Ho avuto a lungo il battito del cuore in un orecchio. La causa non importa. Ascoltavo i rintocchi attutiti, dei passi scalzi su un pavimento di legno.
Il cuore mi faceva sentire che era il centro pulsante della vita. Sentivo la testa come una sua diramazione.
Avevo incontrato questa evidenza nelle scritture sacre. Salomone, il re celebrato per la sua sapienza, all’inizio del suo regno chiede alla divinità il dono della saggezza di cuore. Le sue decisioni vengono prese ascoltando i suoi suggerimenti.
I Greci collocarono nel cranio la sede governativa delle azioni umane. La dea preposta alla sapienza, Atena, era uscita dalla testa di Zeus.
I Greci approfondirono i ragionamenti delle filosofie profittando della vastità del loro vocabolario.
Ho provato interesse per quelle esplorazioni intellettuali, ma non hanno smosso le vicende della mia esistenza quanto i pensieri provenienti dal cuore. Non è impulsivo, ha il ritmo riflessivo, all’ascolto trasmette la calma. Il mio è anche brachicardico, meno di sessanta rintocchi al minuto.
I suoi battiti pulsanti all’interno dell’orecchio me lo hanno rimesso al centro.
Scrivo storie sotto il suo impulso, estraggo dal vocabolario i termini suscitati dall’incalzare dei ricordi. Ricordo è una parola che viene dal latino “cor”, cuore. Ricordo è riportare al cuore, da dove provengono i gesti e i pensieri.




