I potenti del mondo non lasciano traccia del loro potere. Le loro azioni credute storiche, degne d’iscriversi nella memoria dei posteri, svaniscono come ombre a riflettori spenti.
Lasciano traccia invece altre persone.
In geografia Ferdinando Magellano ha messo il suo nome allo Stretto all’incrocio di due oceani, in fondo al Cile.
Il geografo inglese George Everest ha lasciato il suo nome sulla montagna simbolo di altezze.
Alcuni potenti hanno intuito la precarietà del loro passaggio alla storia e si sono affidati ad altro modo di tramandarsi.
Non si sarebbe ricordato il nome di Filippo IV re di Spagna e del pontefice Innocenzo X se non li avesse dipinti Velazquez.
Le loro fattezze iscritte nelle cornici del grandioso artefice al loro servizio, sono indimenticabili.
Simile risultato hanno ottenuto alcuni re inglesi fissati nelle tragedie di Shakespeare.
Il tempo coi potenti è un cancellino sulla lavagna che spazza i loro nomi scritti con il gesso.
Il tempo stabilisce cosa è semplice cronaca e cosa è degno di storia.
Lo fa con le arti, con la geografia, con le scienze. Mette nel cestino dei rifiuti i volatili nomi di presidenti e re.




