Grandezza naturale

Da dove comincia Marek il pittore? Dalla testa, dal berretto calato sulla fronte, dai capelli che coprono le orecchie e le proteggono dal freddo e dagli strilli del mercato.
La faccia? Non ancora. Marek scende con il nero lungo la barba, poi il nero si allarga a cascata e pesa sulle spalle, la giacca, fino al petto e: basta. Il ritratto è una colata nera con un ovale in alto ancora vuoto.
Prima sparge un arcobaleno opaco in macchie e punti intorno alla testa, un’aureola fatta di coriandoli. E’ sfondo luminoso, com’è il passato, che non era così quando era presente. Lo diventa sotto la pressione del rimorso e della gratitudine.
Marek non è ancora pronto a guardare e dipingere in faccia suo padre.
Allora ricorda l’unto di salamoia che scoloriva il nero del vestito. Gli fa scorrere addosso un poco di miscuglio diluente. E si ricorda di una cravatta, l’unica, e gliela dipinge al collo, alla maniera di sua madre che gliel’annodava. Perché un venditore di pesce deve presentarsi al suo banco di mercato con un po’ di decoro.
 
E’ nel pieno del suo vigore, mentre suo padre è un vecchio. Basterebbe niente a ribellarsi, a sopraffarlo oppure solo e semplicemente a lasciarlo lassù, da solo con il suo mandante. E dopo? Dove andare dopo avere alzato le mani su suo padre? Quale esilio lo proteggerà dall’atto di rivolta? Ma sarebbe legittima difesa. Non ce n’è di legittime contro il proprio padre.
S’impunta la volontà di Isacco, meglio morire che la diserzione.
Il monte Morià non è ancora il Sinai. Non è stata ancora scritta la frase: “Dai peso a tuo padre”. Per Isacco è scritta in anticipo. Lui è il profeta muto di quella riga che apparterrà alla storia seguente. La vita precede la legge. L’articolo dettato sul Sinai ha per suo massimo esempio il silenzio di Isacco.
E’ passiva rassegnazione? No, Isacco aiuta suo padre, collabora alla sistemazione delle pietre per alzare l’altare. Offre caviglie e polsi alla legatura. “Akedà”, la parola ebraica che definisce l’incaprettamento di Isacco, non apparirà in nessun altro luogo della scrittura sacra.
E’ doppia akedà, suo padre e lui sono legati insieme sulla cima deserta del Morià, muta come può essere una sommità larga di orizzonte ma senza una sillaba di brezza sulla faccia.

2 Comments

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Valeria Dell’Annareply
Settembre 25 at 10:09 PM

Entrambi lasciano accadere… Questa azione ha, nel profondo dell’animo di ognuno dei protagonisti del viaggio, presupposti differenti ma uno stesso approdo.
Chagall figlio lascia accadere il volto del padre, che questo appaia, si concretizzi, dalle ombre di colore che volano dai ricordi fin sulla tela come un’immagine a fronte nello specchio.
Isacco lascia accadere l’individuazione nel padre della coscienza etica che precede il gesto dell’akedà.
Entrambi i protagonisti del viaggio arrivano ad attingere ed intingere direttamente dalla “volontà superiore”, che hanno scoperto dentro di loro, dando peso… ad una prova con sé stessi.

Valeria Dell’Annareply
Settembre 26 at 06:09 AM
– In reply to: Valeria Dell'Anna

Indecisa se lasciare che i colori volino o colino sulla tela…

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