Una ricorrenza

La scienza più avanzata era l’astronomia, il cielo era più conosciuto della terra, la notte più del giorno. I Magi erano scrutatori delle stelle, le loro insonnie cercavano presagi, predizioni. Già Talete molti secoli prima era riuscito a prevedere una eclissi. Un calcolo abbinato a una cometa ispirava un annuncio, la nascita di un re.
Da una nebulosa videro affiorare un puntino luminoso che s’ingrandiva nella traiettoria di una parabola. Capirono che si sarebbe abbassata fino a indicare il punto di passaggio più vicino, prima di dileguarsi. Si misero in viaggio per raggiungere quel punto.
Oggi è una discarica di satelliti, ma ai loro tempi il cielo aveva un peso e un’influenza. Chi lo conosceva era onorato come un re. Da qui la nomea di re Magi, ma non avevano alcun regno in terra.
La notizia del loro viaggio li precedeva, quella di sapienti all’inseguimento di una cometa. La persero di vista entrando in Gerusalemme. Il re del luogo, il grossolano Erode, ascoltò lo scopo del viaggio e sobbalzò alla notizia della possibile nascita di un re. I potenti sanno di essere precari e cercano di prevenire agguati e usurpatori. Congedò i Magi facendosi promettere una visita di ritorno dalla spedizione. I sapienti si accorsero che il loro entusiasmo di ricercatori scientifici poteva essere usato a scopi politici. La scienza ha un versante ingenuo.
Si affrettarono a ritrovare il passo della cometa, arrivarono di notte alla periferia di Betlemme e nel buio rischiarato da una coda di ghiaccio compirono la missione di riconoscere in un neonato ebreo il re annunciato dai loro calcoli del cielo.
Non si stupirono che già dei pastori locali, esperti anche loro di veglie notturne, li avessero preceduti lietamente. Tornarono per altra via, evitando Gerusalemme. Ma il loro passaggio ebbe conseguenze criminali, il re in carica, furioso per la nascita annunciata di un pretendente al trono, commissionò lo sterminio dei neonati maschi, dai due anni in giù, di un territorio intero. Non aveva scrupoli, aveva già eliminato a questo scopo alcuni figli suoi.
Non servì a nulla, il neonato prescritto scampò con una fuga tempestiva, diventando il più giovane latitante della storia. Riparò con i suoi in Egitto, paese che accoglieva senza formalità i richiedenti asilo.
Erri

13 Commenti

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Lucyrispondi
11/01/2018 a 11:20 am

Sì pensiamo leggiamo meditiamo un po’ in silenzio mentre aspettiamo la primavera

est-ovestrispondi
10/01/2018 a 4:37 pm

I pastori locali o erranti, ben prima dei sapienti,arrivano dal bambino divino.
E’nato come segno,in cielo e sulla terra,è la buona novella.
Ognuno può capire a secondo di ciò che ha ,la bella novità.

I quattro Vangeli,i più conosciuti,raccontano di quel bambino poi diventato adulto,diventando pure loro segni.Hanno ,a loro modo,già il dono delle lingue,chiunque può capire
le parabole:il bambino da bambino,l’adulto da adulto.Ad ogni età la lettura ,la comprensione si fa più profonda,più profonda la radicalità dell’annuncio.Anche chi non crede non
può rimanere indifferente al rovesciamento del luogo comune.
Amare il nemico,amare l’altro come se stesso.scuote le radici;parole che vanno ascoltate con l’orecchio sinistro e con quello destro,lette e poi meditate nel silenzio

Valeria Dell’Annarispondi
10/01/2018 a 12:19 pm

Una pietra… Einstein: la consapevolezza che la materia trasformata in energia possa essere usata anche per scopi distruttivi. Il versante è la causa a cui uno scienziato decide di votare se stesso con tutte le proprie intuizioni. Di queste non è responsabile.

Lucyrispondi
10/01/2018 a 11:51 am

Carmen bentornata anche tu sei un dono

Carmenrispondi
10/01/2018 a 3:12 pm
– In risposta a: Lucy

Lucy grazie per entrambe le tue generose parole.

Carmenrispondi
10/01/2018 a 10:44 am

La discendenza di Erode è stata prolifica, forse perchè il destino (cielo?) non sa punire o forse perchè sa farlo in modo sottilmente crudele, e a tempo debito.
Ci sono tanti suoi eredi ancora oggi in mezzo a noi, ammazzano quel che di infantile ci è rimasto, che già scarseggia ed è l’unica vera minaccia a un certo dispotismo becero perchè pomposo ma privo di consapevolezza.
“La scienza ha un versante ingenuo” : Erri in sei parole ha riassunto il mondo.

est-ovestrispondi
09/01/2018 a 10:32 pm

Siamo una specie feroce ma sappiamo anche perdonare,e non è poco.
Sappiamo accogliere un bambino,far compagnia a un vecchio e tante
altre cose.Spesso.Il più giovane latitante della storia,ci sta di fianco in
questi momenti,silenzioso e lieto.E’una persona che non ama farsi notare.

Valeria Dell’Annarispondi
09/01/2018 a 8:08 pm

Tornasse, non troverebbe un posto nell’intero sistema solare in cui celarsi, perchè tutto è stato svelato e ordinato a rigor di logica. E a rigor di logica, come ha fatto Erode, tutto è stato tentato affinchè il presagio di qualcosa di sconosciuto non torni a turbare la coscienza: l’inconscio dramma dell’anima non si riflette più nei fenomeni naturali a scapito della capacità di intuire il legame profondo dell’uomo con l’universo.
Noto nel salmo 71 quel “Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace, finchè non si spenga la luna.” E poi penso che, tornasse, camminerebbe libero sulle strade del mondo, mosso dalla legge dell’impulso a cercarci. Perchè siamo noi i latitanti. Quelli di più recente generazione che, dopo averli svuotati, distrutti e soggettivizzati, non trovano più simboli accessibili dietro cui presentarsi all’evento degli eventi.
“Alzati, rivestiti di luce, perchè viene la tua luce”: Isaia ce le aveva le parole giuste per avvisare che “Uno stuolo di cammelli ti invaderà” e meno ingenue di quelle usate per rendere accessibile ai grossolani di ogni tempo e luogo la scienza dei Magi.

nord-sudrispondi
09/01/2018 a 7:38 pm

la scienza ha un versante ingenuo:noi -nel mondo interpretato- sempre ci incanterà una notte di luna piena……

ninarispondi
09/01/2018 a 6:24 pm

Il limite imperdonabile di Erode ,la tentazione sempre presente in chi comanda:non capire la gratuità del dono,misurare ogni cosa col metro del potere.

ninarispondi
09/01/2018 a 4:46 pm

Gli Erode grossolani cambiano nome non natura.Puoi gettare il tuo sguardo distratto ovunque,tra gli inciampi del giorno.
In ogni dove crescono modeste torri di Babele,anacronistiche,senza progetti grandiosi ed esuberanti alle spalle,prive
di incanti immaginari.Tutto vero,alle porte di Gerusalemme non tramonta il sole nero.

Che fare? come un merlo canterino che tra tanti uccelli,passerotti e fringuelli se ne sta a cincischiare non avendo nulla da fare.
Cantare solo cantare per rispondere alla propria vocazione profonda,alla propria personale onda.
L’onda, si sa,tornerà poi con le altre sorelle eternamente a guardare l’alba il tramonto il cielo stellato.dopo aver molto cantato.
Cantato e ringraziato il creato.Ascoltare il concerto 27 di Mozart aiuta a trovare quella piccola felicità che se ne sta acquattata dentro di noi

Giuseppe Fiordororispondi
09/01/2018 a 3:10 pm

Alcuni artisti (Ettore Spalletti, ad esempio) dicono che in certi “miracoli” di opere il colore fuoriesce dalla cornice e ci sorprende.
L’Epifania forse è questo: colore che fuoriesce dalla cornice della grotta e viene verso di noi (anche se sembra il contrario).

lucyrispondi
09/01/2018 a 10:24 am

I Magi e l’epifania del dono.Nella storia sempre i giorni lieti si mescolano a giorni tristi e sinistri.

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