Freedom is not free, la libertà non è gratis, è un detto americano. Oggi questo è vero proprio nelle città e nelle strade degli Stati Uniti.
Una nuova coscienza civile è chiamata a difendere da una volontà di prepotenza e di sopraffazione.
Le squadre di agenti federali sequestratori agiscono impunemente con rapimenti, sequestri, detenzioni abusive di cittadini americani, esclusi quelli di carnagione chiara, purché non s’intromettano nelle retate. Altrimenti possono essere uccisi e arrestati anche loro.
A questo si aggiunge il dichiarato intento di compromettere il regolare svolgimento delle elezioni che a novembre rinnoveranno Camera e Senato.
Sotto la scomposta direzione dell’attuale presidenza, il partito repubblicano può diventare minoranza nei due rami, premessa per la procedura di sostituzione del presidente in carica.
È il periodo più sbandato della storia americana moderna. La risposta civile sta crescendo ovunque, a partire dall’esempio della piccola città di Minneapolis che dimostra energia di reazione e di mobilitazione di ogni ceto ed età.
Non si sa prima da dove può partire, se parte, una risposta di pubbliche coscienze. Però sono anziano abbastanza per riconoscere quando comincia e dove si mette in pratica il detto: freedom is not free.
Vedo questo periodo della storia americana come il principio di distacco di una valanga di neve in montagna. In un punto cede il pendìo che fino al momento prima reggeva e sopportava la pressione.
Chi la provoca, precipita con lei.




