Da napoletano praticante di alpinismo mi viene chiesto: “E il mare?”
È stato il tutore del mio corpo. Mi ha insegnato a nuotare, a remare, a pescare.
Mi ha abituato al sale negli occhi.
Si è preso i miei tuffi e mi ha fatto affiorare.
Mi ha dato da provare il veleno della tracina sotto la pianta del piede, nella mano il morso a tenaglia della murena.
Ora è cambiato.
Il suo fondale disfa a forza di carezze la miriade di corpi di annegati, bambini e donne comprese.
Ora la sua superficie è anche un sudario.
Il mare a vista è a forma di pianura. Al di sotto è catena montuosa, con abissi..
Ogni tanto ricorda di avere regalato le montagne spingendole all’asciutto, verso l’alto, segnavia di confine con il cielo.
Il mare ogni tanto si pente di avere offerto alla terra fossili, conchiglie, crostacei e coralli incassati all’interno di rocce effusive.
Allora viene a riprendersi il regalo. Si solleva, innalza ondate, le sue schiere in battaglia contro le terre emerse.
Surriscaldato monta il suo livello, come un atleta che rigonfia il petto.
Poi scaraventa fuori tutto il fiato compresso.
Il mare è diventato una folla in piazza un’ora prima dell’insurrezione.




