condividere”.

Sherry waireply
settembre 26 at 10:09 AM

Stai in quello che sei
Stai in quello che fai

Lucyreply
settembre 26 at 09:09 AM

Equivalenza:uguale distanza dalla vita e dalla morte,
come tra la tua mano destra e la sinistra.
Se si vive l’amore la paura il dolore persino il vuoto interiore,senza fuggire via,se si vive il momento come perla irripetibile nella collana del tempo,se si vive
intensamente-La morte assomiglierà alla vita che hai potuto fare-Intensamente si morirà il varco, ultimo attimo solo tuo,respiro interiore di cui nessuno saprà.

Solo il nostro Angelo…..

Lucyreply
settembre 26 at 08:09 AM

Il tempo ha una sua corsa che va assecondata.
A volte scorre lento.L’affanno della noia ci mostra l’ora disabitata,spogliata delle cose che sentivamo nostre e non ci vivono più, come le foglie morte dell’anno andato via.

A volte è un tumulto di giorni come ore travolte da un ingorgo che tutto porta via: il fiato il cuore e una piccola armonia che sentivamo nostra.

A volte ha il passo dorato e quieto,impregnato
dell’odore dei panni stesi al vento in un giornata di sole.Questo cambia la vita anche se fuori la nebbia infinita oscura il contorno delle cose

È il cuore che decide.

giordyantreply
settembre 27 at 08:09 AM
– In reply to: Lucy

e la testa più serenamente accetta questa grande verità e meno ci farà soffrire ma nella vita c’è anche sofferenza e accettare verità come questa è sempre compiere un percorso e quindi vivere

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: