Scialuppa di salvataggio

Nel suo “Libro Degli Addii” Izet Sarajlic in apertura di pagina dichiara il suo programma: riabilitare l’amore.

“La cosa più importante quando iniziammo a scrivere
non era tanto creare versi
ma nei versi riabilitare l’amore”.

Riabilitare: oggi questa parola vuol dire solo questo, rendere di nuovo capace. In medicina si applica all’invalido con una protesi.

Per uno del 1900 ha voluto dire tutt’altro. In Russia e nei paesi satelliti si sono svolti processi mostruosi, che erano esecuzioni di massa con la messinscena di un tribunale, con il condannato in partenza spacciato per traditore. Qualche decennio dopo avveniva postuma la riabilitazione, con la riammissione alla pubblica memoria e la sconfessione del patibolo. Osip Mandel’stam, poeta russo, ucciso nel 1940 mentre era detenuto per attività controrivoluzionaria sarà riabilitato nel 1987. Era falsa l’accusa, vera la morte, scarso il rimborso dell’onore.

Questo significato liturgico e politico ha avuto per noi del 1900 il verbo riabilitare. Sarajlic lo applica alla parola amore con l’intento di riammetterlo nella piazza pubblica e privata, a sconfessione della guerra. Serviva un poeta per introdurre di nuovo nel vocabolario del suo tempo questo sentimento messo al bando, colpevole di disertare il fronte dell’odio.

Il poeta, pure lui, è stato messo al bando nella sua Jugoslavia, perché leggeva in pubblico i versi del russo Esenin.

Impegnato a resistere alle pressioni dell’Unione Sovietica, il presidente jugoslavo Tito imponeva censura su tutto quello che era russo. Chi era sospetto di amicizie sovietiche veniva buttato e bastonato ai lavori forzati a Goli Otok, isola penale. La politica decideva i versi leciti e i banditi.

Il poeta leggeva Esenin in pubblico, perché le parole di un poema sono più importanti di un articolo di legge.

Le poesie di questa raccolta hanno spesso la firma di una data, anche con il dettaglio del mese e del giorno. Questo significa che il diritto di autore spetta all’epoca. È lei che firma le poesie, con il suo apparato di macerie. Come quelle di Ungaretti scritte nelle trincee, le date si assumono la responsabilità della poesia.

Sono gli anni ’90 del ritorno della guerra nei Balcani. Torna la scarsità di cibo e acqua, di carta e d’inchiostro, di riscaldamento e di salvezza sotto il tiro a bersaglio delle granate e dei cecchini appostati in alto tra le tombe del cimitero ebraico.

Il poeta scrive su un foglietto:

“Ma io non vedo l’ora di poter tornare a scrivere
per la seconda volta in vita mia
le mie poesie di secondo dopoguerra”.
Tranne questa raccolta di congedi irreparabili, il poeta non scrive.
È nei sessant’anni e deve provvedere alla custodia in vita di moglie, figlia, nipotino.
La grande storia del 1900 ha calpestato e frantumato le storie personali. Si è specializzata nella particolare forma di giardino che sono i cimiteri.

A inizio di questa nota ho scritto che l’impegno assunto dal poeta fu di riabilitare l’amore.
Più vasto è il compito svolto dalla poesia di questo libro. Trasformare lutti, addii, esili, distruzioni, in materia di canto.
È il compito che si da Omero a inizio della sua Iliade: “Cantami o diva …”. La guerra di Troia con il suo condominio di lutti si trasforma in poema.
Così questa di Jugoslavia si solleva dalle processioni dei cortei funebri notturni (di giorno sparavano addosso ai funerali) per salire sullo spartito del poeta. La poesia riabilita i cancellati, offre loro un posto, un diritto, un nome in un poema. Le singole poesie costituiscono la sua integrità, dando all’insieme il rango dell’epica.
Il “Libro Degli Addii”, che presto sarà ripubblicato da Multimedia, è una scialuppa di salvataggio nella baraonda di un’epoca feroce.
Erri De Luca

Erri De Luca e Izet Sarajlic
Sarajevo 1997
Foto di Danilo De Marco

11 Commenti

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Elesrispondi
30/01/2017 a 6:39 pm

Riabilitare l’amore….
A suo modo cerca di farlo,
da più di quattrocento anni
l’amorino del Caravaggio
con quel sorriso sfrontato
con quello sguardo misterioso
con il piede puntato a terra

Da lì ci guarda e continuerà a guardarci
quasi come una sfida

Valeria Dell’Annarispondi
27/01/2017 a 11:50 am

Tra i libri che ho salvato…

“Se mi prendessero i nostri nemici
e gli uomini smettessero di rivolgermi la parola;
se mi privassero di ogni cosa al mondo,
del diritto di respirare e di aprire le porte
e di ripetere che ci sarà la vita
e che è il popolo giudice che giudica;
se osassero tenermi come un animale
e per terra mi gettassero il cibo
– non resterò in silenzio, non trangugerò il dolore,
ma traccerò dei segni a mio piacere
e suonando a stormo il corpo nudo
e destando l’angolo della tenebra ostile
aggiogherò dieci buoi alla mia voce
e spingerò la mano nel buio come un aratro
e stretto in un mare di occhi fraterni,
cadrò con la pesantezza di un intero raccolto,
con la concisione di un giuramento che prorompe lontano,
e nella profondità della notte di guardia
avvamperanno gli occhi della terra-manovale,
balenerà lo stormo degli anni fiammeggianti,
matura tempesta, Lenin stormirà,
ma sulla terra scampata allo sfacelo
Stalin distruggerà ragione e vita.”
Voronez 1937

Osip Mandel’stam

elesrispondi
25/01/2017 a 6:55 pm

e la resistenza delle donne,vero tessuto che ha tenuto unito il tutto?così Achmatova in una sola strofa
_Oggi ho molto da fare:
Devo uccidere la memoria sino in fondo.
Bisogna che l’anima si faccia pietra
Devo imparare di nuovo a vivere_
e ancora
_noi ai bimbi giuriamo,giuriamo alle tombe
Che nessuno potrà sottometterci

elesrispondi
24/01/2017 a 11:39 pm

la foto è veramente bella

elesrispondi
24/01/2017 a 11:35 pm

caro Raimondo pare che anche MANDEL’STAM SIA IN ATTESA DI MODERAZIONE,
lui che scriveva
-Io come la natura sono povero,
e ho la semplicità che hanno i cieli-

Meraviglioso OSIP……….

elesrispondi
24/01/2017 a 10:38 pm

con allegria disperata,da bambino geniale,nel 1930,MANDEL’STAM scriveva
_GUARDA LA FIFA A COSA CI HA RIDOTTO,
O MIO COMPAGNO DALLA GRANDE BOCCA.

GUARDA IL TABACCO NOSTRO CHE SI SBRICIOLA,
SCIACCIANOCI,BABBEO,CARO AMICO.

COME UNO STORNO FISCHIARSI LA VITA,
COME TORTA DI NOCI DIVORARLA;

MA E’ UN DESIDERIO PROIBITO……

Dalla Russia sbriciolata, un sogno andato a pezzi,
ancora oggi arriva a noi un desiderio proibito ma intatto,
su parole saltellanti e piene di vita,come una filastrocca.
Così può essere un poeta anche nei tempi più tremendi,
così può prendersi gioco di sè,del mondo, dell’orrore.
Può essere un gioco pericoloso ,forse anche distruttivo,
ma il desiderio proibito ci arriva dritto tutto intero
a ricordarci che pure non è ancora morto nè lui ,il poeta,nè
l’amico dalla grande bocca.Lì,proprio in quel punto vivono
per l’eternità beffandosi di tutti i piani quinquennali e di molto altro
Forse anche dell’amore…….forse…..le date si assumono la responsabilità

@dryrispondi
24/01/2017 a 9:22 pm

Urge riabilitare l’ amore oltre che nei versi nei rapporti umani, nell’ agire, nel pensare, nel vissuto quotidiano…in questi tempi apocalittici e cannibalici

elisabettarispondi
24/01/2017 a 2:52 pm

Riabilitare l’amore. Dice una canzone: l’amore rende stupidi anche i saggi. Un’altra: è l’amore che manca l’amore che fa male. Mi balocco tra queste due. La poesia come una scialuppa salva dalla stupidità e dall’assenza.

Tappino torineserispondi
24/01/2017 a 2:28 pm

( “…le date si assumono la responsabilità della poesia.” Ma tu ti rendi conto ogni tanto di quello che tiri fuori dalla penna?). Non conosco questo poeta che grazie alla tua bibliografia. La sua storia è per me pressoché sconosciuta, ma leggendo la tua prefazione (‘Chi ha fatto il turno di notte’) e i tuoi vari articoli su di lui , mi son fatta l’idea di una persona fortissima e fragile nel contempo. Cosa dev’esser stato, Erri, per uno scrittore non poter scrivere. Cosa dev’esser stato patire l’imbarazzo di scegliere talvolta, in tempo di guerra, se preoccuparsi prima di un verso da incidere su carta, velocemente prima che sfumi nella memoria… o pensare a metter pane sulla tavola per un altro giorno di miseria e incertezza. Le contingenze di vita mal si conciliano con la necessità spirituale degli artisti. Ci sono giardini peggiori in guerra, dei cimiteri improvvisati, in cui uno deve recarsi come ospite o visitatore inatteso. Ci sono quelli che sopprimono primavere interiori ; vorrebbero sbocciare, invece tutto si secca tra mani e bocca, perché le condizioni non sono giuste; e poi, quelli visti dalle carceri, di cui non si sente l’odore ma s’assiste solo al passaggio di stagione. Che abbia pensato all’amore dopo quell’assedio fa sperare in un buon esempio per altri che vivono o han vissuto lo stesso trauma. Ma non credo che questa sorte tocchi a molti, qualcosa mi dice che di Izet ante guerre ce ne siano stati di più. Va già bene che uno di loro sia tornato a scrivere, e l’amore che riabilita : va benissimo.
Attendo questo ‘Libro degli addii’, che poi sono tutti ‘arrivederci’. Ciao poeta :-*

Elesrispondi
24/01/2017 a 11:56 am

Due poeti che che si parlano.
Orfeo smetterà di cantare
Solo dopo l’ultimo uomo
L’ultimo canto sarà il suo
Nel regno dell’effimero
Nel mondo di rugiada

Raimondo Di Maiorispondi
24/01/2017 a 11:12 am

Evviva la Poesia, un antinfiammatorio per i tempi terribili

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