Capra, asino, pecora, coniglio, vacca, oca, gallina: i nomi di questi animali domestici vengono usati come insulti.
Una pretesa superiorità urbana ha usato dispregiativi per la vita rurale. I contadini sono stati chiamati cafoni, bifolchi, burini.
Assisto però anche alla nascita di una diversa sensibilità nei confronti della natura.
Si diffonde tra i giovani un’alimentazione vegetariana, si criticano gli allevamenti intensivi.
Circolano video di affettuose intese di allevatori con asini, mucche, maiali.
Si sta affacciando un nuovo sguardo sulla vita animale e un desiderio di riabitare aree rurali con produzioni che escludono concimi chimici e pesticidi.
Nel mugugno di fondo per le cose che vanno male, riconosco l’esistenza di qualcosa che migliora.
Da lettore di scritture sacre riferisco l’imbarco delle coppie di specie animali sull’arca costruita da Noè. Convergono spontaneamente, non convocate da lui. Lui è solo il loro custode.
Mentre nei mattatoi continua la brutalità nei confronti degli animali, spunta come da una lontana reminiscenza, una cultura che riconosce agli esseri viventi sapienze e sentimenti, inducendo un principio di rispetto.




