Non di solo pane

Ho visitato un posto dove un uomo ha cambiato la sorte di una gioventù criminale. Ragazzi che si facevano guerra mortale per bande, morendo uccisi e se fortunati in carcere, hanno ripreso a vivere con la scoperta di una possibilità.
L’impresa di quest’uomo, Greg Boyle, in un paio di decenni è diventata una catena di panetterie, Homeboy, dove ha trovato posto una gioventù presa per i capelli. La sua sede è nel quartiere Chinatown di Los Angeles. Ha rimesso in pista centoventimila ragazzi. Ogni anno bussano alla sua porta e sono accolti diecimila di loro, in cerca di una via di uscita. È il più grande centro al mondo di recupero di vite da bande giovanili.
C’è nell’adolescenza una spinta confusa che può scaraventare fuori dalla vita. È un’età che non crede al futuro e, se lo riconosce negli adulti, lo rifiuta.
Non di solo pane vive l’uomo, è scritto in una pagina affettuosa verso il genere umano. Non di solo lavoro si occupa l’impresa di Greg Boyle. Centinaia di volontari gratuiti prestano servizio sanitario, legale, psicologico e perfino un laboratorio per la rimozione dei tatuaggi. Cancellare la pagina precedente è operazione laboriosa, di molte sedute, e dolorosa.
Due giovani di bande rivali nemiche impastano pane fianco a fianco. Hanno scelto l’armistizio della loro guerra. Impastano e non si dicono una parola. Uno di loro ha sulla faccia il tatuaggio col simbolo della banda rivale con una croce sopra per segno di sterminio.
Un giorno questo ragazzo si presenta al lavoro con il lato tumefatto della faccia. “Questo l’ho fatto per te “ dice all’altro. Si riferisce alla prima seduta di rimozione. Quel ragazzo è passato dall’armistizio alla pace unilaterale. Sente di appartenere a un’altra comunità.
Greg Boyle, quest’uomo di pace, mi racconta l’episodio per spiegare che non di solo pane vive l’uomo. Il lavoro non basta, ci vuole un orizzonte nuovo fuori dal posto e dall’orario previsto.
I ragazzi in recupero per diciotto mesi, poi devono andare da soli. Il tasso di recidiva è quasi zero.
Ho visto una gioventù che si è raschiata la vita precedente  col laser e l’amore. Ho ricopiato una frase scritta su un muro della loro sede:
“Be obsessively grateful”, sii grato ossessivamente.
Malgrado ogni giorno che hai maledetto mondo e vita, malgrado l’atroce che hai ricevuto e restituito, fai scaturire il sentimento risanatore della gratitudine. Più ne provi e più guarisci.

https://www.homeboyindustries.org

 

21 Comments

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Dianella Bardellireply
febbraio 04 at 05:02 PM

E’ difficile cambiare, quando si sono fatti molti errori e azioni negative lo è meno

rossodiserareply
febbraio 04 at 05:02 PM

Leggo e continuerò a farlo,un po’ in disparte ma con molta attenzione,le tue parole Erri.A volte aprono speranze,piccole porte sul mondo futuro.Stare ai margini non vuol dire non partecipare anzi,mi sento come chi sta accanto alla porta pronto ad aprirla ,quando è il caso : quando arrivano giorni senza musica ma non silenziosi perchè anche gli sguardi fanno rumore.Sono i giorni lenti dell’inerzia,dell’assenza di pensiero,la vita cammina da sola in assenza di te.Ma ormai so che ci sono parentesi (stato di cattività?) che racchiudono tesori.

Valeria Dell’Annareply
febbraio 04 at 10:02 AM

“U becchìne ciù ua va fà?
Vide ce Volisce mè! Fatte chembàgne.”

È pura poesia anche questa.

luciareply
febbraio 04 at 12:02 AM

Si può essere ,anche quando c’è pace , in uno stato di cattività.Questo ci riguarda,e come ci riguarda.Come uscirne?Forse rendendo qualunque giorno non un giorno qualunque.

Albareply
febbraio 03 at 12:02 PM

In questi giorni sto leggendo “La conta dei salvati”. Sul retro di copertina si legge: “E’ un’idea malsana che quando c’è guerra c’è storia, quando c’è pace no. Il sangue risparmiato fa storia come il sangue versato”.

Grazie Erri; la storia è fatta anche di questi “frammenti di bene” che nessuno racconta.

luciareply
febbraio 02 at 09:02 PM

La gratitudine è il più ossessivo Sì alla vita…..e ci porta lontano.
Così Georges Brassens la cantava in -Chanson puor l’Auvergnat-

Questo il refrain
-Toi l’ Auvergnat quand tu mourras
Quand le croqu’mort t’emportera
Qu’il te conduise à travers ciel
Au père éternel.

Grazia Valeria Stanzialreply
febbraio 02 at 05:02 PM

Apprezzo la gratitudine come valore riferito alla vita.
Riflettendo su quest’ultima si scopre la grandezza dei doni che ci prodiga e valutandone il bene pronunciamo il nostro istintivo “Grazie”.
L’uomo può pensare a se stesso ed anche alla propria morte e liberamente può ringraziare Dio per la vita, come condizione di possibilità, per il fatto stesso di esistere e che gli possano accadere delle cose.
Vivere la gratitudine verso la vita e riconoscere la generosità dei suoi doni rende noi stessi generosi: dimostrare la gratitudine ci porta spontaneamente ad operare la generosità verso gli altri.
Conosco adolescenti capaci di caparbietà e decisione nelle scelte che riguardano il loro futuro, per volontà di confermare autonomia si oppongono agli adulti, usano determinazione che li spinge alla desiderata realizzazione. Stimo giovani che, nonostante le delusioni subite, manifestano la loro gratitudine partecipando con impegno alla vita sociale: è questo il loro modo di comunicare generosità alla comunità di appartenenza.
Affrontare e superare gli eventi critici della vita è un doloroso passaggio che esprime ad un tempo i valori della gratitudine, della generosità e della leggerezza.

fabioreply
febbraio 02 at 11:02 AM

Questo uomo ha riannodato fili spezzati, tra alcune vite bruciate.

Un gesto (grande) della ‘pace mondiale a pezzi’ è stato compiuto.

lucyreply
febbraio 01 at 07:02 PM

poi per via di altre associazioni viene in mente Pasolini e si ritorna seri

lucyreply
febbraio 01 at 07:02 PM

Valeria finalmente ho riso,da tempo non mi succedeva con tale entusiasmo.
GRAZIE!!!!!!!!!!!!
Sai suscitare emozioni ,eco di canzoni che ricollegano il corpo allo spirito

Valeria Dell’Annareply
febbraio 02 at 09:02 AM
– In reply to: lucy

Intrecciavo le linee guida della bodyart e i modi in cui l’anima colpisce la carne “per farla propria”, su di essa ridisegnare e far rivivere quel vissuto nascosto.

Valeria Dell’Annareply
febbraio 01 at 04:02 PM

Barking come “scorticamento” riferito alla pelle che si rinnova dopo aver raggiunto gli strati più profondi della psiche; oppure “latrato” che diventa nuovo canto corale e via di espressione dei sentimenti compressi, che ricollega il corpo allo spirito.

lucyreply
gennaio 31 at 07:01 PM

A questi ragazzi l’augurio di molto riso e poco oblio.Sono stati fortunati,nella vita un’esperienza così coinvolgente lascia il segno.Non scivoleranno
sbadatamente addosso alle persone che incontreranno poi.

Albareply
gennaio 31 at 06:01 PM

Belli i vostri sorrisi.

lucyreply
gennaio 30 at 11:01 PM

L’America che mi piace,quella dei miei dieci anni quando la vivevo
con Johnny Guitar poi con Dylan e company.
Mi piace l’apertura di Greg Boyle buona ,intelligente forse controcorrente.
Proprio oggi dove si confonde il politicamente scorretto con Trump-Duchamp.

amedeoreply
gennaio 30 at 09:01 PM

“C’è nell’adolescenza una spinta confusa che può scaraventare fuori dalla vita.”

nord-sudreply
gennaio 30 at 08:01 PM

viene in mente Hannah Arendt e inevitabilmente la sua grande lezione
-Vivere insieme nel mondo significa essenzialmente che esiste un mondo di cose tra coloro che lo hanno in comune,come un tavolo è posto tra quelli che vi siedono intorno…….
Ciò che rende la società di massa così difficile da sopportare non è,o almeno non è principalmente,il numero delle persone che la compongono,ma il fatto che il mondo che sta tra loro ha perduto il suo potere di riunirle insieme,di metterle in relazione e di separarle-
Greg Boyle è riuscito nella grande impresa di- rimettere al mondo-quella che un tempo si sarebbe chiamata gioventù bruciata.
Grande Hannah Arendt-Grande Greg Boyle………..pensando a Napoli e non solo.

Valeria Dell’Annareply
gennaio 30 at 07:01 PM

Eukaristos, Greg Boyle…
Quale linguaggio usare perchè il messaggio raschi a fondo nell’anima e apra nuove strade per trasformare la rabbia …
Marco l’Evangelista non avrebbe saputo fare di meglio, rivolgendosi ai pagani del suo tempo.

Tappino torinesereply
gennaio 30 at 12:01 PM

Fare il pane assieme, dare e darsi da mangiare. Non trovo miglior modo di ricostruire un futuro altrimenti negato da troppe ignoranze. Sarà un caso che l’attività è sorta a Los Angeles? Be’, qualche angelo ha smesso di canticchiare salmi e ha steso le ali su vite in pericolo. C’è speranza, e grazie al sig. Boyle che ha creduto in una redenzione terrena per questi ragazzi. Ciao poeta… sempre a diffondere il bene e? <3 tanti tanti baci <3

Carmenreply
gennaio 30 at 11:01 AM

Deve avermi preso in un momento sbagliato, anzi forse no, nel momento immediatamente esatto, di quelli che durano un momento e passano per sempre, ma questo racconto di Erri mi riga le guance di lacrime e no che non posso piangere mentre sono al lavoro.
Così ho preso un attimo di pausa e ho pianto nella toilette dell’ufficio, ripensando a quel pane, al pane che non basta all’uomo che ha smesso di rifiutare il futuro e ha accettato di crescere senza rancori sterili, al pane che salva vite che altrimenti sarebbero inutilmente spezzate e insegna a provare il perdono, e la gratitudine come una manna.
Sono ossessivamente grata a Erri De Luca.

elesreply
gennaio 30 at 10:01 AM

la democrazia formale ha infiniti limiti ma permette questi respiri di responsabilità.

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