Tale e quale

Mi appunto sul quaderno alla rinfusa una cronaca presa da un giornale, un verso arrivato come un legno su una spiaggia.
Il verso è di Rilke: “Il passato è davanti”. Il rovescio di prospettiva significa che il tempo accaduto non scade come una confezione monouso, invece proietta la sua ombra in avanti. Certi edifici industriali e militari dismessi hanno un’applicazione nuova. L’archeologia potrà scoprire un’altra antica città di Troia. Il passato è davanti senza dover ricadere nella minestra riscaldata dell’eterno ritorno.
Il fatto di cronaca: in una provincia cinese i contadini trapiantano il riso regolandosi sul ritorno delle rondini. Ogni anno cambiano di qualche giorno, di una settimana, e in base al loro calendario si mettono a dimora nei campi allagati le piantine custodite nel vivaio.
Il ritorno delle rondini è il passato che si rinnova ogni anno e detta il tempo giusto, dal quale dipende la prosperità o la penuria del raccolto.
La linea di un poeta e una notizia di cronaca si trovano accostate sul quaderno e ognuna offre all’altra un senso compiuto. Di questi incontri occasionali, dal loro attrito, mi viene qualche spunto di racconto.

Un nuovo governo rimette in pieno esercizio i Centri di Identificazione e Espulsione, dove i richiedenti asilo sono chiusi in attesa di decreto.
Chi chiede asilo non dovrebbe essere rinchiuso.
Chi chiede asilo non dovrebbe trovarsi in un luogo dedicato all’espulsione.
Imprigionare una persona non incriminata chiamandola “ospite” è spaccio di vocabolario falso e negazione dell’evidenza.
Negano evidenza le tirannie: i nazisti chiamavano “wohnungsbezirk”, distretto abitativo, il ghetto di Varsavia.
Il nuovo governo ritorna all’uso dei Centri di Espulsione come il cane ritorna sul suo vomito.
Tralascio la gestione losca di questi calderoni dell’attesa.
Il passato, nel suo formato peggiore, rieccolo davanti, tale e quale.
Erri De Luca

Foto archivio campagna "LasciateCIEntrare"

Foto archivio campagna “LasciateCIEntrare”

Il compito aggiunto

Inizio l’anno da lettore di poeti. Nel secondo libro dell’Iliade si legge per oltre 250 versi il preciso elenco di presenze nell’esercito Greco. Questa sezione è detta: catalogo delle navi. Omero vuole essere anche uno storico. È il compito aggiunto che si dà la poesia.
Virgilio, Dante, Shakespeare, Pushkin, lo confermano e anche Borges in una sua poesia intitolata “Sud”.
Leggo versi al posto dei libri di storia. Ricavo informazioni introvabili nei trattati e nelle cronache.
Da Lorca ho imparato la sfida tragica e truccata tra l’uomo e l’animale, da Dylan Thomas i bombardamenti su Londra, da Hikmet le fibre necessarie al prigioniero, da Neruda la porzione di un uomo chiusa tra la Cordillera Andina alle spalle e la vastità dell’oceano davanti, da Whitman il passo contadino della storia, da Sarajlic la lealtà del cittadino in un assedio, da Katzenelson la forza di tradurre in canto uno sterminio.
Da lettore mi sento passeggero di un’arca deposta su qualche scoglio emerso dal diluvio. Sfoglio poeti con l’aspettativa di Noè che manda una colomba a perlustrare il deserto. Più spesso torna a becco vuoto. Per la rara volta torna reggendo un rametto, il simbolo di una terraferma. Sulle sue ali si è deposta la polvere di un polline. Ricevo il verso come la notizia di una scoperta. Mi trasmette l’estratto di un’epoca, di un popolo, di un sentimento del tempo.
Il poeta si acceca per poter vedere quello che sfugge alla vista e perciò non è stato detto prima. Dante nella sua opera giovanile “Vita Nova” scrive: “Io spero dicer di lei quello che mai non fue detto d’alcuna”. Si riferisce a Beatrice, morta ventenne, ma il verso assegna il compito supremo e generale di annunciare l’indicibile, agguantarlo nel buio per rivelarlo scritto.
Sfoglio poeti come un altro consulta un oroscopo, che per sua brevità vuol raggiungere la forma dell’oracolo. Sfoglio poeti perché sono terrestri, lascio perciò il celeste agli altri e agli astri.
Inauguro l’annata  2017 con questo calcio in alto, scritto da Dylan Thomas :

“La palla che tirai giocando al parco
ancora non ha raggiunto il suolo.”

Erri De Luca

The Added Task (Translation by Jim Hicks)
I begin the year as a reader of poets. In the second book of the Illiad one reads for more than two hundred and fifty lines the precise listing of those present in the Greek army. This section is called the catalogue of ships, for Homer also wanted to be a historian. Such is the added task poetry gives itself.
Virgil, Dante, Shakespeare, and Pushkin prove this, as does Borges in his poem entitled “South.” 
 I read verses instead of history books, and from them I extract information impossible to find in treatises or chronicles.
 From Lorca I learned of the tragic, rigged contest between man and beast, from Dylan Thomas of the bombing of London, from Hikmet the fiber necessary for a prisoner, from Neruda the share for a man locked in, with the Andian Cordillera at his back and the vast ocean before him, from Whitman the rural pace of history, from Sarajlić the loyalty of a citizen under siege, and from Katzenelson the force for translating slaughter into song.
 As a reader I feel I’m a passenger on an ark, left on some shoal risen from the flood. I page through poets with Noah’s anticipation, sending a dove out to scour the wastes. Most often the dove comes back empty. On rare occasions it returns holding up a branch, a sign of dry land. Its wings dusted with a deposit of pollen. I take in lines from a poem as news of a discovery. They transmit the essence of an era, of a people, of the way things felt then.
 A poet is blinded in order to see what slips from sight and thus hasn’t yet been said. In his youth Dante wrote, in his Vita Nova, “I hope to say of her that which has never yet been said of any.” He referred to Beatrice, who died at twenty, but his verse assigns the supreme and general task of annunciating the ineffable, grasping in the darkness to reveal it in writing.
 I page through poets like others consult horoscopes, hoping in brevity to find the form of oracles. I page through poets because they are terrestrial beings, leaving the celestial for stars and for others.
 I launch the year 2017 with a kick skywards, written by Dylan Thomas: 
 “The ball I threw while playing in the park
Has not yet reached the ground.”
Erri De Luca
Jim Hicks, Executive Editor
The Massachusetts Review
Izet Sarajlić

Izet Sarajlić

Rien ne va plus

A Napoli nei circoli marinari della borghesia la nobiltà perdeva i suoi possedimenti sopra il panno verde di un tavolo da gioco. Sapevo dei giocatori d’azzardo prima di avere letto “Il giocatore” di Dostojevskij. Il suo racconto, ricavato da esperienze personali, non serve al lettore da antidoto ne’ da prevenzione. La letteratura non è una medicina, è invece il dolore.
Mia madre ha giocato al totocalcio una schedina ereditata da sua suocera. Più che una speranza di vincita, era un gesto che conservava il ricordo della persona almeno una volta alla settimana. A questo aggiungeva di suo qualche volta dei numeri estratti da un sogno e puntualmente negati dalla ruota.
Il sabato assisteva in diretta televisiva alla funzione: un bambino bendato infilava in un cesto di metallo il braccio per cavare, tra i novanta, il bussolotto toccato dalla sorte. Lo passava poi a un annunciatore che lo apriva, mostrava il numero scritto e lo annunciava con solennità. Era la sentenza pronunciata dal tribunale della fortuna.
La devozione locale per i santi si combinava con la supplica a loro di aiutare i numeri giocati. Così avveniva l’inversione: i numeri erano i veri pregati, mentre i santi dovevano fare i loro uscieri.
Dev’essere stato il giocatore napoletano a togliermi qualunque tentativo di imitazione. Spendo altrimenti le monete destinate a un biglietto della lotteria. Non ne acquisto, non gratto, non vinco, non perdo. Non so cosa mi perdo, ci tengo a non saperlo.
Questi ricordi appartengono al remoto 1900. Oggi l’Italia è il primo paese al mondo nel rapporto tra numero di abitanti e slot machines. Sul marciapiede incontro facce di persone che passano una parte decisiva del loro tempo infilando monete in un meccanismo che allinea figurine davanti al loro naso. Il culmine della perfezione è arrivato seducendo il  giocatore con piccole, insignificanti vincite. Non lo esaudiscono, lo avvincono di più.
Il denaro perde il suo valore di merce generale con la quale si può acquistarne ogni altra, per diventare una giostra che ruota su stessa perdendo pezzi a ogni giro. L’imbambolato a sera si ritira sul lastrico.
Molti guasti personali non possono essere accollati a sua maestà lo Stato, incapace di suo di gestire altre e più urgenti pratiche correnti. Però storpia il rapporto con il cittadino il losco vantaggio di uno Stato biscazziere che lucra sulla dissipazione del giocatore. Succede così che tra cittadino e Stato rien ne va plus.
Erri De Luca

Bambino bendato, estrazione del 30 09 1959, Istituto Luce

Bambino bendato, estrazione del 30 09 1959, Istituto Luce