Una persona che aveva letto il mio Montedidio mi scrisse che le pagine avevano troppi spazi bianchi. Così non valeva il prezzo di un normale libro. Le rimborsai il costo.
Feci un gesto da negoziante, della specie: il cliente ha sempre ragione.
Un’altra persona ha scritto che avrebbe usato i miei libri per puntellare i mobili. Risposi che mi dispiaceva per la scarsa qualità del suo arredamento.
Sui canali sociali scrivono persone che si disfano in blocco e gratuitamente dei miei libri in seguito a un mio diverso uso di termini riguardo a un conflitto.
In questo caso sono d’accordo con loro. Si rompono amicizie su argomenti seri. Mi è capitato nel passato.
Ricordo la mia presenza solitaria di italiano a Belgrado nella primavera del ’99, durante i bombardamenti della NATO sulle città della Serbia. All’epoca il governo presieduto da D’Alema faceva decollare da Aviano i bombardieri diretti a Belgrado. Ruppi i rapporti con amici che sostenevano quel governo.
Il rapporto tra chi legge e chi scrive si basa su un accordo di amicizia, valida fino a prova contraria. Se uno dei due viene meno, per esempio chi legge trova scadente il libro, si rompe l’intesa. E non si ripristina.
Da parte mia continuo a scrivere, a raccontare storie, tradurre da altre lingue pagine che mi hanno fatto crescere.
Sono una persona fatta di parole e mi considero un uomo di parola.





Gentile Erri De Luca, grazie per la sua testimonianza di libertà intellettuale. Ho appena chiuso un mercatino di libri usati per sostenere un Emporio Caritas: è vero, alcuni si sono liberati di mazzi dei suoi libri, ma altri li hanno cercati e acquistati. E sono diventati pane. Un caro saluto.
Franco S.