La Casa della Montagna

Visto da Oriente è un pugno alzato a salutare il cielo.  Ci sono salito a mani e piedi in varie occasioni, anche di recente. Il Gran Sasso è una calamita, attira gli occhi alla sua sommità, appena spunta da uno scorcio lontano.
Al Corno Grande si sale anche solo a piedi, senza scalare, io preferisco arrivarci con gli appigli da versanti più ripidi.
In autunno lassù c’è più intimità. La pietra asciutta aspetta la prima neve, ha i pori aperti e le dita la sentono più ruvida e più facile  alla presa. Il largo di orizzonte dalla cima manca di vento, i gracchi si appoggiano allora alle correnti ascensionali.
Alla base la montagna è traforata dall’autostrada e dalle gallerie. Nei suoi cunicoli la Fisica Nucleare studia il pulviscolo della materia. Là sotto si esercita il dominio del suolo da parte dell’opera umana e dei suoi macchinari. Allora salire sul Gran Sasso è anche un atto di riparazione, la visita di chi impiega le sue forze e nient’altro per toccargli le nocche del suo pugno alzato.

Amatrice è ancora accampamento di macerie, la zona rossa presidiata da divise militari. Esiste una sezione del CAI (Club Alpino Italiano), composta da persone di provata prontezza di soccorso. Il suo presidente mi fa vedere uno spiazzo recintato, ingombro di pietrame sfasciato dove una ruspa si aggira solitaria. Qui sorgerà la Casa della Montagna, dice. Amatrice senza case sceglie di farne una dedicata alla montagna. Una comunità ferita ha bisogno di riamare con forza il proprio luogo, di rilegarsi alla sua storia e alla sua geografia. Le montagne sono le sue spalle larghe, lavorate da sentieri, da pascoli, da boschi ai quali attingere legname.
Bene fa la comunità di Amatrice a costruire la Casa della Montagna. Vedo il progetto, mi sembra a forma di cardo, avrà libri, guide, film, una palestra per esercitarsi alla scalata.
Al contrario dell’immagine di sbarramento suggerita da chi non la conosce e la vede da lontano, la montagna unisce l’alto e il basso, il prima e il dopo.
Erri

Trentino – Foto Archivio FEDL

35 Comments

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Luciareply
novembre 11 at 06:11 PM

Una comunità come tante decimata da un sussulto della terra.
Dolore orrore spaesamento.-La Casa della Montagna- luogo d’incontro
tra chi è rimasto e chi viene da fuori,lo straniero che porta un saluto e
un aiuto.Con la cultura si mangia,senza ci si sbrana.Che questo luogo
sia come questo spazio,dove ci si incontra senza TEMERE le differenze.
Casa della Montagna-Buon seme.

nico-tinareply
novembre 11 at 02:11 PM

nico-tina a 4nico-tina
hai ragione a non disperare,anche ,e tu lo sai
c’è chi per vincere si giocherebbe la madre.

nico-tinareply
novembre 11 at 01:11 PM

_cosa ch’è felice,cade_
Decima Elegia dell’immenso Rilke
ultima riga.

nico-tinareply
novembre 11 at 01:11 PM

atleti della sopravvivenza? no- della vita

4Nico-tinareply
novembre 11 at 01:11 PM

La strada ovviamente …..e il cadere

4Nico-tinareply
novembre 11 at 01:11 PM

Lenta cresce la disperazione-la srada più veloce verso la follia.
Ti piomba addosso la responsabilità- cammino acre verso la realtà.
Solo lo strambo zigzagare saltellando – ti conduce verso la felicità

Ma solo la gioia ci rende pienamente umani -sfrattando la noia

ambrareply
novembre 11 at 01:11 PM
– In reply to: 4Nico-tina

No. È il dolore che ci rende umani. Il proprio come la condivisione di quello altrui.
E la memoria non schiavizza, è “presenza di persone, luoghi, emozioni che vengono a trovarti”, parole di un grande poeta…

nico-tinareply
novembre 10 at 07:11 PM

La memoria rende più umani
ma schiavi di se stessi.

Liberarsi a piccoli passi
con dolcezza
e un certo criterio
Succhiare la polpa
e sputare il nocciolo.
Non può mettere radici
dentro di noi

nico-tinareply
novembre 10 at 06:11 PM

guardo le foto di Aleppo.
natura e storia: la stessa ferocia.
E’ UN MONDO DI RUGIADA EPPURE EPPURE

Carmenreply
novembre 10 at 06:11 PM

Osservando la foto, rileggendo le parole di Erri ripenso ai versi di Wisława Szymborska:
“Mangio cielo, evacuo cielo. Sono una trappola in trappola,
un abitante abitato, un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.
La divisione in cielo e terra non è il modo appropriato
di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere a un indirizzo più esatto, più facile da trovare, se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:incanto e disperazione.”
I poeti sanno.
Le donne di più.

nord-sudreply
novembre 09 at 05:11 PM

vivere poeticamente il mondo
esserci quando tutto scorre
nord-sud-est-ovest

lo facciamo tutti,ma solo i poeti lo sanno dire con parole di luce e di ombre

ninareply
novembre 09 at 01:11 PM

E.Dickinson
Dì tutta la verità ma dilla obliqua-
il successo è nel cerchio-
debole gioia
la superba sorpresa del vero-
Come il lampo è accettato dal bambino
se con dolci parole lo si attenua-
così la verità può gradualmente
illuminare-altrimenti ci acceca-

mi ricorda,in modo obliquo,la troppa luce della follia di Nietzsche.Così,pensieri sparsi,pensieri tra anime sconosciute che si rincorrono.

elesreply
novembre 09 at 01:11 PM

Erri sembri il digiunatore di K.ha ragione Tappino Torinese.piuttosto gioca a scacchi.
vogliamo continuare a leggerti ogni settimana,in tanti .un abbraccio,comunque.

in pochi sanno dare alle parole il peso che hanno.

ninareply
novembre 09 at 01:11 AM

Casa POUND casa chiusa mefitica
Casa della Montagna un posto in cui mi piacerebbe andare

ninareply
novembre 09 at 12:11 AM

viene in mente PIER PAOLO PASOLINI

ninareply
novembre 08 at 11:11 PM

forse voleva semplicemente amare

ninareply
novembre 08 at 11:11 PM

Rilke
Nella parabola del figliol prodigo mi ostino a ravvisar la leggenda di colui che non voleva essere amato

sherry waireply
novembre 08 at 11:11 PM

auguri agli abitanti di Amatrice che vogliono tornare ad abitare le loro radici ,che la -Casa della montagna-possa accoglierli,per qualche ora ,almeno.
A tutti quelli che non torneranno l’augurio di poter seguire i propri desideri da qualche altra parte.Anche la natura si stanca,a volte brutalmente,e così
stancamente continua il suo canto.Noi umani non saremo mai in grado di capirlo,nonostante il nostro genio.La terra chiede il suo riposo ,aspettando il suo sposo.Noi umani meravigliosi e stupidi,meravigliosamente stupidi

ninareply
novembre 08 at 09:11 PM

A Stefano Boeri che ha capito l’importanza di un luogo d’incontro,tra le rovine.
Per ricominciare

D’ogni nostro possesso (progetto),benchè nostro,
conviene sempre far nuova provvista
tenendo conto di quante
sono le dimensioni del possibile

E. Dickinson

ninareply
novembre 08 at 09:11 PM

c’è un pugno alzato di troppo……..forse visto da oriente il progetto di Stefano Boeri ti sembra troppo un cardo?

ninareply
novembre 08 at 04:11 PM

e soprattutto_nessuna passione spenta_

ninareply
novembre 08 at 04:11 PM

alla casa della montagna dedico:il concerto KV466 di Mozart.

Carmenreply
novembre 08 at 11:11 AM

Come in una perfetta proporzione, Erri sta alla montagna come la poesia all’essere umano.
Quelle cime sono il giusto luogo fisico della sua letteratura asciutta, corposa, che si ferma sempre l’attimo prima di strafare.
Eppure, la grazia è il suo essere uno scrittore completamente calato nel suo tempo, non l’eremita che si isola dal mondo a sparlare dell’infinitamente grande, ma l’uomo, il cittadino, la persona che fa cronaca, si sporca le mani, dice le cose come stanno, mettendoci la faccia, esponendosi, mischiandosi all’infinitamente piccolo.
Uno dei miei sogni, provare ad iniziare. Lo farei solo se potessi condividere con lui il mio primo passo su una parete.

Tappino torinesereply
novembre 07 at 09:11 PM

Sarà, ma io mica sono così tanto contenta di questo entusiasmo per l’alpinismo… ( ma non puoi giocare a scacchi? :-/ ). Nonostante abbia il sorriso delle Alpi davanti al naso da sempre, fin da piccola ho detestato la montagna, perché non avendo mai l’attrezzatura giusta contro il freddo o la neve molte volte si organizzavano, proprio in inverno, gite in montagna da eroi ,con escursioni familiari alla Fantozzi; risultato: ancora mi ricordo i geloni a mani e piedi. Per molto tempo non siamo state amiche per niente, io e la montagna… ma non è mai stata colpa sua; m’è rimasta un’impressione sbagliata e traumatizzata dal freddo. Ho conosciuto così la sua imponenza, perché la montagna impone un adeguamento comportamentale che va rispettato, (O ci vai attrezzato o statt a casa). In seguito m’è risultata antipatica per altre ragioni… d’inverno è roba per ricchi se devi sciare, per chi deve scalare, e figuriamoci se ci devi fare la settimana bianca! (Col mare non è così… il mare è più democratico per chi è poco ‘equipaggiato’). Ancora oggi per me (nonostante nel frattempo mi sia un po’ attrezzata 🙂 e abbia fatto escursioni meno fantozziane ), gita in montagna vuol dire passeggiata nel bosco d’ estate con ruscello; o ciglio d’autunno dorato, quando per colori e vento non vorresti essere da nessun altra parte; castagne e funghetti. Ma viverci? No, non credo, beati quelli che ci sono nati, che se la sanno godere anche nelle splendidi notti d’inverno ; e che la sanno affrontare senza le vertigini che prendono a me, che davvero mi impediscono di immaginarti ancora appeso come un salame con uno strapiombo alle spalle! ( Rilancio sui giochi da tavolo… che ne dici della briscola? Il biliardo?) .Pur non potendomi sempre permettere questa bellezza per tanti motivi (vertigini e freddo ancora in testa), auguro a coloro che costruiscono e ricostruiscono in montagna, ad Amatrice come in altre zone, di realizzare e viversi le più belle ‘Case della Montagna’ del mondo. E quand’è pronta , promesso: mi faccio una passeggiata fino in cima per venire a brindare con loro, qualsiasi tempo faccia. E tu mi farai da guida! Ciao Poeta <3 😀

ambrareply
novembre 08 at 03:11 PM
– In reply to: Tappino torinese

Anch’io nelle giornate limpide ho il sorriso delle Alpi, e in montagna ci andavo sin da piccola, sempre solo d’estate, magari in groppa a mio padre, o in grembo a mia madre sulle seggiovie. Ero coccolata dal nonno e dai cugini più grandi. Quelle, erano ferie!
Poi il pediatra ha sentenziato che la mia asma bronchiale richiedeva iodio, e per alcune estati sono finita in una colonia marina. L’ho vissuta come un’ingiusta punizione.
Gioie e delusioni dell’infanzia te le porto dentro anche se te ne fai una ragione.
Ormai non arrampico più, ho imparato ad apprezzare il mare. Immersa in acqua, guardo l’entroterra ligure e sogno le mie Montagne.

est-ovestreply
novembre 07 at 05:11 PM

Gran Sasso come grande pietra,come punto fermo.
Casa della montagna magnete da cui ricominciare,faticosamente

elesreply
novembre 07 at 05:11 PM

anche le parole sono pietre per costruire se le ripariamo dal rancore.

Emily Dickinson

Una parola è morta
quando è pronunciata,
così dice qualcuno.
Io dico invece
che incomincia a vivere
proprio quel giorno

sherry waireply
novembre 07 at 05:11 PM

Amatrice.I morti non tornano e si pensa

Sempre ci pentiremo e sempre troppo tardi
-anche se solo per metterci una pezza-
della parola che abbiam tenuta in bocca
della mano che abbiamo messo in tasca
del passo non compiuto e forse…bastava così poco.

Eppure…..parola che mi piace ,avversativa,
sì,ma sa aggiungere al discorso che ormai
sembrava chiuso,una qualche novità
nel luogo disprezzato dell’impossibilità

Valeria Dell’Annareply
novembre 07 at 03:11 PM

Il piano superiore e il piano inferiore di questo post sono stati ri-parati, congiunti, grazie ad una lettura, come una scalata, dalla quale è possibile osservare per intero il colosso dalle sembianze umane… Gli cammino sul naso, mi accerto che sorrida e poi ridiscendono velocemente.
In basso la radice, la capacità di percepire, che è stata compromessa da un “cataclisma”, e da cui ricominciare per riconciliarsi: riparare se stesso includendo in maniera permanente la parte inabile.

ambrareply
novembre 07 at 02:11 PM

Ancora una volta nelle tue parole le montagne si vestono di una umanità struggente. Ancora una volta mi regalano la nostalgia del tempo in cui le praticavo. Nessun commento potrà competere con questa pagina di poesia sublime.

Est-ovesreply
novembre 07 at 01:11 PM

Amo gli amanti

Est-ovesreply
novembre 07 at 01:11 PM

Amo i vecchi amanti bambini

Nord-sudreply
novembre 07 at 01:11 PM

Oriente.Gran Sasso.Corno Grande.Amatrice.Casa della montagna.I nomi leniscono ferite mentre costruiscono mondi.Nel frattempo esserci,coi piedi per terra,ora e qui.Assaporare la vita ora per ora, saper ridere ancora.
Non è poca cosa.Quando c’è la salute.

margheritareply
novembre 07 at 12:11 PM

continuamente cercare la parola giusta,
lezione testarda dello scrittore e,
in un certo modo, anche dello scalatore
perchè le pietre sono parole.
Per le mani.

nord-sudreply
novembre 07 at 10:11 AM

basta uno sbadiglio della terra
e siamo tutti giù per terra
ma sapremo ricostruire,
ricucire la ferita nei giorni,
negli anni a venire.forse….

dici bene-la montagna unisce l’alto e il basso,il primo e il dopo.

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