Presentazione della scalata di Ueli Steck sulla parete sud dell’Annapurna, 8091 metri, ottobre 2013

Dal 27 al 29 marzo si sono svolte le assegnazioni dei Piolets d’Or, manifestazione annuale che celebra le più importanti scalate realizzate nel corso dell’anno precedente. Ho avuto l’ onore di essere membro della giuria. Qui di seguito riporto la mia presentazione della scalata premiata con il massimo riconoscimento. E’ stata eseguita dallo svizzero Ueli Steck in solitaria integrale sulla parete Sud dell’Annapurna, in Nepal.

Presentazione della scalata di Ueli Steck sulla parete sud dell’Annapurna, 8091 metri, ottobre 2013.

Ueli Steck non voleva salire da solo la Sud dell’Annapurna. Si era acclimatato scalando le prime sezioni della parete con il suo compagno, che all’ultimo momento ha deciso di rinunciare.
Così Ueli Steck si è avviato da solo, con l’ intenzione di esplorare la linea sconosciuta nella immensa parete.
Lui Svizzero ha avuto Erhard Loretan come ideale di alpinista veloce e innovatore. Da lui ha imparato che in Himalaya scalando di notte si tiene caldo il corpo e si avanza su un terreno più stabile.
Ecco che Ueli Steck aspetta la notte, il vento smette, lui scala la seconda metà della parete, la più difficile, con una lampada frontale. Sale verso l’alto, concentrato e chiuso dentro una bolla di luce, come una bollicina d’ aria dentro una massa liquida.
Arriva in cima e se ne accorge solo perché in quel buio non c’è più altro da salire.
Cinque minuti dopo inizia la discesa per la sua stessa via. Ricalca gli stessi passi che in salita sono stati la sua cucitura del vuoto. In discesa li scuce.
All’alba si ritrova oltre metà parete, su un terreno più sicuro.
In 28 ore Ueli Steck ha salito e disceso da solo la parete Sud dell’ Annapurna.
In alpinismo siamo abituati al fatto che l’impensabile di ieri diventa il possibile del giorno dopo. L’ impensabile realizzato da Ueli Steck sulla parete Sud dell’Annapurna resterà a lungo insuperabile.

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1 Commento

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Raimondo Di Maiorispondi
01/04/2014 a 10:30 am

Erri De Luca ci fa appassionare a quello che abbiamo esperito come uno sport lontano da spiagge e marine, che hanno costituito la nostra possibile via di fuga: il nostro altrove. Il caldo della notte, la lampada frontale e poi niente più. Sembra esserci stato, così fa la letteratura, quella vera.

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