Dittatura Argentina

Resoconto di viaggio

foto1Trentamila giovani vite uccise durante la dittatura militare argentina tra 1976 e 1983: questo spazio all’aria aperta ha il coraggio di chiamare terrorismo di Stato quei crimini.

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Foto2Una parte del muro sul quale sono incisi i nomi delle persone assassinate, davanti all’immenso bacino del Rio de la Plata.

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Foto3Il dettaglio del nome di una donna uccisa in piena gravidanza.

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Foto4Monumento a un ragazzo ucciso buttando da un aereo in mare aperto il suo corpo legato.

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Foto5Ingresso dell’ESMA in Buenos Aires dove furono torturate e uccise cinquemila persone: oggi è un Museo, la sua direttrice, Alejandra Naftal, fu chiusa per un anno in un centro di detenzione illegale chiamato Vesuvio. Al termine della visita, con un abbraccio le ho dato la cittadinanza onoraria di Napoli.

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Foto6Davanti alla Casa Rosada in Plaza de Mayo le madri dei desaparecidos con i fazzoletti bianchi sulla testa rinnovano la loro presenza alle 15,30 in punto. È il 17 marzo 2016, giovedì, uno degli innumerevoli giovedì della loro ostinazione a esigere giustizia.

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Foto: Archivio Fotografico Fondazione Erri De Luca

Didascalia: Erri De Luca

9 Commenti

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Anna Lisa Guarinorispondi
30/03/2016 a 10:00 am

Una emozione fortissima per me incontrare le Madri di Plaza de Mayo a Venezia, anni fa, ad una conferenza organizzata dall’universita’….grazie Erri per raccontarci il tuo viaggio e le tue emozioni. Anna Lisa Guarino

anna ritarispondi
25/03/2016 a 12:54 pm

Sono andata 2 volte in Argentina a trovare un ragazzo che conobbi in Italia negli anni 90.
Allora, quando mi parlava di quello che era accaduto al suo paese sotto il regime dei colonnelli, sentivo molto dolore nelle sue parole ma principalmente vedevo nel suo sguardo ciò che mai avrebbe dimenticato.
Ma solo quando sono andata a Buenos Aires ho capito veramente quello che aveva passato e la sofferenza che il popolo argentino è stato costretto a sopportare.
Ai luoghi di cui Erri parla, aggiungerei i murales nei vari quartieri o a ridosso delle università dove in fondo all’elenco delle persone “desaparesidas” (scomparse) o dei loro ritratti si può leggere “presentes ahora y siempre” (presenti ora e sempre) oppure “ni olvido ni perdon” (né oblio né perdono) oppure, ancora, “no habra libro de historia que los nombre… pero ellos ….viviran en el recuerdo” (non ci sarà libro di storia che li nominerà … ma loro ….vivranno nel ricordo).
Cosa dire poi, delle piccole tessere inserite nel marciapiede intorno alla banca centrale argentina, con il nome dei dipendenti scomparsi dall’oggi al domani o delle foto di coloro che sono scomparsi durante gli interrogatori in una delle tante sedi della polizia, inserite una dopo l’altra, in file interminabili, al di sotto dell’autostrada che attraversa Buenos Aires. Le hanno messe là perchè parecchi anni dopo, al momento dello scavo per costruire le fondamenta dei piloni dell’autostrada, sono stati trovati casualmente i loro poveri resti.
Il cuore non può rimanere insensibile di fronte all’enorme dolore ancora presente -a decenni da quando accadde- negli occhi dei parenti che ancora oggi si recano in questi luoghi che hanno visto morire i loro cari in atroci sofferenze e senza neanche la dignità di una sepoltura.
Quanto accaduto, pur facendo morire una parte in tutti quelli che ne sono venuti a conoscenza (perchè le atrocità commesse in qualsiasi parte del mondo uccidono qualcosa in ogni essere umano) dà forza a coloro che non vogliono arrendersi alle atrocità adoprandosi per non far dimenticare.
Solo così si può spiegare la perseveranza delle donne che ancora oggi protestano in plaza de mayo affinchè sia fatta giustizia per ogni desaparesido, nessno escluso.
Va ricordato infine che non sono morti solo coloro che si impegnavamo in prima linea in una lotta contro il regime dittatoriale di allora, ma sono stati coinvolti tutti coloro che per un qualsiasi motivo venivano in contatto con le persone “sospettate” dalla polizia.
Mi raccontava il mio amico che “facciamo l’esempio che la polizia sospetta di me, tu solo per il fatto che mi sei venuta a trovare, diventi sospettabile ai loro occhi, con tutte le conseguenze che questo comporta”.
C’è solo da augurarsi che la comprensione di queste atrocità verso il genere umano vengano profondamente comprese per trovare modi pacifici per interagire al fine di poter scongiurare nel futuro il reiterarsi di tanta sofferenza.
Mi piacerebbe condividere alcune foto scattate: talvolta le immagini dicono più delle parole! ma …….non so come fare

Anna Calvaneserispondi
24/03/2016 a 2:35 pm

Grazie, Erri De Luca, per aiutarci a ricordare

amedeorispondi
23/03/2016 a 9:59 pm

Quelle madri avvertono, raccontano di un vortice sopra un tetto dove anche il cielo pesa.
Oltre il colmo del tetto della memoria vedono i poeti. A proposito dei carnefici Erri li vorrebbe espellere dalla comunità, togliere loro la similianza al genere e in fine bruciare all’inferno della memoria, in sintesi li maledice, dice male di loro. I poeti appartengono al formidabile, incidono l’aria, ma le loro parole non valgono per inveire, non vengono dal tumulto ma dall’urgenza di dire, un fare che non è proprio il loro ma loro ne sono mezzo, passaggio, tramite, qualcuno addirittura li teme.

Nelle notti feroci del lagher Primo Levi sogna con anima e corpo di tornare, mangiare, raccontare. Ma ecco, sommesso, all’alba arriva il comando Wstawàc – alzarsi – e il cuore si spezza in petto.
Si salvò, ritrovò la casa, riempì la pancia e finito di raccontare ecco che torna il tempo, dice che presto udrà ancora il comando Wstàwac – alzarsi – .
I poeti parlano da una terribile urgenza …

– Guarda ti dico
Senza tremare e dimmi: cosa vedi?!
– Vedo una forma tetra, orribile, che sorge dalla terra infernale, la sua faccia è ammantata, la figura involta in foschi nembi, s’interpone tra te e me ma non la temo.
– Infatti non ti farà alcun male, ma il suo aspetto ti potrebbe impietrire, tu sei vecchio allontanati.
– Mai! Finch’io non abbia disperso questo demone! … che vuole?
– Che mai vuole? Non l’ho invitato io; l’hai visto: è apparso senza il mio permesso. ( dal Manfred di G. G. Byron )

@dryrispondi
22/03/2016 a 8:40 pm

Quanto male mi arriva; la poesia si inabissa; silenzio di parole ma urla di dolore dalle viscere.

Carlo Pellegrinorispondi
22/03/2016 a 7:19 pm

Ci sono verità che rischiano di sparire sotto il peso della narrazione e allora bisogna violentare il proprio comodo gridando l’urgenza di una confraternita di scrittori, ricordare il loro unico status possibile e cioè quello di uomini controversi a qualunque costo.

r.m.rispondi
22/03/2016 a 1:06 pm

Nel dolore di pagine di storia che mai dovrebbero essere dimenticate da chi si sente Essere Umano!

Elespaterlinirispondi
22/03/2016 a 12:39 pm

le madri in ogni latitudine del mondo ………..
I padri……….?
Di Prometeo,scrive Kafka,narrano quattro leggende………………………………poi_
_Gli dei si stancarono,le aquile si stancarono,la ferita si richiuse stancamente_
forse,…….
un tentativo per cercare di capire e le madri e i padri
solo un tentativo

Raimondo Di Maiorispondi
22/03/2016 a 11:53 am

un’ostinata richiesta di giustizia

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