Nel primo anno di vita stavo in una casa accanto al mare. In fondo a un precipizio di scalini, i miei due erano in affitto a buon mercato a causa della scomodità.
Avevano perduto le loro abitazioni con i bombardamenti. Le stanze a livello del mare corrispondevano al livello zero della condizione. Insieme alla gran parte dei cittadini ripartivano dal niente.
Non ho ricordi di quel primo anno. Ho delle orme calcate dentro i sensi.
Le onde che venivano a sfasciarsi contro la scogliera, sono entrate nei sonni e li hanno avviati al loro ritmo di flusso pareggiato dal riflusso.
Ancora oggi il rumore del mare m’ipnotizza.
Non era la ninnananna, la sola conosciuta da mia madre, a farmi salire sulla barca del sonno.
Era il mare a togliermi l’ormeggio, il mare a riportarmi a riva.
Da quel primo anno di vita il sonno è una navigazione e il risveglio uno sbarco.





il mare…forse vengo da lì perché non potrei starne senza…immagino il suo sapore di inverno e quasi lo bevo d’estate.
il suo suono..la sua voce sempre diversa …il mare cambia sempre pur rimanendo sempre lui…mare…cambia a seconda del fondale , del vento del coloro del cielo….lui si modella su di loro …ma in realtà rimane fedele a se stessoo…ed io lo so!
“Spesso ci sono più cose naufragate in fondo a un’anima che in fondo al mare”, citando Victor Hugo…
Nei sogni è possibile scrutarle, quando l’ego lascia il porto sicuro. E ritorno.
Tutto quello che abbiamo vissuto ci rimane dentro… Erri ci emoziona sempre !
Lucia 28/3/2026