Residenti

Leggo Conrad, “La follia di Almayer”, ritrovo il clima torbido del colonialismo degli Europei predoni di ricchezze, protetti da supremazie militari. Ritrovo il rancore represso dei popoli dell’Oceano Indiano sottoposti a servitù, le loro sporadiche vendette.
Più tardi sarebbero diventate rivolte, insurrezioni per le indipendenze.
Conrad descrive la morbosità del profitto, la caccia all’oro da parte di avventurieri.
Intravedo nel libro il tempo precedente all’epidemia, gli accaparramenti di materie prime su scala mondiale, prima della tregua imposta dalle polmoniti doppie.
Alla riduzione delle foreste produttrici di ossigeno si è accoppiato il deficit respiratorio delle patologie, il loro disperato ricorso alla bombola. A tale causa tale effetto? Non ho questa fiducia nel reciproco, mi basta la coincidenza di due effetti. Le coincidenze sono strumenti narrativi.
È stata un proseguimento di colonialismo, l’ultima fase dell’arrembaggio, intollerante di restrizioni alla sua espansione. I mutamenti climatici  potevano andare a farsi maledire.
Nelle fortune scadute di governi indifferenti all’aria, all’acqua, al suolo della terra, riconosco l’avvento di un monsone tropicale, passato da stagionale a cronico. Le influenze autunnali degli anni precedenti erano considerate un evento atmosferico, una perturbazione sanitaria in transito. Al loro posto si è piantato il virus fisso e micidiale.
È scaduta un’epoca di primato dell’individuo sulla comunità. Le misure di contenimento dei contagi mettono al centro e danno priorità al bene sommario e collettivo della salute pubblica di tutti. È svolta di profondità storica.
Lo sfratto in corso dell’ultimo campione dell’individualismo dai locali della Casa Bianca può stare a segno della revisione epocale delle precedenze. La sua resistenza a sloggiare corrisponde a una diffusa negazione dell’evidenza.
“La follia di Almayer” da caso politico di febbre da accumulazione della specie umana, retrocede a caso clinico di disturbo della personalità. È cominciato il lento addio al colonialismo delle risorse e delle energie. A partire dal prodotto bandiera dell’accaparramento: il petrolio. La sua estrazione era arrivata alla tecnica dei mini terremoti con il metodo “fracking”. Ora è fuori mercato per i costi e il prezzo del greggio non vale la spesa di estrarlo. Le compagnie petrolifere investono in fonti energetiche dette rinnovabili.
È iniziato l’addio a Kaspar Almayer, al mondo inteso come tropici da depredare con la pirateria delle potenze militari.
Lentamente si prende penna e inchiostro per la stesura di un patto tra residenti e pianeta.

16 Commenti

Unisciti alla discussione per dirci la tua

un amico sconosciutorispondi
19/11/2020 a 2:53 am

Cara Valeria, e parlo per me, quando leggo un testo, che sia di Platone o di Marx o di Steinbeck,o di Cervantes o di Freud, o, o di un altro genio, se non lo capisco non è perché non é chiaro e dicevo sintetico e semplice, se vuole, quanto basta, al contrario lo è sempre per il motivo che chi lo ha scritto lo vuole trasmettere, vuole trametterlo assolutamente, sempre se si tratta di un vero genio, ovvio, Pertanto, ripeto che se non lo capisco è perché sono io che non lo capisco poiché non sono alla loro altezza certamente, e allora, a questo punto, sempre che non sia il testo di un quaquaraquà che va di moda, ovviamente comincerà la mia ricerca del senso per non perdere il senso per la ricerca, che mi salverà forse dalla solitudine spirituale, se mi sento sola, ma dubito alquanto che mi salverà dal Diluvio Universale! Buona giornata, cara Valeria.

Valeria Dell’Annarispondi
19/11/2020 a 11:19 am
– In risposta a: un amico sconosciuto

Quella mia prima risposta, cara amica immaginaria, voleva essere proprio una spiegazione semplice e sintetica di ciò che ho elaborato nel mio post sulla scia di quello di Erri, ma che a quanto pare tu non hai capito perchè, a volte, è proprio vero, la banalizzazione distoglie da tutto un percorso necessario ad interpretare i punti isolati di una mappa… mentale.
Non ii preoccupare: sapere di essere all’altezza di una quaquaraqua è sempre meglio di non saperlo – parlavo di me, naturalmente – e su questo Socrate ha fondato la sua scuola per osteriche. Ma Gesù lo spiegherebbe meglio con parabole, usando simboli che parlano alla coscienza di un’intera comunità, e non al singolo, perchè usati e conosciuti da tutti. Io non so disegnare.
Buona giornata a te

un amico sconosciutorispondi
19/11/2020 a 2:50 am

Cara Valeria, e parlo per me, quando leggo un testo, che sia di Platone o di Marx o di Steinbeck,o di Cervantes o di Freud, o, o di un altro genio, se non lo capisco non è perché non é chiaro e dicevo sintetico e semplice, se vuole, quanto basta, al contrario lo è sempre per il motivo che chi lo ha scritto lo vuole trasmettere, vuole trametterlo assolutamente, sempre se si tratta di un vero genio, ovvio, Pertanto, ripeto che se non lo capisco è perché sono io che non lo capisco poiché non sono alla loro altezza certamente, e allora, a questo punto, sempre che non sia il testo di un quaquaraquà che va di moda, ovviamente comincerà la mia ricerca del senso per non perdere il senso per la ricerca, che mi salverà forse dalla solitudine spirituale, se mi sento sola, ma dubito alquanto che mi salverà dal Diluvio Universale! Buona giornata, cara Valeria.

un amico sconosciutorispondi
18/11/2020 a 10:01 pm

Cara Valeria, potrebbe chiarire e sintetizzare un po’ il suo commento, per cortesia, per me, almeno, è assai oscuro. Grazie e bella serata. un amico sconosciuto.

Valeria Dell’Annarispondi
18/11/2020 a 11:53 pm
– In risposta a: un amico sconosciuto

Non è detto che tutto debba essere dato chiaro e semplice, altrimenti si perde quel senso per la ricerca che ha sempre salvato l’uomo dalla solitudine spirituale. E dal diluvio. Una buona serata anche a te.

Valeria Dell’Annarispondi
18/11/2020 a 7:31 pm

Individuare, nell’ambiente circostante, le coincidenze come strumenti narrativi equivale a “divinare” il Genius Loci rimosso, che non siamo più capaci di udire, di scorgere “oltre” ogni cosa in Natura, per dipanarlo dall’ombra dove lo abbiamo relegato nel momento in cui abbiamo preteso di livellare le caratteristiche locali in nome del progresso, perdendo così ogni riferimento nella mappa mentale…
Sottoscrivo la necessità di un’altra narrazione dei luoghi per non confondere le cause, che hanno tolto ad essi “profondità e sostanzialità storica”, dagli effetti di uno sfratto dell’uomo dal senso di un tracciato. Meglio dire che bisogna tornare a pensarli, i luoghi, come “origine”: l’origine che ha dato significato e fisionomia, in corrispondenza biunivoca con il Genio, a quelle comunità che nel tempo in quei luoghi si sono succedute prendendosene cura, abitandoli, rendendoli visibili, contraddistinguendoli da altri.
Soltanto con questo compito, il filosofo accompagnerebbe l’architetto, l’ingegnere e il geometra in un sopralluogo. oppure tutti in un solo poeta, assembrati nel pensiero di un sinonimo identificativo di una comunità nuova e di una nuova origine. Ma che nessuno parta, purchè si parta alla ricerca dell’oltre”, senza l’ingegnere.

(Liberamente ispirata da Marcello Veneziani)

un amico sconosciutorispondi
18/11/2020 a 10:03 pm
– In risposta a: Valeria Dell'Anna

Cara Valeria, potrebbe chiarire e sintetizzare un po’ il suo commento, per cortesia, per me, almeno, è assai oscuro. Grazie e bella serata. un amico sconosciuto.

un amico sconosciutorispondi
17/11/2020 a 6:48 pm

Caro Erri, personalmente mi fido di più di un patto con Dio che con l’Uomo, di fatto di Diluvio Universale ce n’è stato uno solo, come da Lui promesso. La cupidità essendo infinita nell’Uomo come la stupidità come dice Einstein, i patti non lo manterrà! Buona serata e grazie. un amico sconosciuto

Danielarispondi
17/11/2020 a 2:33 pm

osservazioni acute su una visione globale prevedibile, ma c’è chi incolpa ancora il padreterno per i gravi errori umani. Possiamo raccogliere ciò che abbiamo seminato senza criterio e lungimiranza. Molto vere e condivisibili le Tue considerazioni. Grazie.

un amico sconosciutorispondi
17/11/2020 a 6:12 pm
– In risposta a: Daniela

Cara Daniela, noi, del volgo, non scegliamo mai per lo più, Ahinoi! E se possiamo incolpare il Padreterno di una cosa, è ben di avere creato l’Uomo, di fatto dopo si è pentito ma era troppo tardi! un amico sconosciuto

Tappino torineserispondi
17/11/2020 a 1:40 pm

Caro Poeta, mentre annoto nella memoria a lungo termine il titolo di questo libro (così come feci per Céline), le tue parole ricche di speranza purtroppo non mi danno conforto. L’accanimento tesò si è solo spostato… fonti rinnovabili? Sì, ma le reti di distribuzione le terranno come guinzaglio legate alle nostre teste. Mai capiterà una legge che consentirà ad ognuno di realizzare una casa interamente indipendente dai costi delle multinazionali dell’energia. O forse, lo faranno solo quando davvero sarà troppo tardi. Dicevo, l’accanimento al magna magna s’è solo spostato, adesso parla in termini di salute: il nuovo oro è il vaccino, e a chi la spara più grossa assisteremo a breve a chi sostiene della validità di uno piuttosto che dell’altro, alimentando i mai smentiti sospetti che questa epidemia non fosse poi così tanto imprevista… le persone che equivalgono a consumatori con questo ultimo tratto di storia finiscono per diventare assioma nella parola cliente. E il cliente paga, e se paga, è normale che le prime dosi disponibili di certo non finiranno in Burkina Faso. Tesò, che dire… per non farla lunga alla mia maniera: come sempre mi attacco all’aquilone delle tue speranze sperando di farci un giro anch’io senza paura. Forse un giorno vedremo lo stesso panorama, a me per ora basta posare gli occhi sulle persone che amo e esser contenta che stiano ancora qui e in salute, in cxlo al Covid. TVB <3 il tuo tappino

un amico sconosciutorispondi
17/11/2020 a 6:19 pm
– In risposta a: Tappino torinese

La penso come lei, Tappino torinese, l’Uomo troverà sempre il modo di depredare il suo prossimo, è nella sua natura. Possiamo cambiare una natura? Buona sera dalla zona rossa come la sua! un amico sconosciuto.

Leonerispondi
17/11/2020 a 10:04 am

Purtroppo i negazionisti istituzionali hanno poi il massimo delle cure e se la cavano a poco prezzo. chi paga il conto salato sono sempre i soliti “poveri” loro vittime.

un amico sconosciutorispondi
17/11/2020 a 6:23 pm
– In risposta a: Leone

Leone, tranquillo, anche i negazionisti istituzionali sono come noi dei miseri mortali. Pertanto il conto, un giorno o l’altro, lo pagheranno, ma non se lo ricordano. Un saluto non romano. un amico sconosciuto.

Marisarispondi
17/11/2020 a 9:36 am

Sempre alto, sempre, e lucido come una lama di spada. Grazie, grazie. Mary

gigi richettorispondi
17/11/2020 a 9:23 am

Lucida rappresentazione dialettica; ci consegni sempre cose belle e forti! Grazie Erri – gigi

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: