Mediterraneo

C’è un Mediterraneo del Sud che brulica di nascite e di gioventù. Ne trabocca fino a noi, che dobbiamo al loro contributo un miglioramento nel saldo tra decessi e nuove vite. Non foss’ altro che per riconoscenza, un qualunque governo italiano dovrebbe conferire honoris causa la cittadinanza a chi, nascendo qua, ripopola il nostro sfoltimento.
Quando la gioventù si accorge di essere maggioranza, ha l’ impulso di prendere la parola. La parola pubblica va presa, non è data per gentile concessione del potere di turno. Va presa e tenuta contro le repressioni, i reparti in divisa, gli arresti, le condanne. La parola pubblica succede in piazza, non nelle aule isolate, insonorizzate, sorde e protette da quello che succede al pianoterra.
Nelle piazze del mondo, dalla sponda sud del Mediterraneo e da quella est di Libano, Siria, Turchia, una gioventù di maggioranza prende la parola e non la restituisce. Invece da noi registriamo una generazione opposta, in minoranza rispetto all’ adulta e anziana. Da noi la gioventù ha come magra prospettiva il ricambio fisiologico,  la lenta estinzione della gerarchia dominante. Da noi il potere sta  nelle mani artritiche di un reparto geriatrico. Da noi quattro nonni si contendono il tempo di un solo nipotino.
Nel Mediterraneo del Sud l’ urto demografico di una nuova gioventù istruita e informata cambia i rapporti di forza tra masse e potere. Esige di contare, di farsi valere. Anche quando sceglie cause perse in partenza, come la difesa dei 600 alberi di Gezy Park a Istanbul, lo fa per bisogno di alzare la voce e negare al potere l’ arbitrio di decidere sull’ ombra, sull’ ossigeno, sulle radici.
Da noi lotte simili, dalla Val di Susa a Chiaiano, dichiarano la stessa legittima difesa del proprio territorio contro la pretesa feudale di imporre ai sudditi l’ obbedienza, ma hanno molto meno contagio politico. Perchè da noi manca la corrente elettrica erogata da una gioventù maggioranza, dalla sua energia eolica, geotermica e fotovoltaica, generata dal ritrovarsi innumerevole in piazza. Lo stesso impulso di sovranità sulla propria vita, sul suolo e sul futuro fa avvenire là rivoluzioni e da noi resistenze.
Ho fatto parte di una generazione maggioranza. Eravamo i nati in dopoguerra, scaraventati a sacco nel mondo dall’ ansia di riempire i vuoti. Dopo ogni sterminio  riparte l’ istinto di crescita, lo fa anche l’ albero dopo il fulmine. Eravamo assai e c’importava il mondo, che nel 1900 è andato avanti a forza di rivoluzioni. Eravamo anche i beniamini della prima istruzione di massa. L’ Italia di dopoguerra si riscattava  dall’ analfabetismo. Ecco i buoni ingredienti di una gioventù in rivolta: il numero e la consapevolezza.
Gli esorcisti venuti dopo e quelli che si sono dissociati da se stessi parlano di quel tempo come di ubriacatura. Si è trattato invece di una lucida e intransigente sobrietà di massa. La riconosco nelle rivolte del Sud da dove arriva l’ alta marea del futuro. Anche gli innumerevoli di Rio in ascolto di un uomo che vuole chiamarsi Francesco, anche loro partecipano del fervore di una nuova gioventù, maggioranza del mondo.
In Egitto, in Turchia, in Brasile, in India si svolge la storia maggiore che sempre punta sull’ energia rinnovabile di chi ha dalla sua il tempo e la nuova età di ragione.

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