Da bambino vedevo mio padre leggere ogni suo momento libero. Tornava a casa di sera dal lavoro e si appartava. Mi piaceva la sua abitudine, mi spiaceva perchè non voleva nessun disturbo di rumore intorno.
Un giorno ch’ero solo in casa bussò alla porta un venditore di libri. In quegli anni, i 50 del secolo, giravano ambulanti con la valigia. Era sudato, era salito a piedi.
Mi mostrò il contenuto vedendo che nell’ingresso c’erano scaffali pieni e fitti.
Mi propose una novità appena uscita, che secondo lui mio padre non aveva ancora.
Mi spiaceva sprecare con un rifiuto la sua fatica. Avevo qualche risparmio, comperai il libro.
Fu il mio primo acquisto perciò lo ricordo bene. Titolo “Donnarumma all’assalto”, il nome dell’autore Ottiero Ottieri. Dalla data di uscita so che avevo nove anni.
Rientrò mio padre la sera, disapprovò l’acquisto. Mi fu spiegato che bisogna aver letto un libro prima di offrirlo.
Il tempo di lettura di mio padre era per lui sollievo e raccoglimento. Le scelte erano sue.
Non so se ebbe voglia di leggere il mio dono sbagliato.
Così è andata anche per me crescendo. Potevo prendere dagli scaffali qualunque storia, senza bisogno di autorizzazione e di consiglio.
È stata la mia prima libertà di scelta. Non decidevo cosa indossare, mangiare, come comportarmi. Potevo però scegliere i libri.
Sono stati mazzo di chiavi per entrare e uscire da porte e da finestre, da stazioni e porti, dimore e accampamenti.
Non ho avuto le chiavi di casa. Ho avuto quelle senza serratura di una pagina aperta.




