La definizione di abbastanza.

Diritti: buona idea, meglio ancora se sanciti dagli articoli di qualche costituzione. Ma non basta a garantirli e a farli funzionare: come una merce qualunque, sono soggetti a fluttuazione sul mercato. I diritti dipendono dalla volontà di applicarli.
Non avevamo diritto di eseguire con i mezzi della marina militare i respingimenti in mare, eppure li abbiamo praticati illegalmente e sotto censura europea. Nè abbiamo diritto di chiudere in campi di concentramento degli stranieri colpevoli di scarsa documentazione di viaggio. Abusi e diritti sono l’ esatta borsa valori di un paese civile. Rispondono, anzichè a speculazioni, a rapporti di forza tra poteri costituiti e comunità. Dove la comunità lascia correre per inerzia, convenienza, timore, i diritti si restringono per tutti fino al pugno, e pure senza mosche.
Chiudono da noi esercizi commerciali, aprono botteghe che acquistano oro. Profittano della necessità per rastrellare la scorta residua e affettiva di persone e famiglie che svuotano i cassetti, mettono in vendita i ricordi. Quando chiuderanno anche i compratori d’ oro, per esaurimento delle ultime riserve, spunteranno lenzuola sui marciapiedi con la vendita delle cianfrusaglie.
L’ impoverimento di un paese mette in discussione la soglia di accesso ai diritti. Chi è senza reddito sconta, oltre alla propria indigenza, la perdita di cittadinanza. Scuola, sanità, giustizia, finiscono fuori portata.
Emergency apre ospedali mobili in Italia, nuova terra di missione. Dopo i respingimenti di stranieri in mare, ci sono quelli di italiani senza accesso ai presidi sanitari.
Lasciato correre un torto, illudendosi che capiti solo a qualche intruso, ecco che ci si trova sguarniti a affrontare lo svuotamento di tasche e di tutele. E’ un brutto mondo quello che si arrende, si lascia sconsolare dalle carte false della ragioneria al potere.
Altre energie e risorse, non censite né censibili da alcuna contabilità, si muovono puntando sulla centralità dei diritti da mettere in comune, da suddividere in parti uguali.
Non ce n’è abbastanza per tutti: si sente ripetere dai trafficanti che prosperano sulle esclusioni. E’ vera tutt’altra definizione di quello che dev’essere abbastanza: è quello che c’è, diviso in parti uguali tra i presenti. Questa è a colpo sicuro la definizione di abbastanza. Perchè alla vita umana urge uguaglianza come materia prima e condizione prima, per pronunciare di nuovo e con effetto immediato la buona parola: diritti.

 

3 Commenti

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Pietro Provinzanorispondi
01/07/2014 a 2:40 pm

Caro Erri, le tue parole sono SANTE, ma resteranno inascoltate…Cosa possono le tue parole [ ed anche le nostre ] a fronte di una società [ oramai Globale ] che ha scelto, ha scelto nei fatti concreti di optare per il denaro, il profitto….Queste le scelte di fondo REALI, scelte che potrebbero essere attaccate e ribaltate soltanto con la forza, la forza fisica, mica la democrazia…Non sono un rivoluzionario, un eversivo….ma cosa opporre se non la forza, lo ripeto, a fronte di un sistema che come una ameba ingurgita tutto e lo metabolizza a proprio vantaggio ?? Chi ti scrive è un [ apparentemente ] pacifico pensionato di 70 anni, non un pericoloso estremista….Grazie se hai avuto la pazienza di leggermi. Un saluto da Pietro Provinzano

La definizione di abbastanza. | Fondazione Erri De Luca | Appunti africanirispondi
01/07/2014 a 1:32 pm

[…] La definizione di abbastanza. | Fondazione Erri De Luca. […]

Raimondo Di Maiorispondi
01/07/2014 a 10:19 am

Sono anni che alla perdita di capacità economica si associa la perdita dei diritti, mentre la maggioranza degli intellettuali italiani gioca al si salvi chi può, scommettendo, però, che il gioco girerà a loro favore. Restano muti a fronte dell’abuso e sfruttamento del territorio sperano che il silenzio gli porterà giovamento da parte del potere.

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