Una sala di attesa

Sulla sponda del Lungo Senna d’Austerlitz a Parigi si forma e si dissolve l’accampamento dei viaggiatori fermi.
Per chi si affaccia dal bordo è una risacca formata dal fiume. Se vuole, è invisibile.
Dirimpetto s’innalza, massiccio e verde, l’edificio dal titolo Città Della Moda. Più in basso la sua discoteca, lussuosa discarica sonora.
Le due rive si ignorano. La Senna ha il potere ipnotico di annullarle a vicenda.
Più potente l’ipnosi dell’accampamento, dove si dorme isolandosi dai decibel delle danze, che vogliono marcare la distanza costruendo il muro del suono.

Ventimiglia, Calais sono altri luoghi d’Europa per viaggiatori fermi. Si avvolgono nel mantello magico che li fa scomparire. Li acciuffano seguendo le orme sulla neve.
Nel bagaglio non hanno carta nè penna, non prendono appunti di viaggio. Un giorno li tramanderanno a voce, cercando di addolcirli.
Quel giorno i loro corpi appariranno dal passato sul Lungo Senna di Austerlitz, a Ventimiglia, a Calais.
Quelli in ascolto chiederanno: ”Come hanno potuto non vedervi? Come siete riusciti a essere invisibili?”.
Risponderanno: ” Eravamo il resto degli scomparsi in mare. Avevamo imparato da loro a scomparire. Da loro abbiamo preso l’arte e la lezione dei fantasmi”.

Accampati dirimpetto alla Città Della Moda e a fianco del fiume: due immagini del tempo che trascorre lasciando tracce negli spogliatoi.
L’Europa per loro è una sala di attesa.

29 Commenti

Unisciti alla discussione per dirci la tua

luciarispondi
24/02/2018 a 1:28 am

poi chiameremo Ghouta la città martire ma forse non ne rimarrà in piedi neanche un mattone

lucyrispondi
23/02/2018 a 7:39 pm

Grazie Rilke.I poeti non muoiono mai

lucyrispondi
23/02/2018 a 7:08 pm

Dalla mia finestra un mondo magico.
Nevica in alto e in basso,come dire
la fine e l’inizio si toccano.
Il mondo è visione e racconto

Ascoltando Ambient musica per aereoporti di Brian Eno

Grazie Erri che poeticamente mi riporti al pianoterra ,in una sala d’attesa che non è quella dei-non luoghi-che io amo tanto.

Carmenrispondi
23/02/2018 a 4:38 pm

Bello immaginare quella tavola a cui sono seduti Nina ed Erri
la cena – che non era un granchè -, le poche luci, la danza degli sguardi
il peso delle parole,
quello del silenzio.
Quando si sta davanti a lui ogni cosa che si riesce a dire è così sbagliata e vacua
mentre tutto il non detto crea una bolla lattiginosa intorno
ma lui riesce a scrutarti dentro lo stesso
I suoi aculei non sono arrotondati, ma il loro pungere non fa male.

Da quel poco che so la gioia non ha pazienza.

lucyrispondi
23/02/2018 a 7:28 pm
– In risposta a: Carmen

la scoperta che con se stessi ci vuole un’infinita pazienza,
uguale e contraria a quella- dell’infinita pazienza del vizio-,
la scoperta e la pazienza in atto,dà una gioia indescrivibile.
Come il tempo dilatato,senza confini del cielo in una stanza.
………………..-.Innumerabile esistere-mi scaturisce in cuore-
Stasera mi rileggo la nona Elegia di Duino la mia preferita

elesrispondi
23/02/2018 a 4:21 pm

Qualcuno ha visto Minniti ieri sera a Piazza pulita?L’ITALIA MIGLIORE.Sono orgogliosa di essere italiana.(almeno fino al cinque marzo)

Carmenrispondi
23/02/2018 a 1:22 pm

Citando L.F. Celine:
“Si ha un bel dire e pretendere, il mondo ci lascia molto prima che ce ne andiamo per davvero.
I miei sentimenti erano come una casa in cui si va solo per le vacanze. È appena abitabile.”
il bello dei contrasti è proprio la sfumatura che esiste tra i due estremi.
Oggi piove ed Erri in questi casi è salvifico.

ninarispondi
22/02/2018 a 2:18 am

Dalla mia finestra un mondo incantevole.Nel silenzio della notte un mondo reso innocente dalla neve.

Le grandi impotenze del mondo lasciano GHOUTA nelle mani assassine di un piccolo uomo.
E forse non ci sono neanche le stelle a guardare.Troppi i barili esplosivi,troppe le bombe,
troppa la polvere,troppe le cannonate.E non saranno ,neanche questa volta,i ragazzini a salvare il mondo.

Tacito amico delle molte lontananze,senti
come lo spazio accresci ad ogni tuo respiro
Con le fosche campane nella cella oscillando
rintocca anche tu.Da cio’ che ti consuma
forza trarrai come da nutrimento.

Era il mese di febbraio del 1922 Rilke impetuosamente scriveva – I SONETTI A ORFEO-
Un secolo dopo ,in certe sere,in certe notti,sono esattamente il punto su cui appoggio tutto il peso del mio corpo.Prima di dormire.

ninarispondi
22/02/2018 a 12:00 am

O FORSE ERA ERNESTO NON IL CHE NATURALMENTE…….LUI E’ UN’ALTRA STORIA

ninarispondi
21/02/2018 a 11:58 pm

ah POPULIN
QUI TI INVIDIAMO TUTTI
LA FORTUNA DI CHIAMARSI EUGENIO…..

eugenio populinrispondi
21/02/2018 a 11:52 pm

Non ho altro commento che grazie della giustezza delle vostre parole.

https://blogs.mediapart.fr/eugenio-populin/blog/210218/erri-de-luca-una-sala-di-attesa-une-salle-dattente

una delle pagine web della Cita della Moda fa la propaganda della bellezza della vista sul tetto della città della moda :
“600 m² une vue époustouflante sur Paris”
“Sur le toit du bâtiment, les 600 m² du Rooftop dominent Paris et offrent une vue magique sur la Seine.”

http://www.citemodedesign.fr/fr/privatisation/rooftop

ninarispondi
21/02/2018 a 11:33 pm

FOSSE ANCHE SOLO LA SPERANZA

ninarispondi
21/02/2018 a 11:32 pm

Credo ai poeti
DOVE E’ IL PERICOLO CRESCE ANCHE CIO’ CHE SALVA

ninarispondi
21/02/2018 a 9:54 pm

Quando te ne sei andato,Erri,(d’accordo la cena
non era un granchè) mi hai lasciato un’allegra
malinconia postuma.Non rincorro il tempo,ne sono dentro.
Sono quella pianta sono quel profumo sono nessuno.
Sono un ricordo seminato un aculeo arrotondato.
Fumo il mio respiro-mi allontano dal divano
assaporo con lentezza questo tempo di febbraio
Con la pazienza della gioia-ora è l’ora

nico-tinarispondi
21/02/2018 a 9:41 pm

poi con D.F WALLACE-OGNI STORIA D’AMORE E’UNA STORIA DI FANTASMI-E POI SEMPLICEMENTE -UNA STORIA D’AMORE E’UNA STORIA D’AMORE-

nico-tinarispondi
21/02/2018 a 9:33 pm

la morte e la vita……te la sei scordata…..
un grande poeta diceva che la morte è la parte della vita NON RIVOLTA A NOI.,non rivolta a noi appunto.A noi vivi.

nico-tinarispondi
21/02/2018 a 9:27 pm

Che tristezza Carmen,ma sopravviverò alla tua tristezza,si può.
Perchè non aggiungere che di notte tutte le vacche sono nere?
–Hanno la stessa matrice-e sì Dio mio avanti con la logica binaria ……..
A te dedico una vecchia canzone molto contemporanea del grande BOB-BALLAD OF A THIN MAN-

Carmenrispondi
23/02/2018 a 9:43 am
– In risposta a: nico-tina

…nessuna tristezza, Nico-Tina, finchè si dedicano vecchie canzoni alle persone.

Carmenrispondi
21/02/2018 a 1:59 pm

Il mondo tutto è un gioco di contrasti, ci sono grandi città i cui “quartieri bene” confinano con quelli malfamati soltanto attraverso la striscia labile di un marciapiede. La stessa Ville Lumiére ha sotto le sue migliaia di pailettes un tessuto spesso scadente e mal rifinito, che stinge coi “lavaggi”.
In fondo sono come le due due facce di una stessa moneta, attaccate, inseparabili, diverse anche se aventi lo stesso valore nominale.
Il bene e il male, la notte e il giorno, il bianco e il nero, il dare e l’avere, il più e il meno hanno la stessa matrice pur se portano a diversi risultati, attraverso diverse strade.
In fondo anche la moda, quando è svilita e ridotta a business, altro non è che una mera mercificazione del corpo umano. La Senna separa, ma essendo acqua che scorre, la separazione non è poi così netta.

elesrispondi
21/02/2018 a 1:25 pm

bisogna poi anche dire che la SIria è un groviglio di vipere e l’Europa un’oca grassa,come minimo………

luciarispondi
20/02/2018 a 7:29 pm

poi rileggo le tue parole di oggi ,le parole di chi frequenta questo prezioso spazio,in cui ci si confronta senza insultarsi,
e mi dico con Benjamin che è sacrosanto-accendere nel passato la favilla della speranza,—–che anche i morti non saranno
al sicuro dal nemico,se egli vince.E questo nemico non ha smesso di vincere-
——–Un giorno li tramanderanno a voce,cercando di addolcirli——ma poi chissà ……se li tramanderanno solo a voce………

luciarispondi
20/02/2018 a 5:53 pm

Sala d’attesa è anche questo spazio-tempo prima del quattro marzo.Si deciderà, in un solo giorno,
se i populismi che crescono come funghi matti (in Italia e non solo) avranno la meglio.
W.Benjamin-Angelus Novus
La tradizione degli oppressi ci insegna che -lo stato di emergenza-in cui viviamo è la regola.
———————————–Lo stupore perchè le cose che viviamo sono- ancora -possibili nel
ventesimo secolo è tutt’altro che filosofico.Non è all’inizio di nessuna conoscenza,se non quella
che l’idea di storia da cui proviene non sta più in piedi-

queste parole sono all’ordine del giorno e dei tanti giorni che verranno.Occhi e orecchie il più possibile aperti .

Valeria Dell’Annarispondi
20/02/2018 a 2:30 pm

Un Campo dei miracoli è una sala d’attesa…

lucyrispondi
20/02/2018 a 2:07 pm

Fisso quella lunga catasta di tende.Sembra un enorme bruco verde,fermo nel tempo che passa .
Un tempo sospeso nell’angoscia per chi ci sta chiedendo lavoro,dignità,umanità.Accoglienza.
Poi ,sì,forse,sicuramente ci sarà un Edgar Lee Masters e una nuova Spoon River,nuovi epitaffi,
ma ,ora no ,non mi interessa.C’è una domanda urgente da porsi : chi siamo noi europei oggi?
La Senna ,uno specchio che riflette un cielo lontano,distratto.Ai suoi bordi due immobilità
uguali e contrarie.Penso alle sue acque che andranno a confondersi con altre acque,il resto
degli scampati in mare Mi fermo,una vertigine mi coglie di sorpresa.L’Europa per loro è una sala di attesa

Giuseppe Fiordororispondi
20/02/2018 a 2:02 pm

“Dirimpetto alla Città della Moda…”. Le contraddizioni dei mondi…

Tappino torineserispondi
20/02/2018 a 1:13 pm

“Le due rive si ignorano”. Andando oltre i fianchi murati di un fiume vedo scorrere, tra dolore e finzione, un’accozzaglia di sbagli da cui difficilmente l’occidente potrà scampare…mentre decide se quest’anno d’estate andrà di moda il sandalo o l’infradito. La follia della contraddizione è ovunque… a Torino davanti a negozi centrali (in cui non entri manco per chiedere un’informazione se no paghi anche quella), campeggiano clochards di ogni dove. Sotto i ponti storici di Roma c’è una foresta di umanità con radici affondate nell’indifferenza locale e internazionale. Non mi consola la fratellanza di chi è occupante di strade e degli abbracci di ombre da ponte. Non mi consolano le tende improvvisate a riparo di pioggia vigliacca. Non mi consola niente… neanche le tue bellissime parole di denuncia sulle condizioni dei migranti bloccati qui e là…e credo sia giusto così. Tvb <3 poeta

Valeria Dell’Annarispondi
20/02/2018 a 1:07 pm

Erri, con rispetto parlando, scompiglio Montale. Mi sembra lo stesso quadro.
[…] Non apparirai più dal portello
dell’aliscafo o da fondali d’alghe,
sommozzatrice di fangose rapide
per dare un senso al nulla. Scenderai
sulle scale automatiche dei templi di Mercurio
tra cadaveri in maschera,
tu la sola vivente,
e non ti chiederai
se fu inganno, fu scelta, fu comunicazione
e chi di noi fosse il centro
a cui si tira con l’arco dal baraccone.
Non me lo chiedo neanch’io. Sono colui
che ha veduto un istante e tanto basta
a chi cammina incolonnato come ora
avviene a noi se siamo ancora in vita
o era un inganno crederlo. Si slitta. […]

nord-sudrispondi
20/02/2018 a 10:56 am

Poi guardo -La laitière-di Vermeer, leggo Wistawa Szymborska.

Vermeer

Finchè quella donna del Rijksmuseum
nel silenzio dipinto e in raccoglimento
giorno dopo giorno versa
il latte dalla brocca nella scodella,
il Mondo non merita
la fine del mondo.

Europa ricorda chi sei, quello che sei stata,le tue guerre e i tuoi morti.La lezione dei tuoi fantasmi.Pensa a quello che vuoi essere.OGGI.

nord-sudrispondi
20/02/2018 a 10:23 am

Ho freddo,accendo la stufa e mi faccio un caffè.
Le tue parole suonano a morto.E’un agonia
lunga quella di un Europa che non sa
costruire un ponte tra una riva e l’altra.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: