Il simbolo del passero

Uso in maniera grossolana i nuovi canali di comunicazione. Quando mi spunta un commento sull’attualità, batto su Twitter le mie sillabe contate.
Mi piace il simbolo del passero che sopra un ramo o un filo si dichiara.
Sono abbastanza d’accordo con Borges che in una prefazione a Kipling scrive: ”Si suole giudicare uno scrittore per le sue opinioni – la cosa più superficiale che ci sia in lui – più che per la sua opera“. Però in uno scrittore anche il superficiale conta, se gli capita di sedersi alla mensa di un tiranno.
Credo perciò ugualmente necessario che chi porta il titolo semiserio e laico di scrittore non rinunci a essere cittadino, testimone del proprio luogo e tempo.
Si può andare incontro a perdita di lettori che per dissenso smettono di leggere lo scrittore che ha manifestato le sue opinioni.
È una perdita inevitabile. Peggio è starsene muti per conservarsi la quota di mercato.
Gli ignavi sono immaginati nudi nell’anticamera dell’inferno di Dante, che affrontò le assai severe conseguenze delle sue scelte politiche.
Non è solo il massimo poeta in  lingua italiana, ma l’alto esempio di civile impegno nelle questioni pubbliche del suo tempo.
Per lui gli ignavi furono indegni perfino della tragica grandezza dell’inferno.

Un’altra conseguenza del pronunciarsi è la discarica di insulti, sfoghi, spurghi di anonimo malanimo che si ammucchiano sotto una semplice dichiarazione di opinione. Non sono argomenti dunque rimbalzano a vuoto. Non li leggo ma so da altri queste manifestazioni di dissenteria verbale.
Per igiene personale evito di rispondere. Sarebbe come scrivere un commento alla frase che si trovava nei gabinetti di una volta: ”Fesso chi legge”.
Inoltre sono confortato da un carattere meridionale che ha fornito al mio sistema immunitario la valorosa proteina della strafottenza.
Munito di essa continuo ad aggiungere imperterrito il mio passeraceo e occasionale commento alla cronaca dei giorni.

8 Comments

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emanuelareply
Giugno 13 at 10:06 PM

Proprio così…qual è lo scrittore che non si è opposto ai poeti cortigiani e/o servi del potere? Dante, appunto, ma anche Ariosto, Tasso, Alfieri, Foscolo, Leopardi…e tanti altri. Ma non c’è bisogno di andare lontano nel tempo…Primo Levi ha parlato di zona grigia nel lager…ma anche nella nostra vita, ogni giorno, chi adula e servilmente approva i potenti, tenta di schiacciare il prossimo e ha agevolazioni e privilegi. Ma è schiavo interiormente. Chi non è servile, è vincente, ma non piace ai più, perché specchio del loro squallore e della loro viltà…viva la solitudine di chi è spirito libero!

Tappino torinesereply
Giugno 07 at 09:06 PM

Lo sai, aspettavo questo commento prima o poi. E’ arrivato poi, e senza il diretto riferimento al momento storico in cui, per necessità (mia ovviamente) sarebbe dovuto venir fuori. Durante il processo idiota che ti ha coinvolto, tanti troppi son stati quelli che… com’è che hai detto? Sono rimasti “muti per conservarsi la quota di mercato”. Mi sarei aspettata la valanga di accodamenti a sostenere la causa della libertà di espressione, scrittori e giornalisti che spingevano con il ‘lei non sa chi sono io’ a rubarci il poco posto in aula… si sono presentati alla chetichella dopo, quando ormai il loro tacere li avrebbe quanto meno resi onesti. Io questa cosa continuo a non perdonargliela ai sedicenti signori della Sinistra intellettuale e artistica, perché deve valere la regola della coerenza,sia per quel che si è professato fino a un minuto prima sia per la propria opera che riflette quel tipo di tendenza. (Se no: si va a vendere carciofi, che è meglio, e nessuno ti chiede conto). O forse, poi ho pensato: la figuremmerd è doppia: non solo han perso l’occasione di rivendicare l’ideale di libertà in cui credevano, ma hanno anche assistito a uno che ci credeva fino in fondo… e non si stavano certo guardando allo specchio! Mah… pronunciarsi è essenziale, è quello che ogni artista o intellettuale DEVE fare in quanto tale, l’auto castrazione della parola quando c’è è sempre figlia dell’egoismo per un vero pensatore. In certi frangenti non ci si può esimere, è vigliaccheria. Poi sugli insulti… ti dirò, 😀 alcuni sono anche divertenti. Sarò anzianissima, ma a me piacevano di più quelli dei bagni pubblici ( tipo: ‘Marco è cupio’, oppure ‘Se ti va di tro…re’ e poi segue il numero telefonico dell’Arcidiocesi cittadina, o quello della ex che ti ha piantato; all’università per esempio c’è la gara tra chi scrive qualcosa di inelegante sui professori e i bidelli che cancellano con l’alcool, lì ci andrebbe il cronometro!). Che dire? Nell’era di internet è tutto più veloce, ma anche più fluido… manco un vffnkl ha più lo stesso invito a viaggiar scomodo…manco te lo dicono che devi già tornare. Almeno prima ti mandavano e stavi un po’… o no? Tuttavia, visto che hai mischiato il pronunciarsi e gli insulti facili, recupererei il caro e vecchio “Fesso chi legge”, e a differenza della tua elegante noncuranza, che io non avrò mai neanche tra tre vite, rispondo con ‘Stronzo chi non parla’. Non pareggia niente, ma quant’è bello far sapere agli stronzi che sono proprio stronzi. Ciao Poeta, bacini, B.

Luigi Espositoreply
Giugno 05 at 04:06 PM

Ed è bellissimo offrirti rami, scogli e grondaie, per il tuo cinguettare.

Giuseppe Fiordororeply
Giugno 05 at 02:06 PM

Continua…

Valeria Dell’Annareply
Giugno 04 at 11:06 PM

Riflessione semiseria di una lettrice che non è spesse volte d’accordo con Erri, ma è che, per orientarsi, ha bisogno di zittire l’eco della propria voce…

E’ possibile che, chi abita così in alto da ritenere inutile srotolare al balcone il proprio lenzuolo perchè illeggibile dalla piazza, abbia deciso che il clima da stadio sia più mite e vivibile di una realtà in aspettativa e che conta le sillabe in bocca. E che anche l’inferno possa attendere in fondo, nel senso e il senso di una geolocalizzazione che sa di preconcetto prima ancora che il concetto venga espresso.
E che prima o poi tutti dobbiamo affrontare quello stadio, di fase di un ciclo parlando, quando con il pollice verso e quando converso a seconda della divinità.

gabriella bannòreply
Giugno 04 at 09:06 AM

Amo la tua napoletana strafottenza che un po’ mi appartiene pur non essendo nata a Napoli e la considero un’ottima difesa dalla ristrettezza mentale e umana. Da medico conosco il grande valore strutturale delle proteine nel monda animale e non solo, e aver definita la strafottenza “valorosa proteina ” del sistema immunitario è un vero colpo di genio, un guizzo alla Eduardo che andrebbe fiero di te. Condivido pure la scelta di rischiare la regalità dell’inferno pur di essere uomo nel proprio tempo.

Carmenreply
Giugno 04 at 09:06 AM

Caro scrittore, ammiro tra le tue molteplici qualità (in questo caso di cittadino e non solo di scrittore) soprattutto la coerenza.
Esercitarla nella quotidianità richiede coraggio, che – quando si accompagna al rispetto di se stessi e degli altri – diventa dignità.
Parli di “valorosa proteina della strafottenza”, sì, quella ce l’hai.
Ma per me si tratta piuttosto di una forma elegante di distacco nei confronti di chi spaccia per diritto di opinione l’insulto comodo e vigliacco lanciato dietro l’anonimo schermo di un computer.
Continua a essere l’uomo che sei, dentro e fuori le righe.
Un abbraccio.

Raimondo Di Maioreply
Giugno 04 at 08:06 AM

È inevitabile il commento dello scrittore al proprio tempo. Essere contemporanei significa scegliere dove e quando stare. Erri De Luca è presente con il suo cahier de doleance alla finestra del presente.

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