Considerazioni sfebbrate

La normale occasione di urne aperte a una consultazione popolare è diventata petulante e scimmiotta il finimondo, una data spartiacque tra versanti opposti. Ma il governo resterà dov’è ora, tronfio o ammaccato e il risultato del referendum resterà disatteso e aggirato, com’è tradizione da noi, se sgradito all’esecutivo.
La rappresentazione vuole che ci siano da una parte i promotori di riforme, dall’altra i frenatori del convoglio. Di mezzo c’è la Carta Costituzionale che aspetta di sapere se sarà trasformata. Il verbo più preciso è appunto trasformare e non riformare.
Quel testo è la nostra dichiarazione dei diritti dell’uomo italiano e anche l’ordinamento che ne dispone l’applicazione. Si intende trasformarla in altro, secondo il fabbisogno delle democrazie moderne che puntano a ridurre il démos a suddito, aumentando la crazìa, il potere, su di esso.
Da noi è in carica per la terza volta in una legislatura un terzo governo non uscito dalle urne, ma dal cappello a cilindro di un ex presidente giocoliere, manovratore di maggioranze accorpate da impreviste convenienze.
Per mettere mano a modifiche della Costituzione si dovrebbe aspettare il prossimo rinnovo del Parlamento e un prossimo governo che affermi nel suo programma elettorale di volerla cambiare. Allora avrebbe titolo, mentre questo in carica: no.
Il riformismo un tempo aveva una tradizione e un progetto ideale. Opponeva alle rivoluzioni del 1900 una via diversa per raggiungere traguardi di uguaglianza. I riformisti sapevano fare le riforme.
Oggi la utile e ben intenzionata riforma della pubblica amministrazione è stata appena cancellata dalla Corte Costituzionale. Evidentemente era male impostata. Se ne ricava che oggi i riformisti non sanno scrivere le riforme. Se ne ricava che questo governo in carica non ha titolo per usare la parola riforma per le trasformazioni della Carta Costituzionale.
Erri De Luca

Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana Costituzione della Repubblica Italiana

Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – 27 dicembre 1947
Costituzione della Repubblica Italiana

L’intensità dell’obbedienza

Abramo inaugura la circoncisione nella storia sacra. La divinità gli chiede quella incisione nella carne come segno perpetuo di alleanza da una generazione all’altra.
Il giorno stesso Abramo convoca ogni maschio della sua casa e procede all’operazione. In due soli versi del capitolo 17 di Genesi/Bereshit si dà conto dell’avvenuta circoncisione in massa.
Mi capita di restare sospeso sopra un episodio di quella storia, di immaginarla spesso. Di questi versi mi attira l’obbedienza. La circoncisione è sconosciuta a chi deve sottoporsi. Per primo tocca a Ishmael, primo figlio di Abramo, poi a tutti i servitori. Davanti al capofamiglia si denudano e si fanno recidere il prepuzio dalla mano ferma e dalla lama affilata. Immagino la fila, il sangue, il lamento della ferita, il lavaggio del coltello tra un taglio e l’altro.
Immagino l’intensità dell’obbedienza.
Abramo, lui solo, ha ricevuto l’ordine, lui solo ne conosce la voce e la ragione. Gli altri ignorano il senso, l’improvvisa urgenza, ma credono in lui e perciò si affidano alle sue mani. Sanno che è stato capace di scoprire e scavare pozzi nuovi, che sa piantare alberi nella siccità, che è portatore di prosperità. Accettano di pagare il tributo di sangue per la fede seconda che a volte investe di prestigio uomini salienti. Credono nella sua relazione con la divinità invisibile.
A differenza di tutte le altre conosciute, questa esclude immagini di sè, statuette e riduzioni varie a manufatto. Suo strumento è la parola e quella deve bastare a fondamento di contatto e scambio.
Resto sospeso con queste molte righe a commentare un paio di versi telegrafici. È avvenuta l’impetuosa obbedienza di tutti alla parola udita da uno solo. Vedo in questa obbedienza una libertà, la scelta di aderire a un’alleanza.
Nel discorso di F.D. Roosevelt del 1941, quello delle quattro libertà, si ascoltano in quest’ordine: libertà di parola e di culto, libertà dal bisogno e dalla paura. Sopra questa base si è costituita l’alleanza di un popolo con il suo capofila, premessa di vittoria sui fascismi.
Erri De Luca

Dipinto murale ad affresco Maffiolo da Cazzano (1524 circa), Circoncisione di Gesù Bambino Chiesa del Santissimo Corpo del Signore, Algua

Dipinto murale ad affresco
Maffiolo da Cazzano (1524 circa), Circoncisione di Gesù Bambino
Chiesa del Santissimo Corpo del Signore, Algua