Nel primo anno di vita stavo in una casa accanto al mare. In fondo a un precipizio di scalini, i miei due erano in affitto a buon mercato a causa della scomodità.
Avevano perduto le loro abitazioni con i bombardamenti. Le stanze a livello del mare corrispondevano al livello zero della condizione. Insieme alla gran parte dei cittadini ripartivano dal niente.
Non ho ricordi di quel primo anno. Ho delle orme calcate dentro i sensi.
Le onde che venivano a sfasciarsi contro la scogliera, sono entrate nei sonni e li hanno avviati al loro ritmo di flusso pareggiato dal riflusso.
Ancora oggi il rumore del mare m’ipnotizza.
Non era la ninnananna, la sola conosciuta da mia madre, a farmi salire sulla barca del sonno.
Era il mare a togliermi l’ormeggio, il mare a riportarmi a riva.
Da quel primo anno di vita il sonno è una navigazione e il risveglio uno sbarco.




