Un’annata insolente

Comincia in anticipo l’epidemia di promemoria dell’annata 1968, prossimamente cinquantenne. Alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, a Valle Giulia, c’è già un’esposizione: “1968, è solo un inizio”.
Il titolo riprende mezzo slogan del maggio francese di quell’anno: c’è n’est qu’un debut. Il resto proseguiva: continuons le combat. Le combat: questo è il sostantivo dell’epoca scaduta, riproposta dall’anniversario.
Valle Giulia: prima del maggio di Parigi ci fu il marzo di Roma, che inaugurò in Italia le ostilità di una generazione politica insubordinata. Era nuova, perché non proveniva dalle fila di nessun partito, fuori di qualunque tesseramento e casella precedente.
Nelle settimane di quell’inverno gli studenti universitari avevano occupato diverse facoltà, sospendendo le lezioni, accampandosi dentro anche di notte, ragazze e ragazzi insieme, novità scandalosa. Erano stai sgomberati dalla polizia, studenti picchiati, studentesse trascinate per i capelli. Non rinunciavano, avevano convocato assemblee, deciso nuove occupazioni. In altre città d’Italia si diffondeva il contagio.
La facoltà di Architettura a Valle Giulia è lontana dalla sede universitaria centrale. Quel giorno di marzo fu occupata e sgomberata subito dalla polizia. Ma in quel punto e in quell’ora, e in quell’ira, gli studenti reagirono e ingaggiarono battaglia. Le scarse immagini dell’epoca riportano confusi parapiglia in bianco e nero tra giovani e reparti in divisa, sulle rampe dell’avvallamento. Arresti a camionate dei molti poi incriminati per il reato di resistenza a pubblico ufficiale.
Un cantastorie di quella gioventù cantò e fece cantare a squarciagola una sua strofa a sintesi della giornata: ”Non siam scappati più, non siam scappati più “. Iniziava così all’insaputa dei presenti l’anno d’impazienza 1968.
Visito le stanze dell’Esposizione, un’enorme tela di Mario Schifano strepita di rosso e di titolo politico. Di Franco Angeli c’è una sagoma di Mao Tse Tung. La Cina era vicina. I pittori stendevano colori presi dalle manifestazioni di quella gioventù esordiente. Negli stadi gli slogan del tifo ripetevano i ritmi di quelli scanditi dai cortei studenteschi.
Ricordi vari e buffi mi offrono un suggerimento. L’andata va raccontata sgangheratamente. A tentare l’imbalsamazione in convegni e categorie, la si manca del tutto. I promemoria devono mettere in conto di procurare almeno una risata, in omaggio alla scostumatezza di un’annata insolente.

Erri

30 Comments

Join the discussion and tell us your opinion.

Lucyreply
ottobre 14 at 09:10 PM

Si è caduti nel 68 come si cade nell’amore.
Come in ogni passione ognuno può dare
solo quello che è .Così è stato per chi l’ha
vissuto abbastanza,quell’anno insolente

Margheritareply
ottobre 14 at 04:10 PM

E la grande aspirazione del movimento operaio
all’inizio del secolo scorso

Margheritareply
ottobre 14 at 03:10 PM

L’alternanza scuola-lavoro….forse un seme del 68

Nord-sudreply
ottobre 14 at 03:10 PM

Canto di hototogisu
e l’orecchio si rinnovella

Sawaki Kinichi

Valeria Dell’Annareply
ottobre 14 at 11:10 AM

I wish you asked more than that

ninareply
ottobre 14 at 08:10 AM

Sì come-Like a bird on the wire………-

Valeria Dell’Annareply
ottobre 13 at 09:10 PM

Una battuta finale…
Il potere di cinguettare, a me!

Grazia Valeria Stanzialreply
ottobre 13 at 04:10 PM

Catapultati nella totale tecnocrazia globale dei mercati, viviamo ora gli anni della tecnicizzazione del politico.
E, al limitare, la speranza sessantottina non ancora rinnegata, la dabbenaggine dei pochi illusi, la presunzione di credere che l’uomo non sia dominato dalla tecnica ma viceversa.
Ci riguarda.

Nord-sudreply
ottobre 12 at 07:10 AM

-Questa è l’acqua,questa è l’acqua;dietro questi eschimesi c’è molto più di quello che sembra-
ogni tanto ricordarci delle parole di D.F.Wallace

margheritareply
ottobre 12 at 07:10 AM

un anno insolente…..quindi una risata,certo non potevamo prevedere come_ammazza come niente il pescespada_

Valeria Dell’Annareply
ottobre 11 at 10:10 PM

…ancora premi per i musi che vengono pestati?!

Sherry waireply
ottobre 11 at 08:10 PM

Nel 68 ho letto pochi libri e non quelli consigliati.Dopo forse troppi,ma sono grata a quelli (e sono pochi) che mi hanno salvato la vita.Così oggi penso di conoscere troppe parole.
Vorrei avere il linguaggio preciso dell’infanzia
per poter comunicare l’essenziale o quello dei poeti per poter ascoltare il suono del mondo o quel silenzio profondo dei momenti più felici.

Silenzio interiore come sospensione dei conflitti,alla loro armonizzazione penserò domani.

Grazie Erri continuerò a leggere quello che scrivi fino alla fine del mondo (il mio ).

((ivano))reply
ottobre 11 at 06:10 PM

………17………46………68………77………manco fosse una lotteria esistenziale………così in bilico tra il sibilo di pallottole vaganti e l’agire fantastico di immaginari collettivi………e poi tutti quei grugni………e poi tutti quei musi………ma che roba è?………ma che vita è?………Naaaaaaaaaaaaaaa :: non c’è più morale contessa!!………macchè…((e no che non c’è))………

Lucyreply
ottobre 11 at 03:10 PM

Oggi 11ottobre a 49 anni dal 68 penso
Proprio in questo momento:a capo.
Siamo della vita dilettanti(tutti quanti)
Ma chi vorrei aver con me ora?qui?
Bambini vecchi e amanti.

Ai giovani il futuro……

Carmenreply
ottobre 11 at 11:10 AM

Siamo tutti figli del Sessantotto, alcuni legittimi, altri meno, ma la mamma è sempre la mamma. E da quando ho iniziato a leggerti, Erri, che mi risuona in testa questo pezzo del cantautore Silvestri:
“L’uomo col megafono cercava, sperava, tentava di bucare il cemento
e gridava nel vento parole di avvertimento e di lotta, ma intanto la voce era rotta
e la tosse allungava i silenzi, sembrava che fosse questione di pochi momenti, ma invece di nuovo la voce tornava
Compagni! Amici! Uniamo le voci! Giustizia! Progresso! Adesso! Adesso!
L’uomo e il suo megafono sembravano staccati dal mondo,
lui così magro, profondo e ridicolo insieme, lo sguardo di un uomo a cui preme davvero qualcosa, e che grida un tormento reale, non per un esaurimento privato e banale,
ma proprio per l’odio e l’amore, che danno colore e calore, colore e calore ma lui soffriva lui soffriva davvero
Quell’uomo magro io avrei voluto conoscerlo durante i suoi diciotto anni, ma poco male, lui è rimasto uguale. Così, solo per dirgli che sarebbe diventato un uomo capace di scrivere – finalmente – un testo onesto sul Sessantotto.Quando i numeri contano si scrivano in lettere.
Erri ti voglio bene.

frammentireply
ottobre 11 at 06:10 AM

Il ’68… il “folle volo”… una disobbedienza imperdonabile… “infin che ‘l mar fu sopra noi richiuso” relegando in fondali oscuri entusiasmi e speranze

lucyreply
ottobre 10 at 10:10 PM

questa estate quante lucciole (lucciole lucciole non lanterne)
Pasolini a volte ha preso granchi,anche lui ,come tutti i mortali

Valeria Dell’Annareply
ottobre 11 at 01:10 PM
– In reply to: lucy

Saranno state lucciole o lanterne? Dici granchi? Mah… Il dubbio è legittimo, in fondo non c’eravamo ma lui… Considerando il sistema finale, identico a quello di partenza, sembrerebbe improbabile che lui, che non c’è, sia stato più preciso nella diagnosi di noi altri, testimoni rivisitatori del nostro tempo.

Valeria Dell’Annareply
ottobre 10 at 09:10 PM

“Dopo un’improvvisa rivoluzione degli anni ’60 di tipo tecnologico e dopo la falsa rivoluzione del ’68 che si era presentata come marxista mentre, in realtà, non era altro che una forma di autocritica della borghesia (la borghesia si è servita dei giovani per distruggere i miti che le davano fastidio) la restaurazione recupera dal passato le parti più negative.”
(Pasolini a proposito dell’ “entropia borghese”…in assenza di un’alterità rappresentata dal mondo della cultura popolare: è irreale tutto ciò che non è frutto di una conquista dal basso ma concesso dall’alto.
Si ringrazia un eretico nonché corsaro.)

Tappino torinesereply
ottobre 10 at 08:10 PM

Avete una grande responsabilità storica, voi testimoni di quel periodo. Quella di non edulcorare nulla, di trasmettere i fatti di 50 anni fa esattamente come si svolsero, nel limite delle possibilità e delle fonti reperite ovviamente. Ciò, non certo per la generazione mia o per quelle successive ( che tanto poi interpreteranno come vorranno… e questo è il rischio per tutti i fatti raccontati da lunga distanza) che han fatto e faranno le proprie lotte. No, è per voi , solo per i ragazzi di ieri, perché il ricordo di gioventù fa bene s’è ben ravvivato dalle giuste tracce storiche. Resta quel friccichìo rimasto sul naso di molti testimoni, del periodo più bello che si è vissuto. L’ho visto chiaramente l’altro giorno, portando il saluto di un amico lontano a un conoscente comune… è bastato un solo nome, e ho visto il sorriso di un ragazzo di vent’anni fa. 🙂 Ps: se potessi esprimere un desiderio però, mi piacerebbe calarmi in quel passato almeno per un giorno solo, magari in primavera; trovarti tra la folla che urla, strapparti un bacio e vedere che effetto fa…e poi sparire. (Tanto, le ragazze degli anni ’70 facevano così, no?) 😛 Ciao poeta <3

Tappino torinesereply
ottobre 10 at 08:10 PM

Caro Erri, il ’68… lo sento nominare in continuazione da quando sono nata. Non so se nelle altre città se ne sente parlare come qui a Torino, città un po’ culla e un po’ tomba di tanta spinta popolare… però qui è così. Dei tanti ‘A ma record’ autocelebrativi forse questo è l’unico che ha un senso per esser ricordato, perché segnò un profondo cambiamento di costumi (…a proposito : mica sei stato pure tu in quelle comuni dove ci si passava donne e uomini come cicche accese???) e di psicologia anche all’interno delle famiglie, non solo nella socialità diffusa. Mise inoltre in discussione i rapporti di forza tra società civile e ‘Stato’ per lungo tempo. Ero piccola, ricordo solo la eco di qualche tafferuglio 😀 , di quel decennio ho visto solo l’ultima luce di una cometa. Come hai detto l’altro giorno? ‘Tu non c’eri’. No, io non c’ero. Io non faccio parte della vostra generazione Non c’ero nelle piazze , non c’ero nelle fabbriche o nelle scuole da occupare, non c’ero a serrare i ranghi nelle manifestazioni… e sai una cosa? Per come sono fatta: m’è andata di culo. Perché non mi sarei limitata alla registrazione di fatti correnti e cruenti… mettiamola così. Quel periodo è finito da oltre trent’anni, ma il grande affetto con cui lo si ricorda spesso mi fa pensare che sia stato un periodo particolarmente frizzante, ancora pieno di speranza e tanta vitalità…

ambrareply
ottobre 11 at 01:10 PM
– In reply to: Tappino torinese

Io c’ero. Ancora troppo giovane e immatura, inconsapevole del cambiamento epocale in cui mio malgrado stavo inciampando.
C’ero al primo anno di liceo, con le scuole occupate, con i genitori disorientati almeno quanto me, che con apprensione mi ripetevano che a scuola si va per studiare, non per fare casino.
C’ero come mera spettatrice di cortei e di amiche incinte a 16 anni.
C’ero qualche anno più tardi, sui treni mattutini per Torino, provenienti dal Sud dopo la nottata, zeppi di facce sfatte, di marmocchi lagnosi, di odori e di valigie di cartone. E poi per le vie tappezzate di cartelli “non si affitta ai napoletani”.
C’ero a Palazzo Nuovo, con i gruppi di studio e il 6 politico, e con un mitico Alessandro Galante Garrone che dispensava lezioni di civiltà, in un’Aula Magna stipata da cima a fondo, dove potevi percepire il fiato del vicino.
C’ero con le prime minigonne, con le femmine che si tagliavano i capelli e i maschi che li lasciavano crescere.
C’ero e sono orgogliosa di esserci stata, fortunata di poter raccontare, senza bisogno né pretesa di dover giudicare.

Lucyreply
ottobre 10 at 07:10 PM

68 come infanzia felice.Ognuno a suo modo felice,quindi,
-felicità- collettiva.È durato poco ,ma Eva ha lasciato un piede nella porta ,per tenerla aperta ,quando qualcosa è scivolato fuori dai binari e li ha fatti saltare per aria.Quella porta non si è più chiusa, la teniamo aperta faticando ancora.Ma ne vale la pena.

Valeria Dell’Annareply
ottobre 10 at 06:10 PM

Nell’anno del Gallo si canta: “No alla scuola dei baroni”. Cominciamo dalla fine.

Nico-tinareply
ottobre 10 at 06:10 PM

Matti da slegare.Del 68 mi è rimasto un piccolo talento personale.Il mio osso parietale riconosce all’istante l’occhio che sta male:l’orbita spenta come secchio svuotato del passato e del presente ,il giorno e la notte uguali.Le facce muri sbiancati a calce.
Questo è esattamente il punto morto.
Anche i sogni hanno padroni ,non fanno capriole,non vedono le viole,non inseguono aquiloni…..

Ma quando Basaglia è arrivato qualche muro è caduto.Anche questo è stato 68

Albareply
ottobre 12 at 05:10 PM
– In reply to: Nico-tina

E’ stato un tentativo di libertà. L’immaginazione al potere e molti errori. Ma la legge Basaglia rimane il tentativo più umano e commovente, per me che ho visto da vicino la follia.

Est-ovestreply
ottobre 10 at 05:10 PM

Nessun commento?il 68 dimenticato?
Che desolazione
Sento una umiliazione speciale,come quando si parla e nessuno cambia espressione:l’occhio fisso che guarda altrove,distratto,come quello di un ratto quando cerca una via di fuga.
Eppure,Eppure….

Raimondo Di Maioreply
ottobre 10 at 12:10 PM

Quando finalmente le porte del mondo s’aprirono, poi un colpo di vento o qualcuno richiuse…

Amedeoreply
ottobre 14 at 11:10 AM
– In reply to: Raimondo Di Maio

Malinconica sintesi di un avvento?

lucyreply
ottobre 10 at 09:10 AM

una nuova generazione politica si affacciava alla vita.Voleva cambiare il mondo e il proprio starci.Almeno in parte,lo dico come Lucy, ci siamo riusciti .Certo anche ridendo.
Era una risata che fino a allora non si era mai sentita,per le strade,nei bar,nei nostri affollamenti disordinati,ragazze e ragazzi,insieme, discutevano seriamente delle cose
del mondo.Musica nuova.In tutti i sensi.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: