Tra le bizzarrie che succedono a uno scrittore, ecco che ricevo un riconoscimento letterario a New York.
Trascrivo qui il breve discorso che pronuncio in inglese questo lunedì.
Un calzolaio deve fare bene le scarpe per i suoi clienti. Questo è il compito principale.
Ma se vuole fare qualcosa per la sua società, dovrebbe impegnarsi affinché ognuno abbia un buon paio di scarpe e nessuno debba restare scalzo.
Lo stesso compito si applica a uno scrittore il cui ambito sono le parole. Prima deve scrivere bene le sue pagine. Poi se vuole contribuire alla sua società, dovrebbe fare in modo che ogni cittadino possa esprimere liberamente le sue parole.
Nelle dittature questa libertà è negata. Lo scrittore, il giornalista, il poeta, l’artista pagano il prezzo più alto a questo impegno.
Ma anche nelle democrazie le parole hanno bisogno di essere difese.
In Italia alcuni personaggi politici dichiarano che c’è un’invasione di immigrati. La parola invasione suggerisce automaticamente una reazione di difesa, di opposizione.
Ma invasione è un termine militare che non si può applicare a persone disarmate che arrivano individualmente, donne e bambini compresi.
Allora da scrittore respingo la parola invasione e la sostituisco con flusso migratorio. La parola flusso non suggerisce alcuna reazione di rigetto. I flussi si canalizzano, non si strozzano.
Da scrittore mi impegno contro le distorsioni della realtà a scopo di propaganda.
Ho difeso e difendo le parole di alcune comunità in lotta di legittima difesa della propria salute contro lavorazioni tossiche.
Nel libro della scrittura sacra Proverbi leggo: “Apri la tua bocca per il muto”.
Questo è il compito di uno scrittore, una persona che vuole fare qualcosa per la sua società nel suo piccolo campo di influenza.
Ringrazio perciò per questo riconoscimento che mi incoraggia a continuare ad aprire la mia bocca per il muto.




