A valle uno me l’ha detto, che in alto c’era vento.
Non mi disturba, mi fa concentrare meglio e mi isola di più. La sua soffiata sovrasta ogni rumore.
Salivo e il vento rinforzava i suoi nodi, unità di misura presa dalla navigazione.
Avanzavo piegato in avanti per offrire meno resistenza. In qualche svolta mi spingeva come un buttafuori.
Più in alto ancora era diventato un muro.
Mi sono voltato e ho cominciato a scendere a passi minimi per mantenere contatto con il suolo. Il mio peso non era più zavorra sufficiente.
Il vento toglieva equilibrio al corpo e anche ai pensieri. Non mi bastava la spiegazione scientifica della sua origine dovuta a diverse pressioni nell’atmosfera. Quel vento era la forza del dio greco Eolo. Gli dei del politeismo governavano singoli elementi. La loro molteplicità rassicurava, producendo riti propiziatori.
Con questi pensieri scossi come i panni addosso sentivo la forza del vento a sbarramento, le sue spinte a respingere e a rotolare sassi.
Non era più rumore isolante, era assordante e voleva solo per se stesso la montagna.
S’impara, poi si dimentica, poi s’impara di nuovo che si sta sulla superficie della terra senza lasciapassare e senza invito.




