Greggi razziali

In ossequio all’alleato nazista il fascismo introdusse le leggi razziali, anticamera delle deportazioni, controfirmate dal re di casa Savoia. Gli Italiani reagirono con obbedienza, togliendo il saluto al vicino di prima, dichiarato di razza diversa.

Era il 1938, prima della catastrofica guerra dell’Italia al seguito della Germania nazista.

Lo stato fascista del dittatore Franco in Spagna evitò l’avventura militare e perciò usci illeso dal crollo dei fascismi. Franco poté morire di vecchiaia nel suo letto. Se la sarebbe cavata anche Mussolini se avesse evitato la guerra.

Il razzismo, per manifestarsi, ha bisogno di facilitazione. Bisogna che si senta incoraggiato dalle autorità e da una servizievole informazione. Al razzista serve il benestare per esprimersi. Vuole sentirsi prima spalleggiato, perché è intimamente vigliacco.

Le leggi razziali produssero greggi razziali.

Qui di seguito il punto di vista di una persona, in quell’epoca, perplessa.

 

Da un balcone all’altro.

Abitava la casa di fronte, al filo steso dal suo balcone al mio

appendevamo i panni ad asciugare. 

Con quel filo ci davamo una mano.

Lo so, li hanno buttati fuori dai lavori, da uffici,

mandato via i loro bambini dalle scuole,

tolte dal petto le medaglie conquistate in guerra.

Lo so, sono successe cose più importanti del saluto levato,

del filo di bucato che mi hanno fatto togliere.

So che le hanno i cani, ma non lo sapevo

che c’erano le razze in mezzo alle persone.

Dicevano: ”Non ci dobbiamo mischiare con loro”.

Ma mica siamo colori, che non vanno mischiati nel lavaggio.

Camicie, mutande, lenzuola appese insieme

erano tali e quali, invece noi con loro no,

da un giorno all’altro, da un balcone all’altro.

Lo so, sono successe cose più importanti del saluto levato,

del filo di balcone che mi hanno fatto togliere.

 

 

 

19 Commenti

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elesrispondi
29/01/2018 a 7:36 pm

Racconta una leggenda talmudica che Trentasei Giusti,ignoti al mondo e persino a se stessi ,salvano ogni giorno la terra.
Trentasei sopravvissuti alla Shoah scrivono a Netanyahu parole di fuoco contro il suo razzismo firmando coi loro nomi.
Ecco una bella notizia.Forse una goccia nell’immenso mare delle cose di tutti i giorni ?No ,piuttosto una goccia di cristallo o meglio
una perla meravigliosa e indistruttibile nel cuore di Israele.Loro sanno.

Da rileggere -L’Ultimo dei giusti- di A.Schwarz-Bart
insieme a una bella poesia di J.L.Borges–I giusti-

E su( con l’accento) la testa

Carmenrispondi
29/01/2018 a 2:02 pm

Proprio oggi che leggo queste sue, ripensavo a quanto mi mancava l’asciutta efficacia delle parole di Erri De Luca in un momento storico come il nostro che riempie pagine e pagine – rigorosamente “social” – di luoghi comuni sull’importanza della memoria e del non dimenticare quanto poco umano è stato l’uomo con i propri simili meno di un secolo fa sterminando milioni di innocenti per una presunta inferiorità di razza.
Oggi quel genocidio continua anche se più in sordina, chi ha ammazzato ha avuto eredi che continuano l’opera indisturbati e con l’aggravante di una presunta inferiorità estesa anche alle differenze di lingua, religione, ceto sociale, posizione lavorativa, salute, zeri del proprio conto in banca.
A che serve copiare e incollare poesie, condividere le foto dei sopravvissuti, e magari – in fondo, a commento – mettere la faccina che piange e augurare a chi è stato meno fortunato un solenne e commosso R.I.P..
Quelle anime non possono né potranno mai riposare in pace, a poco serve oggi compiangerle e rimpiangerle se poi davanti a una piccola ingiustizia voltiamo la testa dall’altra parte per non dover prendere posizione e difendere il leso diritto di una persona incapace di difendersi con le sue sole forze.
Cominciamo dal posto non ceduto a un invalido su un autobus, al furbo che ci passa davanti nella fila all’ufficio postale, al collega che ci calpesta prendendosi meriti per un lavoro sul quale ha messo in basso solo una firma.
“Al razzista serve il benestare per esprimersi. Vuole sentirsi prima spalleggiato, perché è intimamente vigliacco.” AMEN.

fabiorispondi
01/02/2018 a 1:13 pm
– In risposta a: Carmen

“Per fermare la «terza guerra mondiale a pezzi» di cui parla con insistenza Papa Francesco, l’unica via è una pace mondiale a pezzi”.

Carmen, hai espresso molto bene anche il mio pensiero, sulla necessità di una ‘pace a pezzi’, che parta da ogni singolo individuo nel suo piccolo mondo.
Anche in piccoli gesti (piccoli pezzi di guerra) quotidiani di egoismo e/o rifiuto dell’altro (solo perché non siamo noi) si nasconde il taglio di una relazione umana tra individui, potenziale inizio di una separazione più grande con molti altri e molto diversi individui.

Non chiudo con un Amen, no. Ricordiamoci del passato nel giorno della memoria, le nostre credenze con le preghiere (per chi crede), ma non lasciamo che ‘così sia’. Serve combattere con forza tutti i giorni, contro l’indifferenza dilagante e la facile inerzia egoista, prima dentro noi stessi e dopo davanti il nostro diverso.
Adesso sì, lo posso scrivere. Amen

Carmen
02/02/2018 a 3:10 pm
– In risposta a: fabio

Caro Fabio, io sono credente, ma il mio “e così sia” era rozzamente agnostico, banalmente rispolverato da reminescenze liceali di grammatica latina per renderlo più solenne perché volutamente sarcastico. Amen era in fondo alle parole di Erri, come a voler dire: non spalleggiamo il razzista, ma piuttosto lasciamolo solo, visto che solo quando è in gruppo sa e può fare danni.
Erri non è un sacerdote che filosofeggia da un pulpito, che si autoproclama ministro di Dio giudicando i peccatori e schierandosi deliberatamente dalla parte dei giusti: eppure spesso dice cose più esatte, puntuali e sagge di chi si vanta di essere uomo di fede.
Suggestiva l’immagine di “pace mondiale a pezzi”: anche se non è pace intera, meglio di niente.
Beati monoculi in terra caecorum: i latini erano avanti.

Tappino torineserispondi
29/01/2018 a 8:44 am

Chi ha costruito i ponti ha qualcuno dall’altra parte… anche le donne che condividevano il saluto dal capo all’altro di un filo del bucato, avevano quel ponte lì… e che brutto, da un giorno all’altro, non aver più nessuno da salutare da quella estremità. Il filo s’è interrotto , liso, spezzato. Di sera, non c’era più nessuno a cui dire un ciao al profumo di sapone, Per un po’, ha prevalso una sporcizia indelebile, quella che spezza ponti, futuro e fili del bucato. Ci saranno anche state cose più gravi di una mancanza si saluto, certo. Ma nella vita personale e civile si tocca con mano la disperazione di un vuoto. E forse il senso di assurdità delle guerre si risolve tutto nella mancanza di qualcuno da salutare, col quale fino a ieri dividevi gli spazi vitali. Ciao poeta <3

sherry wairispondi
27/01/2018 a 6:28 pm

Ogni giorno afferra la vita non lasciare
che ti passi di fianco,di lato
anche in assenza di te ,c’è un giorno
che avanza ,che ha fretta.

Avresti potuto avresti dovuto..
non correre ai ripari
è sempre tardi per questo.

I giorni amari ci sono stati
ci saranno e come tutti gli altri
se ne andranno perchè così è la vita
che sarà sempre sarà anche senza di te

Etty amava immensamente Rilke,la sua più grande lezione credo sia stata quella di prendere sul serio un poeta perchè
-CANTO è ESISTENZA-

Valeria Dell’Annarispondi
27/01/2018 a 3:29 pm

“L’unica vera unità è quella che contiene tutte le contraddizioni e i movimenti irrazionali: altrimenti finisce per essere di nuovo un legame spasmodico che fa violenza alla vita.“
Etty Hllesum

margheritarispondi
26/01/2018 a 8:33 pm

SCUSA .ALBA MI SONO CONFUSA.LE DEDICO A TE LE PAROLE DI ETTY

margheritarispondi
26/01/2018 a 8:24 pm

E questa, Margherita,sono le parole che Etty amava-le parole più belle che conosco-(dal diario)

UN SOLO SPAZIO COMPENETRA OGNI ESSERE :
SPAZIO INTERIORE DEL MONDO

margheritarispondi
25/01/2018 a 5:53 pm

Ascoltavano Schubert i nazisti ?
No, nel chiuso delle loro case la musica
serviva solo a tapparsi le orecchie.
Etty sì,lei sì ,se ne è andata cantando……

Albarispondi
26/01/2018 a 1:19 pm
– In risposta a: margherita

Grazie Margherita. Vorrei ricordare Etty Hillesum, alla vigilia del Giorno della Memoria, con questo suo pensiero luminoso:

Il dolore ha sempre preteso il suo posto e i suoi diritti, in una forma o nell’altra. Quel che conta è il modo con cui lo si sopporta, e se si è in grado di integrarlo nella propria vita, e insieme di accettare ugualmente la vita.

Albarispondi
25/01/2018 a 4:10 pm

Voi, strappandomi i mari, la rincorsa, lo slancio
e dando al piede il sostegno di una terra forzata
che avete escogitato? Un calcolo sagace:
il moto delle labbra non può venir sottratto.

O. Mandel’stam

ninarispondi
23/01/2018 a 11:39 pm

Bella perplessa e amara poesia,sembra di vedere la mano che la scrive
a caratteri minuti.Come una lettera che si avrebbe voluto spedire prima

Valeria Dell’Annarispondi
23/01/2018 a 7:29 pm

Come se bastasse tagliare un filo, perchè “le cose più importanti” non facessero più parte della trama e, perdendo ogni relazione con il resto, potessero cadere nell’ombra per perdere anche la forza morale racchiusa nel loro significato. “Le cose importanti” non sono mai proporzionate alla pena che infliggono quando perdono il contatto con la ragione.

est-ovestrispondi
23/01/2018 a 6:55 pm

Ogni genocidio assomiglia a un altro.La Shoah rimane il genocidio _più perfetto_
Oggi ci si interroga,con grande inquietudine,sul nodo Palestina-Israele.
Le scelte di Trump e di Netanyahu fanno tremare le vene e i polsi

ambrarispondi
23/01/2018 a 2:29 pm

Molto bella questa poesia! Posso sapere di chi è?

Giuseppe Fiordororispondi
23/01/2018 a 2:05 pm

Cercare “Him” di Maurizio Cattelan: Hitler in ginocchio davanti al filo del balcone…

Elesrispondi
23/01/2018 a 11:53 am

Parole che nutrono la memoria

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