Sia a mare che in montagna sono attratto da forme e sostanze dei sassi.
Le superfici, i segni, le intrusioni di vari minerali: li soppeso, li strofino, li rimetto giù.
Alcuni hanno cristalli all’interno, ma non li spacco per trovarne.
I sassi mi attirano da lettore. Ognuno è anche una pagina, una spiaggia sassosa è anche un libro per me.
Sono stati usati per costruire e per abbattere come armi da lancio nel cavo di una fionda, di una catapulta.
Sono entrati in qualche proverbio.
Parola detta e sasso scagliato: non sono più suoi.
Lancia il sasso e nasconde la mano.
In discesa ci sa andare anche un sasso.
Ammiro la geologia senza desiderio di studiarla.
Così per il cielo notturno spalancato in una notte estiva: lo guardo senza curiosità per l’astronomia.
Risalendo un ghiaione in montagna alla base di una parete, affondo i passi su frantumi staccati dai fulmini.
Su una parete rocciosa affido il peso a ogni sua punteggiatura.
Ho con i sassi una frequentazione per la quale nessuno dei miei contatti fisici con loro mi ha lasciato di sasso.




