la Rassegnazione - Giusti

Rassegnazioni

Sono ammiratore di Giuseppe Giusti, poeta italiano del 1800. Studiato a scuola per qualche suo verso ironico, lo sospettavo di maggior grandezza. Me lo conferma una recente lettura della sua pagina nitida e corrosiva. Sulla mia scala di gradimento lo sistemo in cima alla poesia italiane di quel secolo, sullo stesso piano di Leopardi, ma in disparte.
Nomino in questa nota dei versi dal titolo : “La Rassegnazione”, del 1846, come consiglio di lettura. Istiga l’opposto, rivolgendosi a un padre ipotetico “conservatore dell’Ordine dello Statu-quo”.
Giusti assesta morsi alla rassegnazione dell’oppresso, scambiata per cristiana virtù di sopportazione. Ammette il diritto all’ira contro chi opprime :
“L’ira non sento alla virtù contraria.
Fossi Papa, scusatemi, a momenti
l’ira la metterei nei Sacramenti.”
E conclude così la sua demolizione:
“Chi fa da santo colle mani in mano
Padre, non è cattolico, è pagano”.

A proposito di Papa, credo che quello in carica leggerebbe volentieri la temperatura cristiana di questo antenato.
La sua poca fortuna di critica sta tutta dentro l’800: era di simpatie repubblicane. La monarchia che aveva realizzato l’unità geografica d’Italia, aveva bisogno di più fedeli esempi. La critica letteraria è volentieri suddita spontanea, senza bisogno di suggerimento.
La rassegnazione è un peccato capitale e anche un’ignoranza volontaria. Chi dice che a niente serve opporsi che governano sempre gli stessi, soffre di accidia storica. Fosse vero ci sarebbero ancora i Faraoni in Egitto, gli imperatori a Roma e, via scendendo verso il basso della classifica, i Savoia regnanti. Invece succede che il terreno sotto i tacchi dei potenti smotta, slitta, frana continuamente. Il mondo se li scrolla di dosso come un cane le pulci. Perciò si tratta di scegliere se avere parte, diritto, ricordo nella trasformazione o se si sta in disparte “per scansar molestia”, come scrive Giusti.
Il percorso dei cristiani è tornato allo stato di puro pericolo di vita. In Africa, in Asia si è uccisi per questa appartenenza. Il mondo si è ristretto, in molti paesi è mortale abitare. E’ un tempo severo il presente e il prossimo venturo. A nessuno deve essere concessa la pigrizia della rassegnazione.

Erri De Luca

 

4 Commenti

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Amedeorispondi
11/02/2016 a 9:38 pm

Perdenti: la ribellione, vincenti pigrizia
Perdenti: ideologia, vincenti rassegnazione. Grazie Erri che ci fai pensare e poi riflettere con le tue schegge di verità’, grazie.

Elespaterlinirispondi
09/02/2016 a 4:39 pm

ira o rassegnazione
logica binaria
altro il sentiero
sufficientemente decente

raggiungere gli altri
farsi raggiungere
uscire di casa
anche se piove
proprio perchè piove

adesso subito

Silvia Acocellarispondi
09/02/2016 a 3:52 pm

Ottimo tempismo. Questa pagina mi giunge il giorno prima di una battaglia. Sono l’ultima rimasta di una folla dispersa perché rassegnata. Resterò a mani vuote, ma continuerò ad avere “mani felici”, come piace ai poeti.
Silvia

@dryrispondi
10/02/2016 a 8:29 pm
– In risposta a: Silvia Acocella

Son le donne le meno pigre!

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