Ormai è un avverbio e accompagna una rassegnazione: non c’è più niente da fare.
Succede di constatarlo per la morte di persone care, per il decorso di casi individuali.
Ma al di fuori delle vicende singole, non credo all’ormai e all’irreversibile nella storia umana.
Quando tutto è perduto sorge una variante, lo scippo con destrezza di un gesto, la resistenza di un frammento, un resto che riesce a scampare, a rompere l’assedio.
Il naufrago salvato, il sopravvissuto sotto le macerie di un terremoto, di un bombardamento, il suicida fermato in tempo: su scala di vicende storiche una variante irrompe e supera l’ormai.
Le persone di fede risalgono all’intervento di una provvidenza, al colpo di una grazia liberatoria.
Da parte mia non trovo nell’alto dei cieli il movente di quanto avviene in terra. Vedo agire il pulviscolo caotico di effetti che più spesso distruggono e però per attrito pure accendono scintille di salvezza.
In mezzo alle catastrofi agisce l’ostinata forza contro l’irreversibile.
Il canto dei partigiani del ghetto di Vilna comincia: “Non dire mai: questa è l’ultima via”.
La storia umana non conosce ormai.





Oramai, no, e nemmeno mai o sempre.
Grazie Erri per il prima per il dopo per il durante.
Grazie per queste parole necessarie. L’ostinazione contro l’irreversibile è forse la più autentica forza della nostra storia. Una riflessione luminosa che disarma la rassegnazione e ci ricorda che l’imprevisto può ancora cambiare tutto.
Fantastico Erri De Luca la modalità dell’ormai. Mi ricorda una tua bellissima cartolina che avevamo pubblicato
con il distico di Friedrich Hoelderlin: Dove cresce il pericolo nasce anche ciò che salva