L’ordine del giorno

La pioggia di fine agosto cala dalle mie parti come un sipario. Nelle regioni settentrionali invece precipita, grandina, allaga.
Qui spolvera le foglie e bagna l’aria. La terra asciutta se l’assorbe e manda una fragranza di ringraziamento.
Si riprende contatto con lo stato di eccezione che ha cambiato tutte le relazioni. Il periodo estivo ha voluto scordarlo, ma la presa dell’epidemia non ha ceduto e coinvolge anche le età più giovani. Le discoteche hanno tentato l’ultima spensieratezza, le ultime sudate in comitiva. Ne ha approfittato il virus, nell’assembramento dei corpi sprotetti.
Ora tocca alle scuole. Sono un esame di maturità da farsi a inizio e non a fine anno. Si torna a essere cittadini di una comunità, non dei clienti sparsi di un’utenza. Essere cittadini oggi consiste nel proteggersi e proteggere. La copertura delle vie respiratorie è a doppio uso. Indossarla non è solo un presidio igienico,  è segno di buona educazione civica, accomuna e fa sentire parte di un insieme.
Non indossarla è una dissociazione dalla comunità, chiamandosi fuori dalla nuova e necessaria disciplina pubblica. Equivale a chi vuole saltare la fila.
Ci si adatta a una normalità nuova, la si assimila per necessità più che per virtù.
C’è rimescolio di geografia, il meridione acquista valore aggiunto. Il lavoro a distanza restituisce residenza a chi ha dovuto trasferirsi nei centri di maggiore occupazione. Il meridione diventa scelta di precedenza.
Accanto alla stantia questione meridionale, se ne presenta una settentrionale. Il burrascoso clima tropicale delle trombe d’aria, delle inondazioni insiste più intensamente nell’area padana. Si è inaugurato un tempo di mutamenti, di nuovi sgomenti e anche di nuove opportunità.
Stavolta le piogge di fine estate non segnano soltanto il cambio di stagione. Richiamano all’ordine del giorno.

1 Commento

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Valeria Dell’Annarispondi
03/09/2020 a 11:48 pm

Del gregge mascherato non potremo leggere il labiale, che ha delegato a grandi occhi e orecchie grandi di esprimere segni altrimenti somatizzati su una scalcinata pagina pubblica di pelle.
A mani pulite di cancellare e riscrivere, senza sbavature, questo tempo sottratto alla distanza tra il naso e lo smog. Ma anche tra il naso e quel fiore dalle fragranze infinite come i ricordi.
Si inaugura, così, un altro tipo di intelligenza: quella affascinante della pecora che si fa deliberatamente sorprendere, via la maschera, perché vorrebbe rappresentare il mucchio anonimo che a sua volta lo protegge, in realtà, da se stesso. Ma se fa testo, rimanendo in memoria, la colpa o il merito è sempre di un essere invisibile del quale quel gregge mascherato può predicare soltanto circa quello che non è. Non è il Covid. Fino a prova contraria.

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