Reputazione del faro

Virginia Woolf scrisse: “To the lighthouse”, tradotto con “Gita al faro”. La sagoma di sentinella del faro gode di una amichevole reputazione, inadatta allo scopo della sua luce. Non deve suscitare attrazione, ma repulsione, perché avverte i naviganti del pericolo di terre emerse e di scogli vicini. Il faro consiglia di stare alla larga, non di farci gite.
Simile è il servizio dei segnalatori di allarme, quelli che avvisano la propria società dei pericoli che circolano a sua insaputa, dei veleni sparsi, delle opere nocive, pubbliche e private, delle corruzioni che distorcono le precedenze, delle informazioni al servizio dei consigli di amministrazione e non dei lettori.
La loro luce di faro intermittente e ossessiva è spesso insopportabile, chi la guarda poi sente il bisogno di distrarsi. Anche riconoscendo nei segnalatori i messaggeri di urgenza, ci si stufa di loro.
Una volta esisteva la figura del profeta, un guastafeste autorizzato nientedimeno che dalla divinità. Nella storia sacra sono raramente ascoltati con il successo di Mosè. Più spesso sono ignorati o perseguitati. Portano messaggi scandalosi. Geremia in Gerusalemme assediata dai Babilonesi, si trova costretto dalla divinità a predicare la resa al nemico, a essere il traditore dichiarato della resistenza all’assedio. Chi ascoltava lo disprezzava, lo buttava in un pozzo.
I segnalatori di pubblico allarme, i guardiani del faro, ripetono anche a vuoto il loro messaggio, senza varianti, senza concessioni allo stile, all’intrattenimento. La loro resistenza coincide con l’insistenza.
Ma quando all’improvviso sono ascoltati, quando la loro voce pubblica viene riconosciuta necessaria e viene eletta a pubblica autorità, succede nelle fibre di quella comunità un tempo di attesa, miscuglio di speranza e di pretesa. Ci si aspetta da loro il sottosopra. Ma niente può avvenire senza il mutamento del pubblico costume. Il faro ha forza di illuminare squarci, ma i cambiamenti fermentano nell’ombra, nel tempo privato di ognuno, nei rapporti del singolo cittadino con il vantaggio comune. Si tratta di un rivolgimento sentimentale che smuove energie profonde, capaci di coinvolgere la buona metà dei cittadini rimasta inerte a osservare l’effetto irradiante del faro.
Non si tratta di farci una gita, ma di fare continua e sparsa in ogni luogo la sua illuminazione intermittente.
Erri De Luca

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Premio “Grazie per l’attenzione” 2016

Ieri 19 giugno in sede è stato assegnato l’annuale premio “Grazie per l’attenzione” dedicato alla migliore tesi su aspetti della scrittura di Erri De Luca. Quest’anno è stata scelta quella dal titolo: “Temps messianique, temps révolutionnaire chez Erri De Luca”, della studentessa Marine Aubry dell’Universitá Sorbonne Nouvelle Paris 3. Assente la presidente Paola Porrini, c’erano Gioia Porrini, Silvia Acocella, Raimondo Di Maio membri della giuria delle tesi, Simona Orlandi Posti, Luigi Esposito e Erri. Marine  Aubry è venuta in compagnia della sua amica Martina, che la ospita a Roma.
Nella poco formale stanza della cucina intorno alla tavola da pranzo si è svolto l’incontro, più simile a una riunione di amici che a una consegna di premio. Goia da Teramo, Silvia, Raimondo e Gigi da Napoli avevano portato squisitezze che hanno inaugurato la riunione. Al termine, sempre restando intorno alla tavola, si è parlato dei motivi della scelta. Marine ha raccontato la sua ricerca, poi Raimondo, Gioia e Silvia hanno spiegato le motivazioni della giuria. Di Erri è riportato questo breve intervento:
“Questo nostro atto di gratitudine vuole riconoscere l’attenzione dedicata alle mie pagine da parte di giovani studiosi. Nel gran bazar dei libri mi sembra straordinario ogni volta il caso che un lettore scelga proprio uno dei miei titoli. Ancora più speciale è il caso di uno studio universitario concentrato su aspetti della mia scrittura.
Stavolta sono particolarmente colpito dalla profondità degli argomenti di Marine Aubry. Il messianismo inteso non come attesa del momento fatidico, ma come accadimento continuo di momenti decisivi: questa nuova precisione del tempo messianico è argomentata con riferimenti a grandi figure come Walter Beniamin e Emmanuel Levinas. In questa tesi l’attenzione è andata aldilà dello svolgimento di un lavoro universitario, diventando punto di riferimento di ogni studio futuro che voglia occuparsi delle mie pagine. Posso solo aggiungere che questa qualità di attenzione, dal mio punto di vista, meritava un soggetto di  studio migliore di me stesso e della mia attività di scrittore”.
Con la consegna del premio e lo scioglimento della riunione si è chiusa la giornata di “Grazie per l’attenzione”.

 

 

aa1Foto Archivio Fondazione Erri De Luca

Breve cronaca dei roghi

Bruciarono i libri di Protagora in Atene.
Bruciarono libri in Efeso, negli Atti degli Apostoli, capitolo 19.
Bruciarono i libri di alchimia su ordine di Diocleziano.
Bruciarono i libri non inclusi nel Canone Biblico del Nuovo Testamento.
Bruciarono i libri della Biblioteca di Alessandria su ordine del generale arabo Amr Ibn Al As nel 642.
Bruciarono i libri in Firenze su ordine di Savonarola nel 1497.
Bruciarono i manoscritti Aztechi e Maya su ordine di Diego de Landa, mandato dall’Inquisizione.
Bruciarono i libri ebraici e il Talmud in piazza Campo dei Fiori a Roma il 9 settembre 1553, giorno di capodanno ebraico, su ordine di Giulio III.
Bruciarono i libri in Germania dal 1933, arrivo al potere dei nazisti.
Bruciarono i racconti di De Sade nel cortile della procura di Varese nel 1961.
Bruciarono i libri in Cile dopo l’arrivo della dittatura di Pinochet, 1973.
Bruciarono i libri in Argentina nel 1976 su ordine del generale Luciano Benyamin Menendez, della giunta militare Videla.
Bruciarono i libri della Biblioteca di Sarajevo nel 1992 con gli obici e i mortai dei Cetnici.
Negli inverni degli anni ’90, durante l’assedio di Sarajevo, il poeta Izet Sarajlic brució la sua biblioteca nella stufa.
È l’unico caso di libri bruciati per riscaldamento. Tutti gli altri bruciarono per volontà di censura.
“Lá dove si bruciano libri, alla fine si bruciano anche gli esseri umani”
(Heinrich Heine 1797-1856).

Erri De Luca

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