Dissidenze

“Tunejadstvo”, parassitismo, con questa accusa il poeta Russo J. Brodskji scontò prigione in Unione Sovietica. Era un regime che non ammetteva disoccupazione. Riporto uno stralcio del suo interrogatorio in Tribunale.

Giudice: Qual’è in genere la vostra professione?

Brodskji : Poeta, poeta traduttore.

G.:         È chi vi  riconosce che siete poeta? Chi vi mette nel numero dei poeti?

B.:         Nessuno. È chi mi mette nel numero del genere umano?

G. :        Avete studiato per questo?

B.:         Per cosa?

G.:         Per essere poeta? Non avete tentato di finire l’università dove preparano, insegnano…

B.:         Non pensavo… non pensavo che questo si ottenesse con un corso di studi.

G.:         E come?

B.:         Penso che (incerto) venga da Dio.

G.:         Avete richieste da inoltrare?

B.:         Vorrei sapere perché mi hanno arrestato.

G.:         Questa  è una domanda e non una richiesta.

B.:         Allora non ho richieste.

Il rapporto tra giudice e imputato è strambo sotto qualunque ordinamento. Appartiene di diritto al genere teatrale. Non fosse che al termine del dialogo il giudice rientra a casa sua e l’imputato va a scontare la pena erogata.
Brodskji fu condannato al massimo previsto. L’accusa di parassitismo era un pretesto per il castigo della sua dissidenza. Una mobilitazione intellettuale internazionale ottenne la riduzione di due terzi della detenzione. Del suo tempo rinchiuso disse che in prigione la mancanza di spazio è compensata da un’abbondanza di tempo. Già solo per questa ironia il Nobel letterario è meritato.
Da noi più allegramente la dissidenza, dalla Val di Susa al Salento, si sanziona con fogli di via,  divieto a mettere piede, pezzi di territorio messi a disposizione della polizia. Da noi più allegramente si isolano aree dove non è ammesso diritto di obiezione.

Erri

Josif Aleksandrovič Brodskij

32 Commenti

Unisciti alla discussione per dirci la tua

Lucyrispondi
03/12/2017 a 9:18 pm

Che bella settimana…quanto vento nei capelli….

ninarispondi
03/12/2017 a 11:35 am

in ogni caso lo spirito soffia dove vuole

Albarispondi
02/12/2017 a 6:03 pm

La scrittura e la parola, magnifiche armi per combattere…
I semi vengono sparsi, e prima o poi germogliano.

((ivano))rispondi
02/12/2017 a 10:41 pm
– In risposta a: Alba

“l’autore è scomparso”
“l’arte della narrativa è morta, siamo in lutto”
che importa chi parla?
((qualcuno ha detto che importa chi parla?))

nord-sudrispondi
01/12/2017 a 12:16 pm

domani verrà la neve,qui.Sui buoni e sui cattivi.non è ammesso diritto di obiezione

nord-sudrispondi
01/12/2017 a 11:12 am

Guardo fuori,dalle mie finestre il mondo sembra immobile,in un attimo sospeso.Il mondo è.La montagna che mi sta di fianco ha le braccia aperte.
E tutto forse continua con le sue contraddizioni.

Carmenrispondi
01/12/2017 a 9:30 am

p.s. L’ironia è SEMPRE contagiosa come una bomba. Ma fa meno danni alle cose.

nico-tinarispondi
30/11/2017 a 7:37 pm

dedicata a tutte noi e a Erri naturalmente,musica che riconcilia col mondo intero

nico-tinarispondi
30/11/2017 a 7:26 pm

sto aspettando la tua risposta,in una giornata uggiosa.
meglio Creation di Keith Jarrett (Tokio Toronto Paris Rome) ti strappa dalla malinconia,delicatamente.poi sì anche i violini ma più tardi………dopo il tg

nico-tinarispondi
30/11/2017 a 6:47 pm

Carmen cosa ne pensi?

Carmenrispondi
01/12/2017 a 9:26 am
– In risposta a: nico-tina

Penso che per lui il libro di Erri potrebbe essere paradossalmente più comprensibile in una lingua che non conosce. Mi sembra uno che trova più interessanti i libri con le figure che quelli solo scritti. Quindi Diavoli custodi è perfetto persino per Kim Jong. Erri è un lungimirante.
Scusa se ti rispondo solo ora, oggi è meno uggioso, ma i violini ci starebbero benissimo comunque. Qui Roma, sole, e Erri nello zaino.

nico-tinarispondi
30/11/2017 a 6:44 pm

e se regalassimo a Kim Jong,il nostro kim ormai così familiare a tutti quelli che frequentano questo spazio e non solo,il libro di Erri -Diavoli custodi-?Magari per Natale.
Cercasi traduttore,il ragazzo legge poco dovendo costruire bombe,cercasi traduttore molto bravo.

nico-tinarispondi
30/11/2017 a 5:22 pm

E adesso una risata indecente incongruente .Pensiamo per un attimo a un lager a cielo aperto,chiamiamolo Corea del Nord.Consiglio a tutti la visione paradisiaca della speaker
Rosa Fumetto,nota spogliarellista d’antan,trasferitasi in nord corea per intrattenere un vasto pubblico ,non solo orientale considerata la globalizzazione,credo ogni giorno anche se non conosco l’ora esatta della sua performance..Vesta sempre di rosa,naturalmente,deve essere la donna più felice del pianeta :la sua è un’ironia contagiosa (come una bomba ?)

ninarispondi
30/11/2017 a 1:44 pm

e poi hai mai visto cadere la pioggia veramente?diversa quella autunnale da quella tiepida e liberatoria della primavera.pioggia meravigliosa…….
quando cosa cade…..

Carmenrispondi
30/11/2017 a 4:40 pm
– In risposta a: nina

la pioggia di aprile ti tradisce, quella di novembre sta lì per dirti: mi aspettavi? Non ho tardato.
E’ una conferma, in un mondo senza certezze. Il suo suono somiglia ai violini.

ninarispondi
30/11/2017 a 1:31 pm

Sì ,Erri è Una lente pendente forse a sinistra del suo occhio malato
Hai letto -Diavoli custodi -?una meraviglia

Carmenrispondi
30/11/2017 a 4:37 pm
– In risposta a: nina

Non poteva che pendere a sinistra, il suo occhio carente in termini di diottrie, ma forse il più sano dei due per il suo distacco sfocato. Diavoli custodi è stato una lettura suggestiva, navigo ancora in quelle acque i cui fondali nascondono ma non mentono

Carmenrispondi
30/11/2017 a 12:10 pm

Queste testimonianze, tutti petali diversi ma dello stesso fiore di campo, sono cronache, crude, oserei dire croccanti. Le sento, non con le orecchie, nemmeno con gli occhi o col cuore, no. Le sento col naso, odorano di sangue, di terra, di pioggia, le sento sulla pelle, a volte uno schiaffo, altre una carezza. Fanno tanto rumore, dentro. Quasi mi viene da chiedermi: come ho fatto un secondo fa a chiamarla vita questa cosa che solo adesso mi sembra veramente viva. Siete il mio caleidoscopio. Erri è la lente.

ninarispondi
30/11/2017 a 10:44 am

Spazio chiuso tempo dilatato di una prigione,
tempo a disposizione tutto intero.
Notti lunghe inerti i giorni,unica colpa
quella di essere vivo,di essere poeta.
Spazio e tempo condivisi?
Allo sconosciuto,volto che vediamo esattamente ,
non c’è la mescolanza del prima e del dopo,
nello spazio stretto e costretto,
avrà il poeta posto la domanda
sull’arbitrarietà di Dio?
A volte bastano poche parole,nel silenzio piagato,
se l’ora insanguinata è anche un po’ nostra

ninarispondi
29/11/2017 a 1:47 pm

Io avrei scritto _i gesti più amabili-,la poesia ha precisione e densità semantica.

Ho fatto un sogno-
mentre camminavo con un libro in mano a cui tenevo molto,
era un regalo di una persona amata,mi hanno rubato il braccio.
Mi sono messa a urlare-ridatemi il mio braccio- la mia mano
ho visto tagliare e il libro sparire.Non so chi è stato perchè anche
l’occhio mi hanno accecato.Non rivolere le cose che ti sono state
rubate-le più care- i ladri d’amore non le possono ridare

amedeorispondi
28/11/2017 a 11:53 pm

da noi più allegramente

luciarispondi
28/11/2017 a 9:06 pm

Con i morti non è dialogo freddo-è solo più vero.
Davanti a loro siamo nudi.In certe sere stiamo
con loro e coi vivi a farci compagnia,con la
stessa naturalezza.Quando siamo soli.
Le presenze hanno la stessa importanza,
si crea una strana intimità,un affetto profondo
e uno scialle di pietà avvolge il mondo.
Gli addii dentro di noi sono sempre revocabili
basta trattenere degli altri le cose più amabili.

e poi resta la buona letteratura,per lo spirito cocaina pura

sherry wairispondi
28/11/2017 a 6:26 pm

Kafka profetico
-Qualcuno doveva averlo calunniato,perchè, senza che avesse fatto nulla di male,una mattina Josef K.fu arrestato-
Il grande Moloch della burocrazia non era per niente ironico in Unione Sovietica.Lì come altrove,ha sempre bruciato molte vite
Aggiungerei due perle di Rozanov.
-Ciò che è troppo vasto è freddo_
-La pietà raccoglie tutto ciò che è piccolo.Ecco perchè io amo tanto le cose piccole-
Una poesia è piccola ,si impara facilmente a memoria.La grande lezione di Nadezda Mandel’stam.

Carmenrispondi
28/11/2017 a 3:49 pm

Avere sempre una risposta pronta, pronta e scarna, per essere pronti e scarni di fronte a chi decide per noi (o crede di farlo).
Il suo non è un subire, è piuttosto un accettare non senza un distacco oserei dire ironico del tipo:
“Sparami ma la sostanza non cambierà
io sarò sempre meno quello che pensi
colpo su colpo risponderò
questo sistema è una gabbia, mi dà in omaggio rabbia”
Ragazzaccio del rock, il grande Piero, a suo modo e nel suo piccolo un poeta della musica

Giuseppe Fiordororispondi
28/11/2017 a 2:39 pm

“Chi vi riconosce poeta?”…La domanda mette i brividi…

Valeria Dell’Annarispondi
28/11/2017 a 1:54 pm

Sicuri che non si trattasse di un dialogo tra un replicante ed un uomo estrapolato da “Blade runner”? Oppure era uno Scavenger che dava dell’alieno ad un homo, come in “Oblivion. Il mio GPS mi assicurava con lo stesso tono di voce che, dal parcheggio dell’albergo all’entrata, la meta si trovava esattamente alla fine di un’inversione di marcia…
Certamente più simpatico il mio GPS, stressato per dover essere sempre preciso, rispetto a quel glissatore di un giudice russo.
Come il mio Salento, è alla fine di un’inversione di coscienza che lo fa umano: non l’ho mai visto tanto umano come negli ultimi anni.

((ivano))rispondi
01/12/2017 a 8:38 pm
– In risposta a: Valeria Dell'Anna

………che importa chi parla?……….
qualcuno ha detto che importa chi parla?
((lo disse foucault oppure beckett, forse entrambi))
che importa chi parla?

Valeria Dell’Anna
03/12/2017 a 6:58 pm
– In risposta a: ((ivano))

Che importa? Il vento soffia dove vuole, poi viene accumulato nei mulini, nelle vele, negli antri… Sono le diverse voci del vento.

ninarispondi
28/11/2017 a 1:48 pm

dedicata al grande poeta scrittore ,al grande uomo anche perchè grande intellettuale,BRODSKIJ
A day in the life- Beatles
I’d love to turn you on.
Come vorrei farti vivere

Tappino torineserispondi
28/11/2017 a 1:37 pm

Come se fosse possibile circoscrivere e rinchiudere la dissidenza… non c’è riuscito Stalin con i Gulag, non c’è riuscito neanche Hitler con i campi di sterminio. La verità è che la coercizione non è utile a costringere anime, solo corpi, e di quelli i totalitarismi se ne fanno ben poco. Prima o poi cercano di disfarsene in qualche modo, perché diventano simboli tangibili di accuse senza perdono. Brodskji, lo hai citato molte volte… ho difficoltà ad avvicinarmi alle storie di chi ha sofferto così tanto, perché non so come ricacciare la rabbia che mi sale fino agli occhi e si condensa in nebbia umida. L’unico modo forse è proprio quel che fai tu, nominando queste persone, dal premio Nobel della poesia che manda a cagare elegantemente un giudice corrotto, al contadino della Val Susa che lancia un ‘vacaghé balengo’ nell’eco sordo della vallata , che sbanda sui sassi pronti a diventar qualcosa di più che arredo naturalistico. Definire un poeta ‘parassita’, anche lì sta l’idiozia di un’ideologia che voleva appiattire qualcosa che per sua natura non è neanche definibile. Mi consola la condanna di quei giudici, carcerieri, lecchini di regime di ogni latitudine e anno domini, che loro non potranno, ovunque si trovino ora, capire quanto lavoro ci sia dietro a una poesia, e la forza d’animo che può avere un cumulo di parole che, se giuste, sanno fare rivoluzioni definitive. Ecco, li condanno all’inconsapevolezza eterna di poesia, ora c’è meno nebbia. Ciao poeta <3

ninarispondi
28/11/2017 a 11:43 am

Solo vivendo si impara il dolce e il salato della vita.
A volte l’amore per chi è toccato da fortuna.
Spesso l’orrore.Si muore a piccole o grandi dosi
a secondo dei casi.

Mi piacerebbe sentire la voce di Brodskji dire_Allora non ho richieste_

Carmenrispondi
28/11/2017 a 10:44 am

Tempo e spazio sono beni immateriali, e forse per questo imprescindibili da ogni essere umano, consegnati in dotazione a ciascuno di noi fin dalla nascita e in egual misura al di là della classe sociale, non vincolati dal possesso in senso fisico, ma inseparabili dalla natura, dall’unicità e dalla condizione di esistenza stessa dell’uomo in quanto vivo e pensante.
Credo si fondi su questo il principio (al limite del dittatoriale) di punizione e “riabilitazione” sociale che sta alla base di un processo di quel genere e, alla detenzione di un uomo come Brodskji che scelse di vivere di poesia in un regime dove la libertà di scelta è già di per sè una minaccia, diventando quasi una bomba quando si permette di impicciarsi di roba che scotta come la cultura, e la poesia.
In Russia si sequestrava tempo, in Italia spazio. La geografia è il piatto che si spartiscono i potenti, mentre a noi comuni mortali resta la buona letteratura, che magari non sazia il corpo, ma per lo spirito è come un’iniezione di vitamine.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: