Del Minnesota so che in una sua città è nato Bob Dylan.
Oggi so che è la punta avanzata di un esperimento di soppressione di libertà civili.
Le bande armate e mascherate dell’ICE sequestrano persone in strada, le estraggono dalle automobili, le richiudono in centri di detenzione inaccessibili a controlli. Niente avvocati, nessun diritto consentito: così succede in una dittatura.
Arrestano insegnanti nelle scuole, lasciano bambini senza genitori.
L’assassino di Renee Good non sarà neanche indagato, garantendo licenza di omicidio.
Agivano così Gestapo e SS nei rastrellamenti. Differenza è che stavolta la polizia locale non collabora con le forze di occupazione.
Le democrazie possono suicidarsi. Ma possono anche sprigionare anticorpi di resistenza e rafforzarsi.
Gli Stati Uniti stanno affrontando al loro interno la prova più dura dal tempo della Guerra Civile.
Minneapolis: Min vuol dire acqua in lingua Dakota e Neapolis è il nome della città in cui sono nato e cresciuto. Questa piccola coincidenza mi fa desiderare di essere lì e condividere la loro resistenza alla nuova tirannia.
Mi sento e mi dichiaro Minneapolitano.




