“Sape”

Le parlate locali sono più rapide e concise della lingua italiana. Il napoletano abbrevia, tronca. Ma in una forma verbale invece allunga rispetto al corrispondente in Italiano. Egli sa diventa: isso sape. Non è una ridondanza, ma un aumento di significato. “Sape” significa sia sapere che avere sapore. Questa minestra “sape“, è saporita.
Imparo dal napoletano che sapere è sorgente di sapore. Aggiunge gusto, con aumento fisico della soddisfazione. La conoscenza non si esaurisce nell’ambito intellettuale. Si estende alla percezione e alle papille.

Sento dire da qualche insegnante che gli studenti hanno pensieri sincopati dall’uso dei telefoni portatili. Smistano video, immagini, musiche e altre comunicazioni con l’abilità dei centralinisti, concentrati sulla velocità.
Non ho la loro diretta esperienza. Nelle aule dove sono invitato, ho in partenza il vantaggio di un ascolto già avviato dalla lettura, da una curiosità suscitata in anticipo. Chi è seduto nei banchi davanti a me è interessato all’intreccio tra vita svolta e vita raccontata. Tra me e loro evito la separazione della cattedra, che non mi spetta, sedendomi sopra o restando in piedi ma davanti. Mi ascoltano cercando, se ci sono, le corrispondenze tra scrittura e vita.
L’ora trascorsa insieme non è di lezione, ma di svago.
Non sono padre e non sono maestro. Sono rimasto figlio e studente all’aperto della superficie terrestre.
Mia intenzione è di tenere compagnia e magari lasciare nelle loro impressioni che il fatto di sapere qualche cosa “sape”.

18 Comments

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nord-sudreply
ottobre 22 at 07:10 AM

E anche il buon esempio,sape.
Grazie Mimmo Lucano.

elesreply
ottobre 21 at 11:10 PM

-Se Dio avesse voluto farci votare ci avrebbe dato dei candidati-La risposta di Chomsky-Questa battuta,per quanto efficace,è cinica e inesatta:le differenze ,malgrado tutto esistono.
Votare il male minore dovrebbe essere un fatto di pura e semplice etica.Francamente ritengo che l’intera discussione non valga più di 5 minuti del nostro tempo-Franco Marcoaldi
su Repubblica di oggi-Controvento

Anche il buon senso ,sape.

ambrareply
ottobre 21 at 08:10 PM

Una lezione di vita, l’ascolto di Mimmo Lucano questa sera su Rai uno!

lucyreply
ottobre 20 at 12:10 AM

Ai ragazzi e alle ragazze di questi nostri faticosi giorni affido una canzone che -sape-
Amore che vieni amore che vai di Fabrizio De Andrè

aggiungo queste parole di Enrico Filippini

La nostalgia non è un sentimento crepuscolare o malinconioso,ma un sentimento felice,vitale,positivo.

Un giorno lo capiranno,la nostalgia -sape-

Carmenreply
ottobre 18 at 02:10 PM

Napoletano è un dialetto croccante, onomatopeico, si lascia comprendere da chi lo ascolta, anche se non lo parla, perché evoca, suggestiona. Spesso arriva ad avere profumo.
Non a caso certe parole coincidono, e non è mai per caso.
Le moderne generazioni vivono e applicano processi di socializzazione “poco fisici”, ma in fondo ancora basati sulle parole.
Bello sapere che Erri, uno scrittore, un napoletano, insegni agli studenti l’importanza delle radici di quelle parole, delle loro sfumature, del loro peso.
Questo è molto più che tenere compagnia. Questo è piantare un seme.

graziareply
ottobre 18 at 10:10 AM

Il sapere -sapore trasmette pure energia,non è un caso che la più bella preghiera rivolta a Dio-padre sia -dacci oggi il nostro pane quotidiano-
Grazie Erri amico, e sì, anche maestro, di queste generazioni che si affacciano al futuro,che sono futuro

Valeria Dell’Annareply
ottobre 17 at 11:10 PM

“Conoscenza vera si ha per un diretto e profondo contatto, con grande dolcezza, intrinsecandosi con l’oggetto. L’uomo Sapit (conosce) in quanto fa suo il Sapore della cosa.” (Tommaso Campanella)

Lo sanno tutti i bambini, che ce l’hanno tramandato. Si mangia, la testimonianza che proveniamo da esseri dotati di tanta intelligenza sequenziale?

Valeria Dell’Annareply
ottobre 18 at 10:10 AM
– In reply to: Valeria Dell'Anna

Poi pensavo anche che è importante il mezzo attraverso il quale la conoscenza accede, nutre e si diffonde, separandoci dall’oggetto. Davanti ad un pasto che non permette di decodificare se si debba discutere di carne o di pesce, ogni valico alla conoscenza si chiude… Come infondo una ferita, dopo tanto dolore, concedendo un ampliamento di coscienza nell’oblio.
Ma tu sei per un pasto da condividere, allora una “freesay” (leggasi frisella) col pomodoro e olio d’oliva ‘ngoppa porta addirittura lontano.

ninareply
ottobre 17 at 08:10 PM

un libro ne tira un altro con questi chiari di luna
da Alice di Lewis Carroll
-NO ,NO-disse la Regina.-Prima la sentenza, poi il verdetto.-

pensando a Mimmo Lucano mi vien da dire-NON SIETE ALTRO CHE UN MAZZO DI CARTE-
Sapremo ( prima meglio che poi) le accuse PRECISE( E LE PROVE ) CHE MUOVONO CONTRO DI LUI?

NOI NON DORMIAMO STIAMO CON MIMMO LUCANO(SECONDO ME SIAMO IN TANTI)

Tappino torinesereply
ottobre 16 at 09:10 PM

Caro Poeta, non sai che piacere ritrovare il tuo elogio del dialetto. Credo che tutti coloro che leggono questo pezzo sanno trovare qualcosa delle proprie origini, così, istintivamente. Io per esempio ho sentito la voce di mia nonna in quel verbo, che nel suo dialetto pugliese cambia di poco rispetto al napoletano. Sapere diventa ‘sapài’, sapore invece ‘sàpèur’. (Quando doveva dire invece che un piatto non sapeva di niente diceva ‘ sciaprìt’, uno ‘sciapo’ con quella erre di condanna senza sconto che detto da un pugliese… è abbastanza sputtanante.) Ma come vedi è molto simile, effetto del meridiano condiviso. Parli dei nuovi modi di comunicare delle generazioni attuali… frequentando qualche classe in età matura, ti posso solo dire che i ragazzi sono connessi costantemente tra loro e col mondo. E’ un nuovo modo di esserci… credo, di stare assieme. L’iper connessione che in molti denunciano forse è preoccupante forse no. Sono arrivata alla conclusione piccola piccola che tutto sommato poi stanca anche quel modo lì di fare, ma che nel breve periodo : aiuta a non sentirsi soli, esclusi. Non è condannabile, magari solo da limitare nel momento in cui in una classe è necessario porre attenzione a ben altro, ma condannabile: no. …

Tappino torinesereply
ottobre 16 at 09:10 PM

…Non lo possiamo capire, noi che fino a qualche tempo fa mettevamo l’indice in un disco rotante per formulare un numero di telefono dove, al cavo opposto, nessuno sapeva (e dagliela col verbo sapere) chi stava chiamando. Io mi ritengo di quella generazione lì, anche se mi sono arresa come tanti a tentare l’utilizzo di mezzi più moderni… ma non sono di questa generazione, e nemmeno della tua: galleggio in un’età che sta nel mezzo del ieri e domani, per condizione. Ogni tanto mi scopro più vecchia di quanto non sospettassi già di esserlo, pensando che molti di loro senza saperlo rinunciano alla bellezza dei dialetti, solo perché non frequentano i nonni o perché pensano che certe origini siano motivo di vergogna… succedeva alla mia generazione, e vedo questa (eccetto certe particolari zone geografiche) quasi indifferenti alle radici di cui sono fogliame. Mah… cmq sono contenta che durante la tua presenza strappi un’ora di silenzio agli Smartphone però 😀 , è una bella conquista oggi come oggi riuscire a interessare i giovani per quell’ora di dialogo che non comporta l’ausilio di altro strumento che le orecchie! Tu ci riesci, gli insegnanti (ti assicuro) molto meno. E vabbe’, hanno anche davanti Erri De Luca… scusa ma lo dovevo dire. Un bacione enorme <3 , il tuo tappino.

CG CGreply
ottobre 16 at 08:10 PM

Quando sei stato nella nostra scuola i ragazzi si sono accorti subito del grande privilegio che stavano avendo. Uno di loro con la vita di cento di loro, rimasto come loro, capace di stupirsi ed eleggere solo il Bello. Giovanetti Clara

lucyreply
ottobre 16 at 06:10 PM

-Non sta dentro quelle pagine la giustifica di stare al mondo-scrivi.
E poi-Sta dov’era proibito sporgersi e invece ho trasgredito-

Non sono pentita nè di essermi sporta nè di aver trasgredito.
Potevo fare meglio?Sì, potevo fare meglio ma ne valeva la pena?Sì mi dico con Pessoa,
vale ancora la pena se l’anima non è piccola,e l’anima non è mai piccola.Sape.

ninareply
ottobre 16 at 05:10 PM

Ogni libro rimanda a un altro libro.Ho appena finito il tuo -Il giro dell’oca- (intensissimo) ed eccomi qui ,con in mano
-Il gioco dei regni- di Clara Sereni a leggermi la bella storia di Elishà ben Avuyà e Rabbi Meir.
Il mondo è un intreccio ,penso.Labirintico e affascinante.Ah i libri…..

andreareply
ottobre 16 at 04:10 PM

Bell’ apologo questo di oggi Erri, sì perchè solo l’insegnante migliore sa dare a ciò che insegna sapere e sapore.
Sempre vanno cercati gli intrecci tra scrittura e vita.Il sapere a cosa serve’?O serve a essere più consapevoli quindi più liberi o è minestrina riscaldata e scipita

elesreply
ottobre 16 at 10:10 AM

Hai la capacità di addomesticare le parole
Kafka
Cosa c’è di più gaio della fede in un dio domestico!

elesreply
ottobre 16 at 09:10 AM

Dal tuo libro-il giro dell’oca —-Figlio, si tratta solo e semplicemente di parole,messe in fila indiana come le formiche.-
Nel film di Herzog -Dove sognano le formiche verdi- c’è il personaggio del Muto,muto perchè unico rimasto a parlare il suo dialetto.
Hai ragione,le parole-possono trasportare un carico superiore al loro peso Anche in assenza di vocabolario però.

elesreply
ottobre 16 at 09:10 AM

Sape:sapere -sapore.Il napoletano è un condensato di significati,lingua che non dissipa ma ugualmente prodiga di gusto

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