Nella normale infamia quotidiana sui canali asociali ritorna a ogni perdita di vita umana non gradita, il commento: “Uno di meno”.
L’individuo che soffre di questo disturbo di cronaca esprime la sua insoddisfazione: uno di meno è poco, ne vorrebbe di più.
Colloco i titolari di questo commento in un personale elenco dell’infamia. Sono loro gli “uno in meno” del consorzio umano.
La parola consorzio esprime la costituzione di una società: con sorte in comune, consorzio.
Il disturbato dell'”uno in meno” se ne chiama fuori, si esclude, con nome, cognome o sigla anonima.
Si crede giudice delle vite altrui, di emettere sentenza su chi ha diritto di stare tra i più e chi tra i meno.
La perdita di una vita umana non appartiene a nessuna contabilità. La perdita di ognuno contiene tutta la storia della specie umana, senza sostituzione, senza risarcimento.
Il disprezzo contenuto nel commento “uno in meno” è curabile solo attraverso la condivisione del disturbato con la stessa sorte di quell’uno in meno.




