La tenuta di un argine. L’esempio di Riano

Anche molti cittadini di Riano, paese che quattro anni fa ha lottato e vinto la doppia battaglia contro la realizzazione della discarica dei rifiuti a Quadro Alto e Pian dell’Olmo alternativa a Malagrotta, si sono mobilitati in suo sostegno, quando si è trovato sotto processo per “istigazione al sabotaggio”, per alcune frasi in cui lei prendeva posizione contro la costruzione della Tav in Val di Susa. Quella sua “parola contraria” in un anno di tempo anche a Riano, la cui cittadinanza era pronta a tutto pur di impedire la discarica, è stata pronunciata tantissime volte. Quanto è importante esprimere parole contrarie per difendersi da oltraggi, arbitrii e predomini?

 In questi venti anni si è consumata una degradazione da cittadino a suddito nel rapporto tra autorità e popolo. Il potere si è arrogato il diritto di imporre le sue scelte, di disinformare sui rischi. Si è arrivati a inventare l’assurdo titolo di sito strategico per una discarica o per lo scavo di una galleria, allo scopo di sottrarre l’opera al dissenso.
La comunità civile si trova aggredita da opere pubbliche tossiche e deturpanti del paesaggio, della cultura, dell’economia del proprio luogo. Così dalla Val di Susa a Taranto, da un’estremità all’altra dell’Italia l’ordine del giorno e della sera è stata la convocazione popolare alla legittima difesa contro il sopruso. I partiti, anche i non direttamente coinvolti, sono risultati insufficienti. Sono state necessarie organizzazioni civiche fondate sull’unanime resistenza allo stupro del territorio. Da voi a Riano avete saputo fare muro e respingere l’aggressione. Di questo si è trattato: di una resistenza contro un invasore.

“Sabotare” è la locuzione verbale, ultima e finale, che adopera colui il quale, di fronte ad uno scempio, al cospetto di un’ingiustizia, nonostante appelli, lettere, manifestazioni e rimostranze varie, non sa più a che santo votarsi per preservare e sostenere il proprio territorio. “Sabotare” è attitudine del corpo, l’unica possibile, quando solo il corpo può farsi scudo per parare i colpi dell’ingiustizia. “Sabotare” è resistere, per la vita. Oggigiorno, senza questa “resistenza” si rischia di precipitare nella fragilità civile che tutto può consentire, anche ciò che consentito non è. Possibile mai che per farsi ascoltare, anche sulle cose ovvie e banali, bisogna arrivare a tanto?

Sabotare non vuol dire soltanto danneggiare qualcosa. Sabotare può essere il risultato finale di una pratica di disobbedienza civile, di una combinazione di argomenti legali, medici, di manifestazioni pubbliche, di occupazioni pacifiche di aree minacciate. Sabotare non è l’opera di guastatori notturni, ma di oppositori diurni che a maggioranza proteggono la propria terra. Il Ponte sullo Stretto è stato sabotato dalla volontà popolare di respingerlo, non dal danneggiamento di qualche prima pietra.

Durante la fase processuale, lei ha detto: «Sul banco degli imputati mi piazzano da solo, ma solo lì potranno. Nell’aula e fuori, isolata è l’accusa». Quanto senso di solitudine c’è in chi lotta per una causa?

La mia incriminazione ha procurato centinaia di pubbliche letture delle mie parole da parte di spontanei gruppi di lettori. Sono stato difeso da loro e non mi sono trovato solo né in quell’aula di tribunale né fuori. In una comunità che si batte per la sua salute, c’è all’inizio un sentimento d’inferiorità delle proprie forze, del proprio numero nei confronti dell’apparato che si presenta con le sue truppe in uniforme. Ma la forza sta proprio nell’essere senza uniformi, senza ordini ai quali dover obbedire, di essere invece portatori di ragioni e di giustizia. Forse non si sa che a fronte di un aumento dell’età media, in questi venti anni si è avuto un calo dell’età media della vita sana, passata da 70 anni a 61. Si vive di più ma peggio di prima: perché siamo aggrediti da intossicazioni micidiali che fanno di noi le cavie di un esperimento di assuefazione al danno fisico e alla sottomissione.

A Riano, per un anno, si è prodotta la contesa tra chi non ha mai ceduto, nemmeno di un millimetro, il proprio suolo di fronte alla minaccia della forza e chi, invece, spesse volte in nome della potenza, non ha esitato a fare persino le “carte false”, pur di sottrarre terra alla natura, per destinarla a cloaca della spazzatura”. Può essere la lotta, dunque la conoscenza e la presa di coscienza, l’antidoto allo scivolamento culturale in atto?

La lotta, l’assemblea, la convocazione degli Stati generali di una comunità sono la forma compiuta della democrazia. In essa si manifestano le libere convinzioni e si produce la sintesi del consenso. La volontà di andare fino in fondo produce contagio e moltiplica le energie necessarie a contrastare l’aggressione. Si subisce un assedio ma lo si rompe ogni volta che si sta uniti e si praticano le forme di lotta decise insieme. Si subisce assedio ma non isolamento ogni volta che si riesce a informare delle proprie ragioni. Voi siete un esempio di argine riuscito, perciò la storia della vostra legittima difesa va divulgata per incoraggiare gli offesi, gli incerti, gli smarriti.

Foto Archivio Fondazione Erri De Luca

2 Commenti

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Elespaterlinirispondi
03/02/2016 a 2:30 pm

1,10,100,1000,10000,100000,1000000—–entusiasmo contagioso
a tutte le pietre angolari,piccole o grandi che siano,dedico-all I really want to do-
diBob Dylan

amedeorispondi
02/02/2016 a 5:38 pm

1 , 10 , 100 , 1000 , 10.000 , 100.000 , 1.000.000 di Erri De Luca

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