Ho conosciuto diversi professionisti della fotografia. Lo sono stato anche io brevemente,1969-1970, facendo scatti, sviluppo e stampa.
Resta unico per me il fotografo di spiaggia negli anni ’50.
Passava sotto il sole ardente tra gli ombrelloni in camicia bianca, pantaloni blu, scarpe coi calzini, con la sua tracolla, secco, allampanato, un disperso tra i bagnanti.
Offriva i suoi scatti alle madri dei bambini.
In quegli anni quasi nessuno aveva un apparecchio fotografico.
Oggi penso che facesse buoni affari. All’epoca invece mi sembrava che solo a mia sorella e a me toccasse la penosa messa in posa.
Esigeva da noi la mossa goffa, il sorriso forzato. Mi usciva una smorfia. Di fronte agli altri bambini incuriositi provavo vergogna, che non si presta al sorriso.
Ogni estate si ripeteva sulla spiaggia la piccola gogna delle foto in costume da bagno.
Andavano ritirate in negozio.
Ho ancora quelle copie in bianco e nero. Non sono ingiallite, erano di buona qualità.
Mi è tornata in mente la figura accaldata del fotografo da spiaggia, sagoma di un tempo ingegnoso che inventava mestieri e
ne perdeva anche, ad esempio il materassaio. Veniva in casa, scuciva, spargeva la lana sul pavimento, la rianimava, ricuciva.
Da questa pagina si affacciano e salutano un paio di mestieri di ieri.




