La precedenza

“È il mio nuovo manoscritto, non posso rischiare di perderlo. Dev’essere salvato, è più importante di me”.
Settembre 1940, Walter Benjamin filosofo tedesco è in fuga perché ebreo. Lascia la Francia occupata dai nazisti e a piedi attraversa i Pirenei. Arriva a Port Bou, in Spagna. La minaccia della polizia franchista di rimandarlo in Francia lo spinge al suicidio. Come oggi rimandare in Libia un richiedente asilo. Benjamin aveva compiuto da poco 48 anni.
La frase con cui ho iniziato la pagina è sua, riferita da Lisa Fittko, la donna che gli fece da guida per un tratto dello sconfinamento. Ricorda che Benjamin arrancava portando una borsa pesante.
Riferisco questo episodio per ammirazione verso chi considera un suo pacco di fogli più importante della sua stessa vita.
Poter assegnare un tale valore a un’opera è per me abbagliante. Una scrittura proviene comunque dalle proprie capacità e potrebbe essere riscritta in caso di smarrimento. La vita invece non può essere riscritta in caso di perdita.
È bene che opera e autore procedano insieme. Se l’una sopravvive all’altro, questo dimostra soltanto che valeva la carta e l’inchiostro della sua manifattura.

Nella storia sacra i profeti sono portatori di parole che valgono più della loro stessa vita. Sono tenuti a rischiarla per portarle a destinazione. Patiscono esilio, persecuzione, autorità ostili, incredulità. Hanno ricevuto l’incarico di una missione inesorabile. Per quanto sia impossibile, essa è contemporaneamente azzardo e salvacondotto.
Forse Walter Benjamin credeva di incarnarne una con quel manoscritto che si portava dietro. Forse credeva che l’ispirazione gli fosse venuta da fuori, da uno spirito del tempo che gli aveva suggerito, dettato la stesura. Sentiva che era irripetibile. Manca certezza di che sua opera si tratti.
Da lettore ammiro chi considera la propria vita meno importante del compito assegnato.
Ammiro senza condividere. La vita per me conserva la precedenza su qualunque opera.

5 Commenti

Unisciti alla discussione per dirci la tua

gigi richettorispondi
27/08/2019 a 6:53 am

Grazie Erri, continua a scalare, nello scritto e nella vita, anche per noi inscindibili!

Valeria Dell’Annarispondi
24/08/2019 a 1:21 pm

Vivere sul bordo di un baratro comporta dover sostenere con la propria vita le intemperie e i venti di Anima. La ragione non sarebbe in grado di fronteggiare tali intemperie. E i diari di bordo hanno sempre influenzato la storia dell’uomo e la vita di qualcun altro.

Lindarispondi
20/08/2019 a 8:55 pm

Come si può fare per passare mezza giornata con Enri de Luca? È un mio grande desiderio che qui confesso, sono ammirata.

Raimondo Di Maiorispondi
20/08/2019 a 12:07 pm

Fantastico testo. Dove scrivere e vivere e, vivere e scrivere, finiscono per essere la stessa cosa.

Giuseppe Fiordororispondi
20/08/2019 a 8:53 am

Vivere e scrivere, lo stesso compito…

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: