Omelia da una terra dei fuochi

Avete condannato a morte il suolo che vi ha fatto nascere. L’avete venduto per trenta denari. Nessun riscatto è possibile per voi carnefici di terra materna. Nessuna pena risarcisce l’innumerevole agonia degli appestati.
Spetta ai vostri figli il debito del vostro delitto. Spetta a loro e ai figli dei figli diventare medici, infermieri, chimici del risanamento, missionari di bonifiche. Spetta ai vostri figli raccogliere dalla spazzatura il vostro stesso nome.
Una generazione nuova si mette camice e mascherina, guanti e tute per fare chirurgia nelle viscere guastate della propria terra. Non è solo atto di riparazione ma esigenza di futuro. L’impedimento di qualunque insulto al bene di tutti a beneficio del profitto di alcuni sarà la nuova era industriale: restauro della terra stuprata.
Maledette siano le trivelle del petrolio in Basilicata e in Adriatico, maledette le industrie private e le opere pubbliche che spargono veleni di lavorazioni.
Abbiamo una patria unica al mondo, imbottita dalla maggioranza del patrimonio culturale dell’umanità, affidato al più misero dei ministeri. Il nostro maggiore prodotto di esportazione è il vino. Esportiamo lavoro della terra più di qualunque prodotto industriale, spesso fabbricato fuori.
Terra e Cultura sono le sole doti strategiche d’Italia.
Convertirsi non è più solo parola d’ordine religiosa, ma deve coinvolgere l’economia, la spesa dello Stato. Convertire il futuro.

Immagine della Terra dei Fuochi

 

7 Commenti

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Giulianarispondi
10/07/2015 a 4:51 pm

Questa è per me la parte di Erri de Luca che preferisco

Michelerispondi
09/07/2015 a 9:28 pm

Affido il mio commento, al testo del Maestro De Luca, a questa mia breve prosa poetica; si intitola: – Aspettando la nostra prossima mossa –
Risuona per il mondo il desiderio dell’umanità : vivere in un posto bello come il paradiso, dove nessuno muore continuamente. Molto tempo è già passato, nel gran letto della terra i morti riposano accanto ai vivi. Gli uomini credevano di poter vivere per sempre, ma nel dolore si può solo piangere. Tutti i giorni la morte ci consuma e noi le diamo una mano, è questa la nostra condizione : siamo giunti in un posto ospitale, primavera nelle mani, il pavimento di fiori, ma poi l’abbiamo bombardato di funghi atomici, avvelenato d’oro e d’argento, il fumo della civiltà industriosa ha invaso i polmoni – chi sopravvive non ha in mente che i morti non chiedono altro che essere ricordati ? Perché di notte il buio fa sempre paura.

@dryrispondi
08/07/2015 a 9:45 pm

Dolore e Speranza in questa omelia da leggere inginocchiati

Amedeorispondi
08/07/2015 a 8:31 pm

Omelia da una terra dei fuochi è un pensiero molto duro, navigatore di tempesta. Lo leggo e vorrei restare in superficie, mi tira invece giù nel gorgo, nel suo vortice.Ci resto male per un coinvolgimento che traccia e taglia. Comprendo tuttavia, prendo insieme l’annuncio con la rivelazione e torno in questo tuo abitare, che mette in evidenza quello che c’è con quanto ci sarà e chiede.

susannarispondi
08/07/2015 a 8:27 pm

Con parole semplici e poetiche hai espresso il timore e il dolore di moltissime persone che
non hanno voce, i cui figli forse non vedranno il domani e non potranno bonificare quei
territori che i loro padri hanno venduto per un nulla a chi ha rivenduto il futuro per solo
trenta denari. Gr

Chiararispondi
08/07/2015 a 4:23 pm

Il futuro è la cura del creato di noi suoi ospiti rispettosi.
Bravo Erri. Come sempre.

@dryrispondi
08/07/2015 a 9:40 pm
– In risposta a: Chiara

Dolore e Speranza

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