Uno studente in una scuola mi chiede come superare l’insicurezza che lo blocca. Comincio il tentativo di risposta negando che l’insicurezza blocchi. Nel gioco e nelle cose serie si prendono decisioni e si compiono mosse senza il beneficio della sicurezza. Neanche quando si attraversa a piedi una strada ci si sente sicuri. Si fa attenzione e poi la strada l’attraversiamo.
Un attore che sta per entrare in scena a teatro, anche se è alla centesima replica, non ha la garanzia in se stesso di riuscire anche quella sera a svolgere il suo ruolo. Allora fa scongiuri, si da la carica insieme agli altri. La sua insicurezza è la qualità che gli permette il massimo di impegno e di concentrazione.
Se al contrario si sente spavaldo, si lascerà andare a una recitazione automatica, svuotando il personaggio della sua verità. L’attore sicuro di se, è per questo mediocre.
L’insicurezza è un valore. Permette di esplorare parti sconosciute di se stessi, mettendosi alla prova.
Fallire per insicurezza è fallire a metà, lasciando aperta la possibilità di riuscire meglio. Fallire in piena sicurezza di se, invece, non permette appello. Evidentemente non si sapeva fare di meglio.

Da giovane l’insicurezza contiene il futuro: chi sarò da adulto? La domanda si fonda sul fatto che le possibilità, a prescindere dal censo, sono svariate e tutte aperte, dal missionario al gangster. Diventando adulti, le variabili si riducono a un solo risultato. L’adulto è un resto semplificato di quello che era contenuto nel suo stadio giovanile.
Scrivo questa pagina senza certezza di raggiungere l’intento col quale l’ho iniziata. Incoraggiare: sorridendo alle proprie preziose insicurezze.
Erri