Happy Times

Ho rivisto con i sottotitoli in francese su grande schermo, il film Happy Times di Michael Mayer, prodotto da Paola, col mio contributo. Mi ha trasmesso di nuovo la precisione e l’urgenza di una diagnosi. Una crisi esplosiva sta sotto la superficie dei nostri sorrisi e dei nostri rapporti. Le occasioni di festa, con il loro carico di attesa, possono acutizzare la tensione nervosa.
In una piacevole serata intorno a una tavola di amici invitati per una ricorrenza, le coppie cominciano a litigare. Un argomento qualunque basta a pretesto per contraddirsi. L’aggressività repressa diventa il cavaliere di un’apocalisse domestica. Happy Times è la messa in scena di una diagnosi sul nostro sistema nervoso.

I personaggi sono degli israeliani che vivono a Los Angeles, ma potrebbero essere dei napoletani residenti a Buenos Aires o a Montreal. Entrambi hanno un sistema nervoso accordato un’ottava sopra alla normale tensione.
Mi trovavo a Gerusalemme all’epoca degli autobus che esplodevano per gli attentati suicidi. Mi accorgevo salendo su uno di quelli, a Jaffa road, della carica elettrica presente negli sguardi. A ogni fermata poteva salire il pericolo. Una simile vigilanza l’avevo imparata a Napoli per motivi molto meno critici. È la sorveglianza della preda per il predatore, istinto animale del nostro sistema nervoso preistorico.

Ebrei e napoletani hanno in comune anche uno spirito che prende in giro se stessi. L’autoironia che arriva alla denigrazione è un rimedio omeopatico per difendersi meglio. Quando tu stesso inventi la tua diminuzione, gli altri non ti possono attaccare. Se ti alleni alla tua stessa presa in giro, diventi invulnerabile. Ridere di se stessi aumenta le difese immunitarie.
Gli invitati di Happy Times non sono degli assassini, improvvisano e poi aumentano la goffaggine cercando di nascondere  le tracce.

La proiezione proseguiva e in sala crescevano le risate, procurate dalla serie di azioni insensate e inevitabili. Il titolo Happy Times dichiara lo slittamento dal tragico al comico. Un augurio dice: che ci si possa ritrovare solo per occasioni di festa. Il film dimostra il pericolo di tali circostanze conviviali.
Happy Times non è classificabile in alcun genere. È un film per vaccinare la nostra irritabilità, per disarmarla con delle risate.

Alla fine della proiezione mi sono detto che, anziché nelle sale, dovremmo distribuirlo nelle farmacie.

https://youtu.be/dHbrTPUc2mc

1 Commento

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Valeria Dell’Annarispondi
28/09/2020 a 11:57 pm

La proiezione di un campo sé-mantico si dice sia letale all’interno di una relazione familiare, specialmente se non giunge alla coscienza dell’io ricevente. Quando si dice “faccia da poker” e poi niente più.

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