Lampedusa Sub

Lampedusa, 1 ottobre 2014

Qui non è profondo il mare.
Non servono abissi per sprofondare.
Basta un battello di viaggiatori che pagano il più alto costo per le peggiori condizioni di trasporto marittimo della storia umana. Peggio degli schiavi incatenati: perché quelli serviva che arrivassero vivi per essere venduti.
Nessuno prima di loro è salito su un’imbarcazione a così caro prezzo della vita.
Era una notte calma, il mare ancora tiepido di estate.
Ma non si può stare immersi per delle ore al buio e all’abbandono.
Anche a mettersi nudi per togliere qualunque peso, aggrappati a rottami, si perde presa e calore, ci si arrende.
Non servono abissi per sprofondare.
Dalla barca di Simone,che è stato il primo a immergersi sul relitto, partono immersioni, si va sui fondali con bombole e mute subacquee, si guarda dietro il vetro della maschera.
Tutti noi guardiamo così il mondo dei sommersi, dietro un vetro divisorio.
Torniamo su questo braccio di mare dove un anno fa è affondato un Parlamento di vite umane.
Votarono all’unanimità il viaggio, acquistarono il rischio e lo sbaraglio.
Gridarono all’unanimità verso la terraferma chiusa nella sua notte.
Nell’elenco parziale della Questura di Agrigento si leggono i loro nomi e le loro età sotto la dicitura: Numero di elementi.
Elementi: la parola burocratica tenta malamente di tenersi a distanza, mentre richiama altri elementi, quelli della chimica.
Idrogeno, Ossigeno, Carbonio, Azoto, Ferro, Calcio, dei quali siamo fatti tutti noi.
Allora è proprio così: qui sono affondati gli elementi che formano la chimica umana del pianeta.
Qui sono affondati insieme a tutti quelli che non nasceranno da loro.
Dove il mare accolse la loro caduta a braccia aperte siamo venuti a spargere sale.
Spargiamo sale sulla ferita perché non si rimargini.
Spargiamo il sale della memoria su uno dei naufragi finiti in braccio al nostro mare.
Siamo cittadini del Mediterraneo, noi che su queste coste siamo nati.
Siamo perciò fratelli di tutte le vite che su queste coste sono venute a morire.

 

(Nella foto Erri De Luca con Simone il sub incaricato dalla capitaneria di trovare il relitto. E ‘ stato il primo a scendere sui 40 metri del fondale.)

2 Commenti

Unisciti alla discussione per dirci la tua

Giuseppe Rubinorispondi
02/10/2014 a 11:00 am

Erri stupendamente vero e coinvolgente come sempre! Grazie,

Giuseppe Rubino-Potenza.

Raimondo Di Maiorispondi
02/10/2014 a 10:13 am

il sale della memoria, scrive Erri De Luca quando lo senti che se sei fatto di elementi, quelli veri, e non pensare a una riduzione, perché al contrario è quella la misura del vero valore

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: