La maggiore caratteristica di una persona di fede consiste nella continua presenza della divinità. Il catechismo insegna: “Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo”.
La divinità è onnipresente e ubiqua.
Un autore di salmo se ne sgomenta al punto di volersi sottrarre:
“Dove andrò via dal tuo vento? E dove dalle tue ali fuggirò?
Se mi solleverò ai cieli, là tu sei. E giacerò nell’abisso? Eccoti.
Alzerò le ali dell’aurora e risiederò nell’estremità del mare?
Anche là, la tua mano si poserà su di me e mi terrà con forza la tua destra.
E dirò: almeno una tenebra mi cancellerà. E notte diventa luce intorno a me.
Anche una tenebra non farà tenebra da te, e notte farà luce come giorno”
(salmo 139, 7-12)
Nessuno spazio e tempo è ammesso per la solitudine.
Sprovvisto di questa intensa presenza, mi capita di stare a lungo da solo. Considero questo isolamento un callo, un ispessimento.
Credo ugualmente di avvertire presenze nelle stanze abitate da solo. Non sono fantasmi, che di norma fanno il turno di notte, quando invece dormo.
Sono presenze diurne, persone non più in vita che prolungano una loro residenza nei miei paraggi.
Siedono alla tavola, carezzano un cane assente pure lui da molto tempo, girano per le stanze con uno spiffero di nostalgia. Mi ascoltano i pensieri.
Poi si dileguano e si fanno dimenticare per un poco.
Non vanno e vengono dal nulla. Il loro attrito intorno m’ ispessisce il callo.
“Chi osserva un vero amico, osserva come un immagine di se stesso.”
(Cicerone – L’amicizia)
Un nodo, oppure un callo: l’isola sul quale vive “l’amico notturno” che attende il nostro ritorno. Auspicabile.